martedì, ottobre 11, 2011
Oggi Fao, Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e Programma alimentare mondiale (Pam) hanno presentato il rapporto "The State of Food Insecurity in the World" (Sofi 2011") dal quale emerge che «I prezzi alimentari sono destinati a rimanere sostenuti - e forse ad aumentare - e saranno caratterizzati da grande volatilità. I più a rischio saranno i piccoli paesi, dipendenti dalle importazioni, specialmente quelli africani. Molti di essi stanno ancora pagando le gravi conseguenze della crisi alimentare e di quella economica del 2006-2008».

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nReport - Per la Fao nel 2010 nel mondo c'erano 925 milioni di persone che soffrivano la fame, più delgli 850 milioni del periodo 2006-2008. La Fao sta aggiornando e rivedendo le procedure ed i dati per calcolare il numero degli affamati del pianeta ed è per questo che il rapporto non fornisce stime per il 2011. Nell'introduzione del rapporto i responsabili delle tre agenzie Onu, Jacques Diouf della Fao, Kanayo F. Nwanze dell'Idad e Josette Sheeran del Pam scrivono che «Crisi come queste, compresa quella nel Corno d'Africa, mettono a rischio i nostri sforzi per raggiungere l'obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare per il 2015 la proporzione di persone che soffrono la fame", mettono in guardia.

Ma anche se gli obiettivi di sviluppo del millennio venissero raggiunti per il 2015, nei Paesi in via di sviluppo rimarrebbero comunque circa 600 milioni di persone sottonutrite. E che 600 milioni di persone soffrano di fame cronica non è mai accettabile. L'intera comunità internazionale deve agire oggi ed agire in modo efficace per mettere al bando l'insicurezza alimentare dal pianeta, I governi devono garantire un contesto normativo trasparente e sicuro, un contesto che promuova gli investimenti privati e faccia incrementare la produttività agricola. Dobbiamo ridurre lo spreco di cibo nei paesi sviluppati con l'informazione e con politiche adeguate, e ridurre le perdite nei paesi in via di sviluppo con investimenti lungo tutta la catena alimentare, specialmente nella fase del dopo raccolto e della trasformazione alimentare. Una gestione più sostenibile delle nostre risorse naturali, delle foreste e del patrimonio ittico è cruciale per la sicurezza alimentare dei più poveri».

Il rapporto 2011 si concentra sulla volatilità dei prezzi alimentari, considerati uno dei principali fattori dell'insicurezza alimentare a livello globale e fonte di grave preoccupazione per la comunità internazionale: «L'aumento dei consumi alimentari nelle economie in rapida ascesa, la crescita demografica e l'ulteriore espansione dei biocombustibili pongono un ulteriore pressione sul sistema alimentare. In più, la volatilità dei prezzi alimentari potrebbe aumentare nel prossimo decennio per lo stretto rapporto tra mercato agricolo e mercato energetico e per i sempre più frequenti fenomeni climatici estremi».

Secondo Fao, Ifad e Pam «la volatilità dei prezzi rende i piccoli contadini e i consumatori poveri sempre più vulnerabili ed esposti alla povertà, perché alterazioni dei prezzi di breve periodo possono avere un impatto di lungo termine sullo sviluppo. Un calo del reddito dovuto alle fluttuazioni dei prezzi, che causa un minor consumo di alimenti, può far ridurre l'assunzione di elementi nutritivi, chiave per i bambini durante i primi 1000 giorni dal concepimento, portando ad una riduzione permanente della loro futura capacità di guadagnarsi da vivere ed una maggiore probabilità di povertà nel futuro, con effetti negativi sull'intera economia. Ma l'altalena dei prezzi ha colpito i Paesi, le popolazioni e le famiglie in modo assai diverso. I più esposti sono stati i poveri e gli indigenti, particolarmente in Africa, dove il numero delle persone sottonutrite è salito dell'8 per cento tra il 2007 ed il 2008, mentre in Asia è rimasto pressoché costante. Alcuni grandi Paesi sono stati in grado di proteggere i propri mercati alimentari dalle turbolenze internazionali con un insieme di misure quali restrizioni commerciali, reti di protezione sociale per i più poveri ed il rilascio delle scorte alimentari. Tuttavia, l'isolamento commerciale ha a sua volta incrementato i prezzi e la volatilità sui mercati internazionali ed ha aggravato l'impatto della carenza di prodotti alimentari nei Paesi che dipendono dalle importazioni».

Economie più forti e prezzi alimentari sostenuti sono incentivi per maggiori investimenti di lungo termine nel settore agricolo, «Che possono contribuire a migliorare la sicurezza alimentare nel lungo periodo. Quando gli agricoltori reagiscono all'aumento dei prezzi con un incremento della produzione è fondamentale far leva sulla loro risposta di breve termine con maggiori investimenti in agricoltura, ponendo l'accento su tutte quelle iniziative che vadano a sostegno dei piccoli contadini, che sono in molti paesi in via di sviluppo i principali produttori di cibo. Contemporaneamente, occorrono reti di protezione sociale mirate ad alleviare l'insicurezza alimentare nel breve periodo, che devono essere programmate in anticipo, d'intesa con le popolazioni più vulnerabili».

Il rapporto sottolinea che «Gli investimenti in agricoltura rimangono l'elemento essenziale per una sicurezza alimentare duratura. I settori chiave verso cui dirigere questi investimenti sono l'irrigazione, migliori pratiche di gestione della terra e lo sviluppo di sementi di migliore qualità mediante la ricerca agricola. Questo aiuterebbe a ridurre i rischi produttivi con cui devono fare i conti gli agricoltori, specialmente quelli su piccola scala, ed a mitigare la volatilità dei prezzi. Le iniziative private di milioni di agricoltori ed imprenditori rurali formeranno il grosso degli investimenti agricoli. Prezzi alimentari sostenuti hanno anche fornito incentivi per maggiori investimenti da parte delle imprese (comprese entità pubbliche e private internazionali) in tutti i settori della catena produttiva. E' importante però, sottolinea il rapporto, che tutti gli investimenti tengano in considerazione e rispettino i diritti di tutti gli esistenti fruitori della terra e delle relative risorse naturali, avvantaggino le comunità locali, promuovano la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale, e contribuiscano all'adattamento ed alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Insieme ad un incremento degli investimenti, una maggiore prevedibilità delle politiche ed una generale apertura al commercio sono strategie più efficaci rispetto ad altre come il divieto alle esportazioni, rileva il rapporto. Politiche commerciali restrittive possono proteggere i prezzi nazionali dalle fluttuazioni dei prezzi internazionali, ma tali restrizioni spesso aumentano la vulnerabilità della produzione nazionale a possibili shock, non riuscendo così a ridurre la volatilità dei prezzi a livello nazionale. Misure commerciali restrittive inoltre rischiano di far aumentare la volatilità ed i prezzi sui mercati internazionali».

Secondo Confagricoltura Il rapporto sulla fame nel mondo 2011 «Evidenzia gli elementi che stanno determinando squilibri e stima che nel 2010 sono state 925 milioni le persone sottonutrite sul Pianeta; un numero in preoccupante crescita rispetto alla media 2006-2008 (850 milioni di persone). Un dato scoraggiante alla vigilia della Giornata mondiale dell'alimentazione 2011 in calendario per domenica 16 ottobre. Va garantito un contesto normativo trasparente e sicuro che promuova gli investimenti privati e faccia incrementare la produttività agricola, come sottolineano Fao-Ifad-Pam. Non c'è sicurezza alimentare se non c'è sufficiente cibo e fiducia nei produttori. L'obiettivo deve essere quello di favorire, anche nei Paesi del Terzo Mondo, la produttività, garantendo uno sviluppo equilibrato e sostenibile che sappia coniugare produzione food e non food. Intervenendo nel contempo sulla volatilità dei prezzi, una delle cause più dirompenti di instabilità, ma anche sulla conoscenza dei mercati, e sulle reti di sicurezza a tutela del reddito degli agricoltori. In questa direzione sono già stati conseguiti risultati tangibili in occasione dell'ultimo G20 agricolo di Parigi del giugno scorso, le cui conclusioni saranno ratificate ai primi di novembre a Cannes».

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