venerdì, novembre 30, 2012
"Una piaga individuale e sociale, il gioco d'azzardo, che corrompe l'anima, la mente, il modo di pensare, quindi il modo di vivere di giovani ed adulti, promettendo una vita facile e devastando la persona e, di riflesso, la famiglia".  

Radio Vaticana - Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova, intevenendo ieri alla presentazione del volume "L'azzardo non e' un gioco". La ludopatia è un fenomeno in continua espansione che va combattuto "con una nuova cultura educativa", ma non manca, secondo il porporato, un dato positivo e cioè la crescita della “presa di coscienza collettiva” davanti ai rischi collegati tanto che anche i comuni, da Nord a Sud, cercano di limitare il proliferare dei videopoker attraversi vincoli e delibere. E sono allo studio dei Monopoli di Stato meccanismi che bloccano le slot machine dopo un certo numero di giocate. Alessandro Filippelli ne ha parlato con padre Massimo Rastrelli, presidente della Consulta Nazionale Antiusura: ascolta

R. – Il giocatore distrugge il lavoratore e la famiglia e questo fatto sta diventando esplosivo. Ma noi lo avevamo detto nel provvedimento ultimo, quello che sembra restrittivo. Hanno detto che le nuove sale gioco si aprono non più a 500 metri dalla chiesa, dalla scuola, ma a duecento metri, e questo è gravissimo. Il giocatore non è un lavoratore, il giocatore non è un padre di famiglia. Quindi, famiglie rovinate.

D. – Come giudica la contraddizione dello Stato, che promuove il gioco in funzione del gettito erariale, ma non considera il costo delle ricadute sociali del gioco stesso?

R. – Lo Stato è il biscazziere, cioè gestisce il gioco. Questo non deve accadere. Il governo ha una colpa: ha creduto di fermare il gioco illegale, promuovendo il gioco legale. L’Italia è, a raffronto di tutte le nazioni del mondo, ai vertici della statistica per giocatori, tanto che io ponevo una domanda: se i giocatori d’Italia sono tanti, dove sono i lavoratori in Italia, giacché il giocatore esclude il lavoratore? Questo è il problema serio. Io ho notato che nelle valutazioni complessive dello Stato conta di più un miliardo che entra nell’erario, non importa a quali costi, che non i costi umani. Oggi i giocatori sono scesi sotto i 12 anni, e cioè nell’età più debole: quando l’uomo deve essere formato, l’uomo viene guastato. Il giovane, infatti, che va nella sala gioco non ascolta più i genitori e apprezza lo Stato perché gli fa fare quello che vuole. E che cosa vuole? Giocare. Questi sono fatti gravissimi e noi li tocchiamo con mano. Il barista vicino alla mia casa ha tolto le macchine da gioco, perché ha detto: “Padre Rastrelli fa sacrifici per far lavorare i giovani e i giovani spendono gli stipendi qua dentro”. Dei fatti di Cremona, quindi, ce ne sono stati tanti, sebbene siamo in un’Italia dove la coscienza morale è praticamente soppressa.

D. – Qual è, secondo lei, il sistema più efficace per combattere il fenomeno dell’usura, legato alla ludopatia?

R. – Cerco di convincere la mamma e il papà che il valore della vita sono i figli. Non bisogna utilizzare l’usura, altrimenti muore tutto. E di fatti, chi non mi ha ascoltato non c’è più. Ci sono suicidi per questo. Il cristiano non può diventare corrotto, perché il cristiano, se si corrompe, non c’è più!


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