sabato, agosto 13, 2011
Rimarrà in carcere la ex premier ucraina Iulia Timoshenko: la Corte d'appello di Kiev ha infatti deciso di rigettare la richiesta di scarcerazione, dietro cauzione, avanzata dai legali della donna.

Radio Vaticana - L'eroina della "Rivoluzione arancione" è stata arrestata venerdì scorso mentre era in aula, per il suo atteggiamento giudicato irriverente nei confronti di corte e testimoni, durante il processo che la vede imputata per abuso di potere riguardo a un contratto per le forniture di gas russo del 2009: è infatti accusata di aver imposto alla società statale energetica "Naftogaz" un accordo svantaggioso con il colosso russo "Gazprom". La Timoshenko si è invece sempre proclamata innocente, accusando il presidente Yanukovich di voler danneggiarla in vista delle elezioni parlamentari del 2012 e delle presidenziali del 2015. Ce ne parla Fabrizio Dragosei, corrispondente da Mosca del Corriere della Sera, intervistato da Giada Aquilino: ascolta

R. – Sicuramente, c’è qualcosa di politico in tutto quello che sta accadendo alla Timoshenko. L’arresto è avvenuto con l’accusa di disprezzo per la Corte, perché la Timoshenko non riconosceva questo Tribunale e diceva – ha sempre detto e continua a dire – che il giudice è "imbeccato" dal potere politico. L’accusa fondamentale - quella di corruzione per aver firmato un accordo sul gas con la Russia che, secondo l’attuale presidente Yanukovic, sarebbe sfavorevole all’Ucraina - è abbastanza strana, perché l’accordo è quello che è ancora in vigore ed ha fatto sì che l’Ucraina riprendesse ad avere forniture di gas. Ricordiamo che l’intesa fu firmata quando i prezzi del gas erano molto alti. Certo, oggi sono più bassi ma il gas oscilla e, nel momento in cui si firma un accordo, ci si deve basare sulle condizioni di mercato del momento. Il meccanismo, secondo i difensori della Timoshenko, è molto semplice: ottenendo una condanna, sia pure lievissima e sia pure – magari – con la condizionale, la Timoshenko diverrebbe una pregiudicata e quindi non sarebbe più candidabile alle elezioni politiche e alle elezioni presidenziali.


D. – Non è, comunque, la prima volta che vengono avanzati dubbi sulle decisioni prese dalla Timoshenko durante il suo governo …




R. – Certamente. Ma diciamo che i rapporti tra la Timoshenko e l’attuale presidente Yanukovic sono sempre stati molti ostili. Yulia, l’eroina della ‘Rivoluzione arancione’ che, assieme a quello che poi divenne il presidente Yushenko, riuscì nel 2004 a capovolgere il risultato elettorale - che, è stato poi accertato dalla magistratura, grazie a brogli aveva portato al successo Yanukovic - è sempre stata vista come fumo negli occhi dallo stesso Yanukovic, uomo vicino a Mosca. Poi, però, nel frattempo, la Timoshenko è riuscita a litigare violentemente anche con Yushenko, il suo ex-alleato, e l’opposizione frantumata ha portato alla rielezione, alle ultime presidenziali, proprio di Yanukovic. Però, questo arresto della Timoshenko l’ha rilanciata nel campo occidentale tanto che Stati Uniti e anche molti Paesi dell’Europa stanno iniziando a far sentire la loro voce.


D. – Dal 2004 ad oggi, cosa rimane degli ideali della “Rivoluzione arancione” e dei suoi protagonisti?



R. – Diciamo che l’Ucraina è cambiata profondamente: anche Yanukovic si è dovuto adeguare molto, tanto che oggi punta ad una futura integrazione europea dell’Ucraina. In questi giorni vedremo poi come si comporteranno i principali Paesi occidentali nei confronti di Kiev, perché sta arrivando in città una missione del Fondo monetario internazionale che deve sborsare una nuova tranche del grande prestito che dovrebbe servire a salvare l’economia ucraina. (gf)


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