lunedì, dicembre 15, 2014
Il premier israeliano oggi a Roma per un incontro con il segretario di Stato americano John Kerry e con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi. Per convincerli che la risoluzione per il ritiro israeliano dai Territori occupati entro due anni favorirà solamente il terrorismo 

Roma, NenaNews - Lo chiama “assalto diplomatico”, il tentativo da parte palestinese di porre fine all’occupazione e di far valere il diritto internazionale, e vuole “respingerlo” così come “con successo, abbiamo resistito e respinto gli attacchi” dell’estremismo islamico. Così il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in visita oggi a Roma per incontrare il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e il segretario di Stato americano John Kerry, risponde all’iniziativa dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) di presentare una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi entro due anni.

“Israele – ha dichiarato Netanyahu prima di volare a Roma – non accetterà i tentativi di dettare mosse unilaterali, mosse che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza del Paese e non porterebbero sicuramente la pace”. La mossa di cui parla il premier israeliano è una bozza di risoluzione redatta dai palestinesi fatta circolare dalla Giordania all’inizio del mese tra i membri del Consiglio di Sicurezza, che chiede il ritiro di Israele dai Territori occupati entro il novembre 2016. Una risoluzione che, spera la delegazione palestinese, verrà messa ai voti dei quindici membri mercoledì prossimo.

Forte di un altro riconoscimento simbolico – dopo quello di Spagna, Francia e Gran Bretagna, oltre che di quello ufficiale del governo svedese – da parte del parlamento irlandese e dalla prossima discussione e votazione del Parlamento Europeo, lo Stato di Palestina tenta di nuovo la via del riconoscimento pieno attraverso il diritto internazionale, lo stesso che nel 1947 sancì la nascita dello Stato di Israele. Una mossa che, dal suo primo tentativo nell’ottobre del 2011 ha incontrato il favore dell’Assemblea generale ma il rifiuto del Consiglio di Sicurezza grazie alle minacce di veto e alle pressioni degli Stati Uniti sugli altri membri. Neanche questa volta si presagisce un successo, dal momento che la proposta è stata già bollata come “squilibrata” dai diplomatici occidentali e che Francia, Gran Bretagna e Germania hanno già annunciato la preparazione di una bozza alternativa per far ripartire i negoziati e chiuderli in due anni.

Israele, invece, forte delle sue ultime mosse unilaterali – continuo ampliamento delle colonie nei Territori occupati e disegno di legge sullo “Stato della Nazione Ebraica” – gioca tranquillamente la carta del terrorismo internazionale. “Israele – ha affermato Netanyahu nel corso di una riunione ministeriale – è un’isola in mezzo all’estremismo islamico che inonda il Medio Oriente. Finora abbiamo resistito e respinto con successo gli attacchi e così faremo con l’assalto diplomatico che, attraverso una decisione dell’Onu, vuole farci ritirare alle frontiere del 1967 in due anni. Dirò a Kerry e a Renzi che Israele respinge i tentativi di assalti diplomatici per costringerci a un ritiro [...] che porterebbe estremisti islamici nei sobborghi di Tel Aviv e nel cuore di Gerusalemme”. Scontato dire che Renzi e Kerry, fedeli alleati di Netanyahu, lo sosterranno. Come è scontato prevedere che, mantenendo la strategia dell'”inflessibilità contro il terrorismo”, il premier israeliano è sia sulla buona strada per accaparrarsi molti più voti di quanti i sondaggi gli attribuiscano alle elezioni anticipate di metà marzo.

della redazione


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