mercoledì, marzo 23, 2022
Scontro con gli Usa sulle isole Spratly, da dove ogni anno passano circa 5 miliardi di dollari di merci.

GreenReport - Il 20 marzo il comandante Usa per l’indo-pacifico, l’ammiraglio John C. Aquilino ha denunciato la completa militarizzazione di alcune isole artificiali costruite dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale. Aquilino lo ha constatato di persona partecipando a una ricognizione aerea sulle isole che sono state realizzate o ampliate dai Cinesi in un’area rivendicata anche da altri Paesi asiatici.

Il Global Times, il giornale internazionale cinese molto vicino al regime comunista, scrive che quella dell’ammiraglio statunitense è un’iniziativa che secondo gli analisti cinesi «Potrebbe essere una farsa politica che tenta di copiare la crisi ucraina nell’Asia-Pacifico, radunando alleati, partner e altri Paesi della regione per affrontare la Cina».

Secondo Aquilino , «La Cina ha completamente militarizzato almeno tre delle numerose isole che ha costruito nel Mar Cinese Meridionale armandole con sistemi missilistici antinave e antiaerei, laser e equipaggiamenti jamming e caccia, con una un’iniziativa sempre più aggressiva che minaccia tutte le nazioni che operano nelle vicinanze».
La ricognizione aerea di Aquilino e dei giornalisti al seguito si è svolta vicino alle isole Spratly (Nansha in cinese, Nánshā Qúndǎo in pinyin; Quần Đảo Trường Sa in vietnamita, Kapuluan ng Kalayaan, in tagalog) comprese le barriere coralline Meiji, Zhubi e Yongshu, rivendicate e parzialmente occupate da Cina, Vietnam, Filippine, Malaysia, Brunei e Taiwan. L’aereo statunitense è stato ripetutamente avvertito dai militari cinesi di aver sconfinato illegalmente nel territorio cinese e avrebbe dovuto allontanarsi

Aquilino ha poi dichiarato che l’obiettivo principale degli Stati Uniti nella regione è quello di prevenire la guerra attraverso la deterrenza e promuovere la pace e la stabilità, ma ha aggiunto che «Gli Stati Uniti sono pronti a combattere e vincere se la deterrenza fallisce» E Aquilino non è uno qualsiasi: guida il più grande Comando Usa con 380.000 militari e civili presenti in 36 Paesi e territori.

Ding Duo, vicedirettore del Centro di ricerca per la legge e la politica sugli oceani dell’Istituto nazionale cinese per gli studi sul Mar Cinese Meridionale, ha detto al Global Times che «Le isole Nansha e le acque adiacenti sono territori cinesi e la Cina ha la sovranità su di esse. E’ diritto della Cina costruire le strutture necessarie sul proprio territorio per salvaguardare la sovranità e l’integrità territoriale, proprio come fa qualsiasi altro Paese».

Tesi respinte da Aquilino che ha evidenziato che «Queste azioni di Pechino contrastano con le promesse del presidente cinese Xi Jinping di non trasformare le isole artificiali in basi militari. Penso che negli ultimi 20 anni abbiamo assistito al più grande accumulo militare dalla seconda guerra mondiale da parte della Cina. Hanno incrementato tutte le loro capacità e quell’accumulo di armi sta destabilizzando la regione»

Quanto alle dichiarazioni di Pachino che si tratterebbe solo di opere difensive che mirano a proteggere i diritti sovrani della Cina, l’ammiraglio statunitense ribatte che «La funzione di queste isole è quella di espandere la capacità offensiva della Cina oltre le sue coste continentali, con la quali possono pilotare caccia, bombardieri e tutte le capacità offensive dei sistemi missilistici. Qualsiasi aereo militare o civile che sorvola l’arcipelago Spratly potrebbe facilmente entrare nel raggio dei sistemi missilistici cinesi».

Per Ding, «Chi ha spinto di più per la militarizzazione nel Mar Cinese Meridionale sono gli Stati Uniti, poiché l’esercito americano ha condotto spesso operazioni militari nel Mar Cinese Meridionale anche se il Paese è lontano dalla regione. Non è ragionevole che gli Stati Uniti impediscano alla Cina di schierare strutture militari difensive sul proprio territorio, mentre allo stesso tempo gli Stati Uniti inviano quotidianamente navi da guerra e aerei da guerra alle porte della Cina nel Mar Cinese Meridionale».

Fu Qianshao, un esperto militare cinese, ha detto al Global Times che «Queste attività provocatorie degli Stati Uniti potrebbero raccogliere informazioni sull’Esercito Popolare di Liberazione, preparando anche gli Stati Uniti a un potenziale conflitto militare con la Cina. E’ necessario che la Cina realizzi adeguate costruzioni per salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e l’integrità territoriale, e gli Stati Uniti non hanno il diritto di fare osservazioni irresponsabili su questo. Gli Stati Uniti hanno fatto di Guam la più grande base militare insulare del mondo e hanno costruito anche molte basi militari in Paesi come il Giappone e la Corea del Sud».

Ma perché questi piccoli atolli e scogli, che il mare del cambiamento climatico probabilmente farà scomparire in poche decine di anni, sono così importanti per i cinesi, gli americani e gli altri Paesi che li rivendicano? Perché nei loro fondali ci sono giacimenti di gas e petrolio, sono ricchi di pesce e, soprattutto, sono una delle porte del Mar Cinese Meridionale, attraverso il quale ogni anno passano circa 5 miliardi di dollari di merci.

Per Ding. «Gli Usa stanno usando la rouge logic e applicano doppi standard, il che non ha senso. Nonostante la crisi ucraina in corso, gli Stati Uniti stanno ancora esaltando la situazione nel Mar Cinese Meridionale, il che riflette il fatto che gli Usa hanno messosaldamente gli occhi sulla regione indo-pacifica. Oltre alle crescenti attività militari statunitensi nel Mar Cinese Meridionale, comprese esercitazioni, operazioni di ricognizione e scambi militari con i Paesi della regione, gli Stati Uniti potrebbero anche tentare di creare problemi nell’opinione pubblica internazionale e in campo diplomatico».

Poi la presunta neutralità cinese sulla guerra ucraina va a farsi benedire: «Potrebbe essere proprio come quello che gli Stati Uniti hanno fatto con l’Ucraina – dice Ding – in quanto potrebbero cercare una testa di legno nella regione per guidare il fronte per affrontare la Cina, con altri che lo seguiranno».

E un altro un altro esperto militare cinese ha detto al Global Times che «Volando personalmente nel Mar Cinese Meridionale con i giornalisti, Aquilino sta mettendo in scena una farsa politica per attirare l’attenzione e aumentare di nuovo le tensioni nella regione dopo che il mondo ha spostato lo sguardo sull’Europa».
Fu ha sottolineato che «La Cina deve prestare molta attenzione alla situazione e non deve permettere agli Stati Uniti di copiare la crisi ucraina nel Mar Cinese Meridionale. La situazione nella regione, nonostante la sua complessità, è stata relativamente stabile di recente».

Dopo aver fatto intervenire gli esperti, ieri ha parlato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, mandando a dire ad Aquino che «Naturalmente, un Paese sovrano ha il diritto di dispiegare le necessarie strutture di difesa sul proprio territorio. E’ coerente con il diritto internazionale e irreprensibile che la Cina lo faccia».

Poi Wang ha accusato Washington di «Minacciare seriamente la sovranità e la sicurezza dei Paesi rivieraschi e di minare il buon ordine e la sicurezza della navigazione. Gli Stati Uniti hanno rafforzato il dispiegamento militare intorno al Mar Cinese Meridionale negli ultimi anni e hanno spesso inviato navi da guerra su larga scala e aerei militari per scopi provocatori».

Wang ha concluso esortando gli Usa a «Svolgere un ruolo costruttivo nel mantenimento della pace e della stabilità regionale, invece di seminare discordia e mostrare muscoli nel Mar Cinese Meridionale».


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