sabato, luglio 06, 2013
"La Santa Sede ha avuto un ruolo attivo nella mediazione e nella realizzazione del Trattato firmato il 28 giugno scorso alla Conferenza di Marrakech dell’Organizzazione mondiale per la proprietà intellettuale (Wipo) e che risponde ai diritti di quasi 300 milioni di persone"

Radio Vaticana - E' quanto sottolinea mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Ufficio Onu di Ginevra, in merito al nuovo strumento giuridico internazionale creato per facilitare l’accesso ad ogni tipo di pubblicazione da parte degli ipovedenti. Al microfono di Gabriella Ceraso lo stesso mons. Tomasi spiega l'importanza del Trattato in due novità in esso contenute:
R. - Questo nuovo Trattato ha la sua importanza nella novità del fatto che per la prima volta nel campo della proprietà intellettuale, dei diritti d’autore, del copyright, si riesce a fare una eccezione che dà spazio ai diritti umani, al diritto delle persone con disabilità visive permanenti ad avere accesso a tutto quello che è stampato senza che ci sia la necessità di pagare i diritti di autore quando questi testi vengono trasformati in prodotti audio. Poi il fatto che si fa un’eccezione al diritto d’autore mostra che anche la conoscenza, la scienza, le nuove scoperte, hanno un’ipoteca sociale.

D. - Lei ha parlato proprio per queste persone addirittura di una carestia di libri…
R. - Solo il cinque per cento delle opere pubblicate sono disponibili in formati braille o in forma di audiolibri. Questa percentuale viene ridotta all’uno per cento nei Paesi meno avanzati. Non c’è la materia prima per favorire la formazione, la crescita umana spirituale di queste persone. Con questo trattato, questa carestia di libri viene chiusa e adesso si tratta di favorire la ratifica di questo trattato al più presto. Io spero che le Chiese locali diano una mano nel senso di far conoscere e di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’utilità di questa misura, di questo strumento nuovo e internazionale. Occorrono 20 ratifiche perché il trattato diventi effettivo.

D. - Quindi questo trattato è sinonimo di crescita di qualificazione di queste persone, di più partecipazione alla vita sociale…
R. - Si tratta esattamente di questo e allo stesso tempo di riconoscere che il trattato è molto equilibrato, che non nega la protezione del diritto d’autore quale strumento di promozione della cultura, della creatività. Infatti, anche gli editori, le associazioni degli editori, alla fine sono state soddisfatte. Quindi direi che è stato un passo che può servire come lezione per far vedere che quando c’è la buona volontà, da tutte le parti che stanno negoziando, di essere al servizio di categorie bisognose, si può arrivare, attraverso il sistema multilaterale, a conclusioni che hanno un impatto positivo e benefico per tutti.

D. - La Santa Sede ha avuto un ruolo specifico a livello di sensibilizzazione e proprio di input in questo trattato?
R. - Negli ultimi quattro anni la Santa Sede è stata impegnata in una maniera diretta nel “core group” dei Paesi che volevano arrivare a una conclusione positiva. Questa partecipazione e questo contributo attivo ed efficace sia nella mediazione, sia nel tener viva la dimensione umanitaria del trattato stesso, è stata riconosciuta anche pubblicamente.


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