martedì, maggio 31, 2016
33 ordinanze di custodia cautelare nell'ambito di una vasta operazione antimafia nel Palermitano. Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione ai danni di imprese aggiudicatarie di appalti pubblici e altri reati aggravati dall'agevolazione del sodalizio mafioso. Sequestrati beni per 1,5 milioni di euro.

Una vasta operazione antimafia è in corso nel Palermitano. I carabinieri hanno eseguito 33 ordinanze di custodia cautelare, 24 in carcere e 9 ai domiciliari. Al centro degli arresti, i mandamenti di Trabia e San Mauro Castelverde, rispettivamente controllati dai boss Diego Rinella e Francesco Bonomo: l’operazione ha portato alla luce una serie di intimidazioni a imprenditori e politici. L'operazione è dei militari del gruppo di Monreale e della compagnia di Termini Imerese.

A coordinare le indagini il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, l'aggiunto Leonardo Agueci e i sostituti Sergio Demontis, Siro De Flammineis, Gaspare Spedale, Ennio Petrigni, Bruno Brucoli e Alessandro Picchi. Per gli accusati si ipotizzano i reati di associazione mafiosa, estorsione, furto, rapina, illecita detenzione di armi, intestazione fittizia di beni e trasferimento fraudolento di valori, aggravati dall'agevolazione del sodalizio mafioso.

Dall'indagine e le intercettazioni ne risulterebbe il ritratto di una mafia "tipica" che impone il pizzo, controlla gli appalti pubblici e condiziona la vita amministrativa dei piccoli comuni della zona orientale della provincia di Palermo, da Bagheria fino ai confini delle province di Catania e Messina .

Quattro le estorsioni ricostruite senza la collaborazione delle vittime, fra i quali quella al costruttore una scuola a Termini Imerese ed all'imprenditore che si è aggiudicato l'appalto per ristrutturare l'Ex carcere di Castelbuono.

Le indagini svelano anche la matrice dell'intimidazione subita nel 2012 dall'allora sindaco di Cerda Andrea Mendola. Gli bruciarono la macchina e lasciò l'incarico accusando di "essere stato lasciato solo" in un "clima politico insostenibile". Di politico si scopre oggi che c'era ben poco: fu la mafia a metterlo sotto pressione fino a costringerlo alle dimissioni.


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