venerdì, luglio 08, 2016
Il test sulla provetta B del campione prelevato il 1° gennaio conferma la presenza di steroidi anabolizzanti. Immediata la squalifica della Iaaf. I legali continueranno a seguire la tesi dell'inquinamento esterno della provetta, ma Rio è saltata.

La Iaaf, la federazione internazionale di atletica leggera, ha sospeso con effetto immediato il marciatore azzurro Alex Schwazer. Lo si apprende da ambienti dell’atletica leggera mondiale. L’altoatesino era risultato positivo ad un controllo antidoping effettuato a inizio anno e la notizia era stata resa nota nelle scorse settimane. Fine della corsa per il marciatore, finito nuovamente nel baratro del doping dopo la squalifica di 3 anni e mezzo ed il ritorno alle corse nel maggio scorso.

L'esito del controllo a sorpresa del 1° gennaio aveva dato esito negativo, come i numerosi controlli effettuati anche privatamente, ma i risultati erano stati poi inseriti all'interno del passaporto biologico. Si sarebbero così evidenziate alcune criticità circa la presenza di steroidi, comparati ai suoi personali.

Occorreva verificare se certi livelli fossero organici al corpo dell’atleta, quindi propri della persona, oppure indotti da sostanze. Da queste seconde analisi risultò la presenza di testosterone sintetico, cioè prodotto a seguito dell’utilizzo di sostanze esterne.

Il caso sembra ormai chiuso, almeno quanto le speranze dell'atleta di partecipare alle prossime Olimpiadi di Rio. Tuttavia, proseguirà la battaglia legale, con la difesa al lavoro per chiedere una sospensiva d'urgenza del procedimento.

Il punto, secondo il legale, resta il fatto che la positività al testosterone, rilevata nel campione di urine prelevato al marciatore altoatesino il 1 gennaio, è stata testata e comunicata all'interessato con ritardo. Cinque mesi trascorsi prima di effettuare il test, con risultati arrivati il 13 maggio, ma comunicati a Schwazer solo il 21 giugno, quindi altre cinque settimane dopo: "Siamo molto molto convinti che ci sia qualcosa di poco trasparente".

Duro Sandro Donati, storico paladino della lotta al doping, che tuona: "I responsabili di questo omicidio sportivo devono essere ricercati all'interno della struttura della Iaaf".


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