Sta per essere pubblicato un interessante volume e un cd dal titolo Musica contro le mafie, a cura di Gennaro De Rosa e Marco Ambrosi. Una sfilata di nomi della scena rock, folk e cantautorale per un progetto che unisce forma e contenuto, ma anche ricerca di verità e voglia di giustizia.
Città Nuova - Certo, la lotta alla mafia è fatta di gesti e di azioni molto più che di parole. Ma a volte servono anche quelle. Specie se a scriverle sono artisti di certificato talento, sensibilità e credibilità. In questo senso ci fa molto piacere segnalare la bella iniziativa dell’editore Rubettino e della label discografica Mk Records che a giorni pubblicheranno un volume+cd intitolato Musica contro le mafie, a cura di Gennaro De Rosa e Marco Ambrosi.
Non aspettatevi pop star da supermercato, ma una bella sfilata di alcuni fra i più bei nomi della nostra scena rock, folk e cantautorale. Il risultato è un gustoso pinzimonio di note e di parole confezionato col preciso intento di contribuire a sensibilizzare e a tener alta l’attenzione su una delle peggiori piaghe dell’Italia di quest’ultimo secolo; una tragedia che solo la determinazione e l’impegno sul campo di molti può far sì che non venga definitivamente bollata come “endemica”.
Belle canzoni, certo – come E lui cantava scritta dai Marlene Kunz su testo dell’indimenticabile Peppino Impastato, o come Terra in bocca, registrata del vivo dai Giganti al Premio Borsellino –, ma anche riflessioni sociologiche o emotive sul tema, frammenti di ricordi, schizzi poetici, o semplici telegrammi d’incoraggiamento come quelli di Eugenio Finardi, Roy Paci, e Simone Cristicchi. In tutto sessanta artisti, spaziando da band barricadere come i Modena City Ramblers, a cantautori intimisti come Sergio Cammariere, grandi firme del folk-pop d’autore come Teresa De Sio e stelle del rap dialettale come Raiz, e ancora, avanguardisti come gli YoYo Mundi, Marta sui Tubi o i Sud Sound System, fino a guasconi nazional-popolari come Er Piotta e Paolo Belli. Parole di rabbia e di speranza, irrorate di passione e dalla voglia di non rassegnarsi alla desolazione che le cronache continuano a scodellarci quotidianamente. Perché lo sappiamo tutti che il più efficace antidoto al degrado e alla malavita passa innanzi tutto attraverso una cultura di valori e di idee, unitamente a un rinnovato amore per le regole del vivere comune.
I proventi andranno all’Associazione Libera, da anni in prima linea in questa battaglia: «La liberazione dalle mafie, e da tutte le forme di corruzione e malaffare che le fiancheggiano – scrive don Luigi Ciotti nell’introduzione – passa innanzi tutto attraverso un grande cambiamento culturale. Ma grande significa anche "corale". È una grande canzone quella del cambiamento. Una canzone che ha un ritmo e una melodia comuni, ma che lascia spazio a una libera interpretazione: ciascuno può e deve metterci le proprie parole, le parole del proprio impegno, della propria responsabilità. Non un testo allora, ma un "con-testo". Un contesto in cui tutti possono essere attori».
Quasi superfluo aggiungere che, tra questi tutti di cui parla don Ciotti, gli artisti hanno da sempre un peso proporzionale alla loro popolarità e, più ancora, alla coerenza che hanno saputo dimostrare col proprio lavoro. In questo senso i sessanta musicisti che hanno aderito all’iniziativa, pur molto diversi fra loro per stile e visioni della vita, hanno in comune una “vocazione” al sociale ben consolidata e dimostrata da concreti impegni sul campo.
«Legami di etica ed estetica – conclude don Ciotti – di bene e di bello. Perché la vera bellezza, quella che unisce forma e contenuto, è segno di verità, e la ricerca di verità è anche condizione di giustizia».
Città Nuova - Certo, la lotta alla mafia è fatta di gesti e di azioni molto più che di parole. Ma a volte servono anche quelle. Specie se a scriverle sono artisti di certificato talento, sensibilità e credibilità. In questo senso ci fa molto piacere segnalare la bella iniziativa dell’editore Rubettino e della label discografica Mk Records che a giorni pubblicheranno un volume+cd intitolato Musica contro le mafie, a cura di Gennaro De Rosa e Marco Ambrosi.
Non aspettatevi pop star da supermercato, ma una bella sfilata di alcuni fra i più bei nomi della nostra scena rock, folk e cantautorale. Il risultato è un gustoso pinzimonio di note e di parole confezionato col preciso intento di contribuire a sensibilizzare e a tener alta l’attenzione su una delle peggiori piaghe dell’Italia di quest’ultimo secolo; una tragedia che solo la determinazione e l’impegno sul campo di molti può far sì che non venga definitivamente bollata come “endemica”.
Belle canzoni, certo – come E lui cantava scritta dai Marlene Kunz su testo dell’indimenticabile Peppino Impastato, o come Terra in bocca, registrata del vivo dai Giganti al Premio Borsellino –, ma anche riflessioni sociologiche o emotive sul tema, frammenti di ricordi, schizzi poetici, o semplici telegrammi d’incoraggiamento come quelli di Eugenio Finardi, Roy Paci, e Simone Cristicchi. In tutto sessanta artisti, spaziando da band barricadere come i Modena City Ramblers, a cantautori intimisti come Sergio Cammariere, grandi firme del folk-pop d’autore come Teresa De Sio e stelle del rap dialettale come Raiz, e ancora, avanguardisti come gli YoYo Mundi, Marta sui Tubi o i Sud Sound System, fino a guasconi nazional-popolari come Er Piotta e Paolo Belli. Parole di rabbia e di speranza, irrorate di passione e dalla voglia di non rassegnarsi alla desolazione che le cronache continuano a scodellarci quotidianamente. Perché lo sappiamo tutti che il più efficace antidoto al degrado e alla malavita passa innanzi tutto attraverso una cultura di valori e di idee, unitamente a un rinnovato amore per le regole del vivere comune.
I proventi andranno all’Associazione Libera, da anni in prima linea in questa battaglia: «La liberazione dalle mafie, e da tutte le forme di corruzione e malaffare che le fiancheggiano – scrive don Luigi Ciotti nell’introduzione – passa innanzi tutto attraverso un grande cambiamento culturale. Ma grande significa anche "corale". È una grande canzone quella del cambiamento. Una canzone che ha un ritmo e una melodia comuni, ma che lascia spazio a una libera interpretazione: ciascuno può e deve metterci le proprie parole, le parole del proprio impegno, della propria responsabilità. Non un testo allora, ma un "con-testo". Un contesto in cui tutti possono essere attori».
Quasi superfluo aggiungere che, tra questi tutti di cui parla don Ciotti, gli artisti hanno da sempre un peso proporzionale alla loro popolarità e, più ancora, alla coerenza che hanno saputo dimostrare col proprio lavoro. In questo senso i sessanta musicisti che hanno aderito all’iniziativa, pur molto diversi fra loro per stile e visioni della vita, hanno in comune una “vocazione” al sociale ben consolidata e dimostrata da concreti impegni sul campo.
«Legami di etica ed estetica – conclude don Ciotti – di bene e di bello. Perché la vera bellezza, quella che unisce forma e contenuto, è segno di verità, e la ricerca di verità è anche condizione di giustizia».
di Franz Coriasco
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