venerdì, maggio 26, 2017
Salman Abedi, l'attentatore suicida di Manchester, si preparava ad agire da almeno ''un anno''.

Radio Vaticana - Lo scrive la stampa britannica secondo cui, nonostante i nuovi arresti tra ieri e stamattina, alcuni complici sarebbero ancora a piede libero. Intanto le autorità britanniche hanno ripreso a condividere le informazioni con gli Stati Uniti sull'attacco terroristico, dopo che Londra aveva denunciato una fuga di notizie oltre oceano. E dalle indagini emerge il collegamento tra Abedi e una rete internazionale legata al mondo jihadista: la carica esplosiva usata sarebbe la stessa degli attentati di Parigi e Bruxelles. Francesca Sabatinelli ha intervistato Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’estremismo alla George Washington University: ascolta

R. – E’ chiaro che Salman Abedi era ben integrato in una rete internazionale di soggetti legati al mondo jihadista. La sua storia nasce a livello famigliare: già il padre era membro di un gruppo libico, che sin dagli anni ’90 era legato ad al-Qaeda. Quindi, in un certo senso, Salman Abedi, “beve l’ideologia jihadista con il latte materno”. È chiaro poi che negli ultimi tempi sviluppa dei contatti propri, i dettagli non sono ancora pubblici e probabilmente non sono neanche noti alle varie intelligence, contatti legati maggiormente al mondo dello Stato islamico, quindi meno alla galassia di al Qaeda, anche se comunque tra i due gruppi esistono dei momenti di contiguità. Inizia poi un percorso di radicalizzazione molto veloce, stabilisce questi contatti chiaramente anche operativi, vuoi in Libia, vuoi in Siria, vuoi con altri soggetti in Europa, questo è difficile al momento da dire, e con qualche aiuto esterno chiaramente decide di compiere l’attentato di Manchester.

D. - Quanto sono credibili rivendicazioni come quella fatta dallo Stato islamico alcune ore dopo l’attentato?

R. - Difficile dirlo perché lo Stato islamico ha spesso rivendicato eventi con i quali non aveva nulla a che fare e, al tempo stesso, rivendicato altri nei quali invece era direttamente coinvolto o dei quali era a conoscenza, perché una dinamica abbastanza normale è quella di attentato compiuto da soggetto non legato operativamente allo Stato islamico che però spesso, via internet, comunica ai propri referenti e allo Stato islamico, magari soggetti che non ha mai visto faccia a faccia e con i quali comunque è in contatto attraverso piattaforme Social, le intenzioni di compiere un attentato. Quindi in un certo senso lo Stato islamico lo sa solo prima, non è coinvolto nella pianificazione e poi chiaramente una volta compiuto l’attentato, lo rivendica e lo fa proprio. Questa è un arma che porta due vantaggi: all’attentatore, perché non è più solamente il gesto di un soggetto isolato ma si sente parte di un jihad globale, di un movimento globale, e anche allo Stato islamico al quale permette, con un investimento minimo, di avere un ritorno massimo. Questa è una dinamica abbastanza comune. Se questo è ciò che è successo in questo caso, oppure se Abedi fosse collegato anche a livello operativo allo Stato islamico, lo vedremo probabilmente nei prossimi giorni. Bisogna vedere chi abbia confezionato un ordigno esplosivo ben fatto, potente, se sia stato il ragazzo stesso o, come gli investigatori ritengono probabile, sia stato qualcun altro. 

Se questa persona fosse in Inghilterra o comunque in Europa, è chiaro che sarebbe una dinamica molto preoccupante. Al momento, almeno pubblicamente, non è dato saperlo.


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