mercoledì, luglio 10, 2013
Il magistrato calabrese di 62 anni Pietro D'Amico ad aprile aveva scelto l'eutanasia: i medici gli avevano diagnosticato un male incurabile, ma l'autopsia ora rivela che non era malato 

L'autopsia, chiesta dalla famiglia del magistrato Pietro D'Amico che ad aprile scelse il suicidio assistito in Svizzera, ha escluso che avesse una "grave e incurabile patologia, dichiarata da alcuni medici italiani". Lo ha detto il legale della famiglia. Ora la magistratura italiana dovrà accertare se i medici siano responsabili di errore medico, negligenza, imperizia e il nesso di causalità fra l'errata diagnosi e la morte di D'Amico. Anche in Svizzera si dovrà accertare se siano state rispettate tutte le norme. «D'Amico - è scritto in una nota - non era affetto da quella grave patologia che lo aveva convinto a chiedere il suicidio assistito».

È presente 1 commento

Anonimo ha detto...

Mi stupisce che una notizia come questa non abbia un'eco molto più vasta, vista la grande promotion che si sta facendo a piene pagine, alla morte assistita.La libertà di ognuno è insindacabile, è scorretto venir bombardati da notizie pilotate.

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