sabato, luglio 30, 2016
Ad Aleppo, da due giorni, i terroristi di al Nusra e le altre formazioni combattenti islamiste radicali sono circondati. Assad ha ratificato un'amnistia per tutti coloro che rinunceranno alla lotta armata, e sceglieranno il negoziato internazionale e le libere elezioni. Tuttavia, l'occidente e gli alleati del Golfo premono perchè i propri mercenari abbiano la meglio (nonostante questi condividano con Isis la stessa matrice ideologica salafita).

                                               di Patrizio Ricci 

L'esercito arabo siriano (SAA) ha preso il quartiere Bani Zeid di Aleppo Est. I progressi dei scorsi giorni avevano consentito ai governativi di arrivare in prossimità della 'Castillo Road' , strada di accesso per la zona di Aleppo occupata dalla coalizione di ribelli al Fatah Halab, guidata dai jiadisti di al Nusra.
L'operazione è stata lanciata da SAA in concomitanza di un attacco sferrato da Fatah Halab contro il quartiere curdo Sheikh Maqsoud. Il contrattacco dalla milizia curda Unità di Protezione Popolare (YPG) è stato sostenuto dall'esercito siriano che ne ha approfittato per sferrare l'attacco decisivo.

Finalmente con la conquista di Bani Zeid , gli aleppini sono sollevati dall'incubo degli ordigni esplosivi provenienti da questo quartiere. Ora le milizie islamiste alleate, guidate dal gruppo terrorista al Nusra possono scegliere se andarsene o uscire dall'enclave. Sono stati aperti 4 corridoi sicuri garantiti dalla Russia: uno è per i guerriglieri armati che possono uscire senza essere attaccati (a patto di andarsene verso nord); uno è per i guerriglieri che decidessero di arrendersi (ieri il presidente Assad ha firmato un decreto di amnistia (Decreto No.15 of 2016). Gli ultimi 2 corridoi sono per i civili. Il governo siriano sta preparando alloggi e supporto per i fuoriusciti.

Si direbbe che la situazione stia volgendo per il meglio. Ciononostante subito dopo la liberazione del quartiere Bani Zeid , si sono registrate reazioni veramente sleali,  partite proprio da chi dice di voler preservare la popolazione dalla violenza e dalla sopraffazione.
Ad esempio, il rappresentante per l'oriente di Amnesty International, ha detto che "da anni il governo siriano blocca l'ingresso degli aiuti nelle aree assediate, le sottopone quotidianamente a bombardamenti e usa la fame come arma di guerra, procurando volutamente indicibili sofferenze ai civili che vivono nelle zone controllate dall'opposizione". Ovviamente non è vero, basterebbe domandare in zona agli abitanti per capirlo; nello stesso tempo, basterebbe osservare i cecchini che sparano contro i civili per capire la moralità della parte in cui si è schierati.

Lo scetticismo americano è di chi mal sopporta l'iniziativa:  il segretario di Stato USA Kerry dice che "se l'operazione umanitaria annunciata dalla Russia per Aleppo è uno stratagemma, si rischia di distruggere gli sforzi USA-Russia per raggiungere una soluzione politica per porre fine alla guerra civile siriana". Egli ha aggiunto che se "l'operazione umanitaria" ed i ''corridoi sicuri'' annunciati dalla Russia consisteranno nello spopolare il settore est di Aleppo per indurre i combattenti ad arrendersi, la collaborazione con gli USA terminerà. Queste dichiarazioni sono un involucro vuoto: basta ripercorrere le precedenti dichiarazioni per accorgersi di come i giudizi americani siano apertamente schierati, come una delle parti belligeranti.  In tale prospettiva, il fine statunitense è chiaramente che la coalizione di estremisti radicali non si arrenda e prevalga.
Sono le  schermaglie di un mondo svogliato, i cui leader non credono più a nulla. Da anni essi  forniscono armi ed uomini agli aguzzini del popolo siriano. Ostentano sempre una pretesa superiorità morale ma sono gli stessi che affamano con le sanzioni la Siria, e la sottopongono da anni ad un gigantesco assedio. Questi benefattori che sono venuti a portare la democrazia insieme alla casa Saud, evidentemente non sono sinceri: attuano interventi ad 'orologeria' che scattano ogni qualvolta si avvicina la possibilità di una tregua o della pace.
La coalizione delle menzogne, ha destinato nella lotta al terrorismo una quantità infinitesimale di risorse rispetto a quanto ha speso  in armamenti e paghe per i terroristi. Non si tratta solo degli stati nazionali: sono sigle, nomi e soggetti, che si fanno sponda l'uno con l'altro per diffondere le menzogne.
Ogni giorno ne abbiamo le prove: la Comunità Internazionale 'a numero chiuso', è un gigantesco banco di mutua assistenza omertoso: ha taciuto del tremendo attentato  nella periferia occidentale della città di Qamishli, nel nord della Siria, come di tutti gli attacchi compiuti dalla coalizione occidentale che ha causato centinaia di morti a Manbij.

Il banco di mutua assistenza ha taciuto con la sicurezza di chi sa che nessun ostacolo gli si frappone per realizzare i propri progetti. La globalizzazione ha fatto in modo che i meccanismi dei ricatti economici e finanziari siano molto efficaci: l'arma dell'intervento umanitario ormai è una costante delle nuove guerre di aggressione.
Si è fatto lo stesso gioco anche in Libia: in quell'occasione, la Francia, la Gran Bretagna ed il sistema di alleanze della Nato si è mossa per impadronirsi delle ricchezze accumulate da Tripoli la cui colpa era di aspirare all'indipendenza e emanciparsi come soggetto politico pan-africano. Sconcertante che dopo aver lavato e risciacquato quella infamia, gli amici dei diritti umani l'abbiano ancora riproposta.
Il banco di mutua assistenza ancora tace, i media fanno da cassa di risonanza di ogni imbecillità, la distorsione dei fatti è all'ordine del giorno, anche se questo vuol dire scadere spesso nella contraddizione in termini.
In questo contesto, l'Onu agisce con estrema sudditanza nei confronti di USA e stati del Golfo. Emblematico è il recente episodio che vede l'Onu ritirare una denuncia contro Ryad per violazione dei diritti dell'infanzia: l'Onu a giugno, per non perdere i fondi che i sauditi avevano minacciato di tagliare, ha deciso di ritrattare la decisione di inserire l'Arabia Saudita nella lista nera dei Paesi che violano i diritti dei bambini nel conflitto in Yemen .

I motivi umanitari vengono invocati ma non c'entrano: sono stati usati per infiammare questa guerra non per placarla. 
L'occidente dice di essere preoccupato per l'accerchiamento di Aleppo ma il motore che lo muove è ben altro. In realtà il suo apparato di associazioni autoreferenziali, di Enti e Ong sono preoccupati per i  colloqui di pace: un cordone solido intorno alla città peserebbe non poco sulle pretese che i jihadisti possono mettere sul tavolo dei negoziati.
Altro motivo di preoccupazione è anche l'incontro che Erdogan avrà con Putin a Mosca il 9 agosto. Si discuterà di ripresa dei rapporti con la Russia ed anche della guerra di Siria. C'è un nuovo clima che non piace. Erdogan sembra che sia in procinto non solo di negare il sostegno ai terroristi ma di combattere insieme alla Russia Jabat al Nusra. E il Jerusalem Post svela che Assad e Putin si sono incontrati segretamente ed hanno hanno discusso la possibilità di un accordo globale con Israele comprese le alture del Golan.

Non sanno più cosa inventare: al Nusra,
apparendo in una TV araba, ha comunicato formalmente  che lascia al Qaeda e cambia nome, ora si chiama "Levant Conquest Front".
Tuttavia, a quando pare il leader di al Nusra, Joulani, non è un gran diplomatico e un buon comunicatore. Nel suo primo discorso dopo la rottura con al Qaeda, ha detto : "la nostra priorità principale è quella di stabilire la legge della sharia in Siria". Così persino il comando americano è stato costretto di dire che il renbranding non è credibile, in assenza di 'gesti concreti'. Probabile che però questa posizione, come sempre è accaduto, muterà.

L'occidente non tollera che la stategia militare sia quella vincente:
anche se sa benissimo che i ''pour parler'' politici non avrebbero portato a niente ma solo dato fiato ai terroristi . Ora bisogna vedere se la spregiudicatezza dei nemici della Siria e della pace non abbiano in serbo qualche altro veleno che perpetui ancora la guerra ed allontani le libere elezioni.

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