giovedì, maggio 09, 2013
“La verità è un incontro; è un incontro con la Somma verità: Gesù, la grande verità. Nessuno è padrone della verità. La verità si riceve nell’incontro”. E la filosofia viene in soccorso per favorire il dialogo interreligioso

di Carlo Mafera

Papa Francesco nella riflessione durante la Messa dell’8 maggio nella Casa Santa Marta, concelebrata con il card. Francesco Coccopalmerio e mons. Oscar Rizzato, ha spiegato che il Vangelo è un “annuncio”, non un modo per attirare grandi numeri alla Chiesa. E implica un “parlare con tutti”, per proclamare quella verità che non si studia “in una enciclopedia”, ma si riceve dall’incontro con Cristo. Con questo spirito l’apostolo Paolo, parlando ai greci nell’Areopago, ha cercato di “avvicinarsi di più al cuore” di chi lo ascoltava: per cercare “il dialogo”, non per imporre delle idee. Per questo la storia lo ricorda come l’Apostolo delle Genti, e per questo Paolo fu un vero “pontefice”, un “costruttore di ponti” e non di “muri”.

Bisogna imparare da Paolo questa difficile arte di costruire ponti per combattere il nemico, il diavolo, la cui etimologia viene dal verbo ‘diaballo’ che significa ‘io divido’. Sul terreno della verità ci viene in soccorso la filosofia il cui fine è l’amore non solo per la sapienza ma anche per la verità, per l’unità, per il bene o per il bello, che poi sono i cosiddetti trascendentali dell’essere. Paolo, come ogni cristiano, sa che deve seminare questo messaggio evangelico. Egli è consapevole “che l’annunzio di Gesù Cristo non è facile”, ma allo stesso tempo “sa che non dipende da lui”, che “lui deve fare tutto il possibile”, ma che “l’annunzio di Gesù Cristo, l’annunzio della verità, dipende dallo Spirito Santo”.

“La verità è un incontro; è un incontro con la Somma verità: Gesù, che è la grande verità. Nessuno è padrone della verità. La verità si riceve nell’incontro”. Tale conclusione è oramai condivisa da gran parte dei maggiori filosofi contemporanei. Primo fra tutti da Gadamer, che nel suo ‘circolo ermeneutico’ fa presente che bisogna partire dalle proprie pre-comprensioni. Ma occorre incontrare poi il testo, e cioè il pensiero dell’autore, per arrivare ad una fusione di orizzonti e quindi superare l’iniziale pre-comprensione. Questa dinamica, per così dire hegeliana, costituita dai famosi tre momenti (tesi, antitesi, sintesi), è foriera di verità.

Il soccorso della filosofia e della teologia filosofica in particolare nel dialogo interreligioso è di fondamentale importanza. Il “togliere il velo” dei pregiudizi per incontrare il testo soprattutto nei temi comuni, quali l’unicità di Dio, la Sua bontà o la Sua bellezza o proprio la Sua Verità, rappresenta il territorio da percorrere insieme alle altre religioni. L’apostolo Paolo ha agito così – ha concluso il Papa - perché questo è il modo in cui ha agito Gesù, che ha parlato con tutti: dai santi ai peccatori, dagli umili ai pubblicani, da chi lo seguiva a chi lo rinnegava. “Il cristiano che vuol portare il Vangelo deve andare per questa strada: sentire tutti!” ha insistito il Papa; soprattutto adesso che “è un buon tempo nella vita della Chiesa”.

Bisogna quindi seguire «il Gesù storico», e ciò significa condividere la sua speranza nell’avvento del Regno di Dio, che include l’amore verso gli aderenti ad altre tradizioni religiose e l’ascolto di ciò che essi hanno da dire. Dall’altro lato, la fede in Cristo, inteso come la realtà divina in quanto incarnata, e la presenza di Cristo nel mondo devono ricordarci la nostra finitudine, spezzare la nostra tendenza a pensare che le nostre opinioni siano definitive e adeguate e permetterci di imparare dagli altri, qualunque verità abbiano da offrirci, e di integrarla con le intuizioni e la saggezza che abbiamo imparato della nostra eredità cristiana.

La conclusione del Papa è quindi incisiva: “I cristiani che hanno paura di fare ponti e preferiscono costruire muri sono cristiani non sicuri della propria fede, non sicuri di Gesù Cristo". L’esortazione è dunque che ogni cristiano segua l’esempio di Paolo e inizi "a costruire ponti e ad andare avanti". “Quando la Chiesa perde questo coraggio apostolico – ha concluso il Santo Padre - diventa una Chiesa ferma, una Chiesa ordinata, bella, ma senza fecondità, perché ha perso il coraggio di andare alle periferie, qui dove sono tante persone vittime dell’idolatria, della mondanità, del pensiero debole…”.

Sono presenti 0 commenti

Inserisci un commento

Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.



___________________________________________________________________________________________
Testata giornalistica iscritta al n. 5/11 del Registro della Stampa del Tribunale di Pisa
Proprietario ed Editore: Fabio Gioffrè
Sede della Direzione: via Socci 15, Pisa