martedì, ottobre 18, 2016
Ieri la UE ha deciso nuove sanzioni contro la Siria, precisamente "contro individui e entità che sostengono il regime in Siria". Le nuove misure restrittive che si aggiungono a quelle già esistenti, entreranno in vigore tra due o tre settimane.

di Patrizio Ricci

Sono stati vani i ripetuti appelli della Società civile che si sono succeduti negli ultimi anni, compreso quelli dei vescovi siriani (l'ultimo è di agosto 2016) e quello sostenuto dal premio Nobel Mairead Maguire per far cessare l'embargo che colpisce soprattutto la popolazione civile. E' un'evidenza abbondantemente motivata e documentata ma è irresponsabilmente ignorata da chi è investito dell'autorità dei processi decisionali.

La risposta del potere alle giuste istanze è il  fastidio. Nè la Ue, nè i governi nazionali ritengono ormai di dover dare alcuna risposta alle numerose interrogazioni parlamentari ed iniziative portate dalla società civile; per ultime quelle della Lega e del M5S.  L'atteggiamento di non curanza ed il disprezzo per gli effetti che le sanzioni hanno sul popolo siriano, erano già molto chiari, quando qualche mese fa, i ministri degli esteri UE erano stati chiamati a discutere il rinnovo delle stesse. Ebbene, in quell'occasione, i responsabili della UE optarono per il rinnovo automatico, esprimendo il proprio consenso senza alcuna discussione (sembra via posta elettronica).

Questo nuovo provvedimento lascia veramente esterefatti anche per un'altra ragione che attiene alla dignità ed alla lealtà: solo pochi giorni fa la Commissione Esteri del Senato aveva sentito la stringente testimonianza del vescovo cattolico maronita di Aleppo Joseph Tobji e tutti i commissari senatori si erano mostrati solidali alla sua stringente testimonianza che conteneva la richiesta della fine delle sanzioni. Orbene, sappiamo che per non rinnovare le sanzioni o almeno, per non inasprirle, basta solo il voto contrario di un solo rappresentante di un paese membro: è un particolare eloquente della statura morale di chi muove i bottoni a Bruxelles.
Oggi la storia si ripete, raggiungendo nuovi traguardi:  i rappresentanti dei dicasteri degli esteri, sordi alla evidenza dei fatti, hanno deciso un ulteriore inasprimento delle sanzioni contro 'individui ed entità' che sostengono 'il regime siriano'. Nel documento stilato alla fine della riunione, si legge che "L'UE agirà in 'modo rapido e secondo le procedure specifiche", con "l'obiettivo di introdurre ulteriori misure restrittive nei confronti di persone e organizzazioni in Siria, che sostengono il regime". Si specifica che le sanzioni dureranno "fino a quando la repressione continua".

Le sanzioni saranno in vigore tra due o tre settimane: il tempo tecnico per dettagliarle. Esse comprendono ulteriori restrizioni sulle attività bancarie UE nelle zone governative, l'allargamento dell' embargo sul commercio di tecnologie 'a duplice uso', così come i veicoli e le attrezzature per il monitoraggio o il blocco delle comunicazioni telefoniche e di Internet. Inoltre, ulteriori 200 persone e 70 società in Siria saranno inclusi nella 'lista nera' redatta  dalla UE. E' sconcertante che le ultime sanzioni prevedono anche l'embargo sul commercio dell'olio. Non si capisce onestamente cos'altro ci sia ancora da inventare per rendere ancora più dure le privazioni a cui si sta sottoponendo la popolazione siriana. Tali disagi si aggiungono alla disoccupazione pressochè totale e alla svalutazione della moneta siriana.

Il documento dice inoltre che "tutti i responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità compiuti in Siria devono essere portati davanti alla giustizia, compresi coloro che commettono crimini contro i gruppi etnici e le minoranze religiose".  Noterete che a differenza del plurimenzionato 'regime' siriano, si omette di dire chi siano i responsabili di questi 'crimini'. L'impressione che se ne ricava è che le stesse persone destinatarie delle sanzioni ed entità si identifichino con i responsabili dei crimini di guerra.

In definitiva, si tratta di un documento iniquo che comincia male e  finisce all'insegna della malafede: i ministri degli esteri dei 28 paesi dell'Unione Europea hanno relegato la lotta contro l'organizzazione terroristica "Stato islamico" (IG, vietato in Russia) all'ottavo e l'ultimo paragrafo della dichiarazione sulla Siria; ritenendo evidentemente che questa problematica abbia minore importanza rispetto all'eliminazione dell'odiato 'regime di Assad'.


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