Mentre la città si blindava e l'isteria penetrava nella cronaca giornalistica, l'attentatore, un 18enne, aveva già ucciso 9 persone, ferite 16 ed aveva provveduto a togliersi la vita. Il tutto con una semplice pistola, non armi d'assalto automatiche, come scritto nel corso della serata.
di Lorenzo Carchini
Dieci morti e 16 feriti nella strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera tra un ristorante McDonald's e un affollato centro commerciale a nord della città. A sparare, ha annunciato in nottata dalla polizia, è stato un ragazzo di 18 anni, nato e cresciuto in Baviera, ma di origini iraniane. Ha ucciso 9 persone e poi si è sparato.
Si riduce a questa spigliata cronaca la strage avvenuta ieri nella metropoli bavarese, messa in ginocchio da un ragazzo, ma anche e soprattutto dall'incapacità della stessa polizia e dell'intero circuito mediatico di non diffondere il panico nella popolazione.
Il verbo del terrorismo si è ormai così diffuso e radicato da diventare fenomeno isterico di massa, alchimia fondamentale di estremismo ed isolamento sociale, rancore e crisi d'identità.
Dall'altra parte, ci siamo noi. Rassegnati a vedere minacce dietro ogni angolo, dallo stadio di calcio al supermarket, dall'aeroporto alla fermata della metropolitana, dallo spettacolo della festa al concerto, dal museo alla spiaggia. Una rassegnazione che si rafforza giorno dopo giorno, a mano a mano che il terrorismo, sia esso di matrice islamica che frutto della semplice lucida follia dell'individuo, colpisce.
Il resto è confusione. La paura si è riversata ad ondate dalla periferia al centro, ed i primi ad esserne stati coinvolti sono state le stesse Forze dell'Ordine. "Ci hanno detto che stavano sparando delle raffiche, avendo in mente quello che è accaduto in Europa, abbiamo preso qualunque misura", fanno sapere dalla polizia regionale, a dimostrazione che anche coloro che dovrebbero garantire la sicurezza con le doti della fermezza e della calma, hanno agito precisamente sotto le pressioni isteriche che stanno attanagliando la debole Europa.
Il celebre antropologo Zygmunt Bauman, ha definito questo fenomeno come "paura liquida": figlio delle incertezze del declino, della scomposizione e della scomparsa dell’organizzazione economica, sociale, e anche politica, che andava sotto il nome di "fordismo", da intendersi come il sostrato industriale che reggeva l’intero edificio.
Tutta la fenomenologia della paura si riaffaccia così nei diversi segmenti della vita sociale degli ultimi decenni: il terrorismo, la criminalità della vita urbana, le tendenze a recintare la comunità di apparati di sicurezza, i rischi ambientali e della salute.
"Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza, alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c'è da fare", scriveva Bauman in "Paura liquida", quello che è successo ieri a Monaco ne è stata la perfetta dimostrazione.
di Lorenzo Carchini
Dieci morti e 16 feriti nella strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera tra un ristorante McDonald's e un affollato centro commerciale a nord della città. A sparare, ha annunciato in nottata dalla polizia, è stato un ragazzo di 18 anni, nato e cresciuto in Baviera, ma di origini iraniane. Ha ucciso 9 persone e poi si è sparato.
Si riduce a questa spigliata cronaca la strage avvenuta ieri nella metropoli bavarese, messa in ginocchio da un ragazzo, ma anche e soprattutto dall'incapacità della stessa polizia e dell'intero circuito mediatico di non diffondere il panico nella popolazione.
Il verbo del terrorismo si è ormai così diffuso e radicato da diventare fenomeno isterico di massa, alchimia fondamentale di estremismo ed isolamento sociale, rancore e crisi d'identità.
Dall'altra parte, ci siamo noi. Rassegnati a vedere minacce dietro ogni angolo, dallo stadio di calcio al supermarket, dall'aeroporto alla fermata della metropolitana, dallo spettacolo della festa al concerto, dal museo alla spiaggia. Una rassegnazione che si rafforza giorno dopo giorno, a mano a mano che il terrorismo, sia esso di matrice islamica che frutto della semplice lucida follia dell'individuo, colpisce.
Il resto è confusione. La paura si è riversata ad ondate dalla periferia al centro, ed i primi ad esserne stati coinvolti sono state le stesse Forze dell'Ordine. "Ci hanno detto che stavano sparando delle raffiche, avendo in mente quello che è accaduto in Europa, abbiamo preso qualunque misura", fanno sapere dalla polizia regionale, a dimostrazione che anche coloro che dovrebbero garantire la sicurezza con le doti della fermezza e della calma, hanno agito precisamente sotto le pressioni isteriche che stanno attanagliando la debole Europa.
Il celebre antropologo Zygmunt Bauman, ha definito questo fenomeno come "paura liquida": figlio delle incertezze del declino, della scomposizione e della scomparsa dell’organizzazione economica, sociale, e anche politica, che andava sotto il nome di "fordismo", da intendersi come il sostrato industriale che reggeva l’intero edificio.
Tutta la fenomenologia della paura si riaffaccia così nei diversi segmenti della vita sociale degli ultimi decenni: il terrorismo, la criminalità della vita urbana, le tendenze a recintare la comunità di apparati di sicurezza, i rischi ambientali e della salute.
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