mercoledì, luglio 04, 2012
Dopo 48 anni di ricerche, stamani è stata annunciata l’esistenza del “bosone di Higgs”, la particella che spiega come mai tutte le cose nell’universo abbiano una massa 

di Benedetta Biasci 

4 luglio 2012: un giorno indimenticabile per la fisica contemporanea grazie all’annuncio della reale esistenza della cosiddetta “particella di Dio”, altrimenti denominata “bosone di Higgs”, la particella che garantisce la massa a tutte le altre particelle subatomiche della materia di cui anche noi siamo formati. La ricerca, iniziata ben 48 anni fa per l’intuizione del fisico britannico Peter Higgs, è stata realizzata al Cern di Ginevra grazie all’Lch (Large Hadron Collider), il più grande e potente acceleratore di particelle al mondo. I due esperimenti ATLAS e CMS, il primo condotto dalla milanese Fabiola Giannotti e l’altro dall’americano Joe Incandela, sono giunti allo stesso risultato: l’energia del bosone di Higgs si esprime tra 125 e 126 GeV (miliardi di elettronvolt). Confermato quindi l’ultimo tassello "oscuro" del Modello Standard, la teoria che spiega l’architettura di base della natura.

“Science”, una delle riviste scientifiche americane più autorevoli, aveva già sottolineato l'importanza della conferma sperimentale dell'esistenza del bosone di Higgs lo scorso dicembre, quando definì la particella come l’“unica particella prevista dal modello standard non ancora osservata, dalla quale dipende la coerenza del modello stesso, tanto da essere stata addirittura soprannominata, con una certa esagerazione, ‘la particella di Dio’”. Ebbene il “bosone” è stato catturato ed osservato dagli sperimentatori e ricercatori del Cern di Ginevra, che per anni hanno lavorato con impegno e dedizione a quella che oggi possiamo definire una “vera e propria rivoluzione per la fisica nucleare”. Come infatti spiega Guido Tonnelli, portavoce dell’esperimento CMS sino a qualche mese fa: «Il bosone di Higgs non solo ora lo abbiamo davanti agli occhi ma ha anche aperto una nuova fisica. Le sue caratteristiche sono un po’ diverse da come la teoria l’aveva immaginato e presenta alcune anomalie che prospettano nuovi mondi della conoscenza da indagare. Ed è quello che faremo nei prossimi mesi».

Un piccolo passo in avanti dunque per la comprensione dell’universo: la materia infatti rappresenta solo il 4 per cento dell’universo conosciuto, rimane ancora il 96 per cento, detto “materia oscura” proprio perché non se ne conoscono le caratteristiche, da indagare e da scoprire. Chissà cosa ci riserveranno le ricerche future?

Per il momento non possiamo che essere orgogliosi per gli straordinari successi scientifici e per il ruolo fondamentale che i fisici italiani hanno avuto nella realizzazione degli esperimenti. Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che si è detto orgoglioso del contributo italiano agli esperimenti ha infatti affermato: "La componente italiana in questi esperimenti, nel personale dell'acceleratore e nella direzione del CERN, è importante e molto qualificata […]. Questa scoperta è anche il frutto dell’eccellenza della ricerca italiana in questo campo e dell’entusiastico contributo di tanti giovani ricercatori a tutte le diverse fasi di questa impresa".

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