venerdì, agosto 22, 2014
A Gaza torna la triste conta delle vittime, dopo la ripresa del conflitto. Dal crollo della tregua, si calcolano almeno 50 morti palestinesi. Fra le vittime di oggi, quattro bambini e tre comandanti di Hamas. Decine i razzi sparati dalla Striscia verso lo Stato ebraico. Il servizio di Marco Guerra: ascolta

Radio Vaticana - L'aviazione israeliana sta conducendo attacchi incessanti a Gaza. Così riferisce Radio Gerusalemme, che parla di assalti mirati anche contro alcuni veicoli. L’obiettivo infatti sembra quello di voler colpire i vertici militari di Hamas. Tre comandanti del movimento sono stati uccisi stamane. Oltre diecimila palestinesi hanno preso parte ai loro funerali e un portavoce del movimento ha detto che “Israele pagherà un duro prezzo”. Intanto, prosegue anche l’incessante lancio di razzi dalla striscia, nel Negev risuonano le sirene di allarme e nel villaggio di Nahal Oz è stata colpita un’abitazione provocando un ferito grave. E oggi è il giorno dell’incontro a Doha, in Quatar, tra il presidente palestinese, Abbas, e il leader di Hamas, Khaled Meshaal, quest’ultimo ha precisato che è stata rifiutata la proposta di tregua egiziana non il ruolo di mediazione svolto dall’Egitto. Per un’analisi sulla ripresa del conflitto e il fallimento dei colloqui, abbiamo raccolto il commento di Alessandro Colombo docente di relazioni internazionali all’Università degli Studi di Milano: ascolta

R. – Non c’è una vera, nuova fase. Questa ennesima crisi è il prodotto, in realtà, di un disfacimento del tessuto negoziale in Medio Oriente, che non è una disgregazione avvenuta nelle ultime settimane e neppure negli ultimi mesi. Lo scoppio di questa nuova crisi, in realtà, era previsto da tutti gli osservatori. Noi possiamo discutere sull’innesco della guerra, ma le cause profonde erano già tutte presenti. Ecco perché le richieste delle due parti sono richieste assolutamente inconciliabili.

D. – L’Autorità nazionale palestinese, però, aveva avviato un processo di riunificazione con Hamas prima di questa crisi. Quindi, Israele da adesso in poi, se dovrà trattare con il presidente Abbas, dovrà farlo anche con Hamas. Questo come si può conciliare?

R. - Israele prima dello scoppio di questa guerra aveva già posto come condizione il fatto che il governo di unità nazionale non si facesse e questo è in linea di continuità, in realtà, con la politica israeliana degli ultimi venti anni: prima Arafat, poi Hamas, vincitore dell’elezioni del 2006, e adesso il governo di unità nazionale palestinese. Il problema di Israele è che di volta in volta non riconosce la legittimità delle leadership palestinesi. In questa condizione, è chiaro che non si può negoziare.

D. – Ecco, quindi, al momento è impossibile attendersi tregue durature...

R. – In questo momento, il massimo che si possa ottenere è qualche tregua sul terreno, sperando che possa essere prolungata. Le cause di fondo del conflitto, però, purtroppo restano. E non dimentichiamoci che la causa di fondo del conflitto è un’occupazione che dura dal 1967, e che è contraria, da tutti i punti di vista, al diritto internazionale.

D. – Sembra ci sia una sorta di radicalizzazione tra le parti. Il governo israeliano ha elementi di estrema destra e ormai sul fronte palestinese emerge Hamas...

R. – Se noi confrontiamo le parti di oggi con le parti dell’inizio degli anni Novanta, ci troviamo un Israele infinitamente più radicalizzato e, naturalmente, anche una leadership palestinese infinitamente più radicalizzata, senza dimenticare che la leadership palestinese dell’inizio degli anni Novanta venne a sua volta e continuamente accusata di essere una leadership terroristica. In altre parole, quello che oggi Israele rimprovera ad Hamas, veniva rimproverato, quasi negli stessi termini, ad Arafat a metà degli anni Novanta.


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