giovedì, giugno 30, 2011
In Grecia, il Parlamento ha varato il piano di risanamento in grado di aprire la strada alla concessione di nuovi aiuti Ue-Fmi e di rassicurare sulla stabilità dell'eurozona.

Radio Vaticana - Oggi, invece, i parlamentari ellenici saranno chiamati ad approvare il pacchetto di misure necessarie per raggiungere gli obiettivi indicati nel piano. Un piano osteggiato da proteste di piazza che ieri si sono protratte nella capitale e in altre città della Grecia fino al tramonto. Sulla necessità del piano di austerity greco, Giancarlo La Vella ha intervistato Massimo Bordignon, docente di Scienza delle Finanze all’Università Cattolica di Milano: ascolta

R. – Questo passaggio è necessario per calmare i mercati, per consentire alla Grecia di rifinanziarsi per altri sei. Poi spero che prevalga un po’ di saggezza e che i governanti europei e il sistema bancario trovino una soluzione un po’ più ragionevole.

D. – Si paventa il fantasma dell’uscita dall’euro: che cosa provocherebbe questa eventualità?

R. – Ci potrebbero essere delle conseguenze che in realtà non siamo in grado bene di valutare, perché da una parte i titoli greci fanno parte di tante banche ed istituzioni europee – soprattutto francesi e tedesche – e quindi ci potrebbe essere un pasticcio di dimensioni colossali per un Paese la cui situazione economica è talmente limitata rispetto al resto dell’Europa che potremmo risolverlo molto facilmente.

D. – Altri Paesi a rischio dell’Europa: anche per esempio l’Italia, perché se ne parla ogni tanto…

R. – L’Italia in un certo senso è messa meglio ed è messa anche peggio. E’ messa meglio, perché la struttura finanziaria economica è molto più solida della Grecia, anche la situazione finanziaria è migliore e anche la nostra economica è migliore: noi non abbiamo un grande deficit a livello internazionale e le nostre esportazioni ancora reggono. Il vero problema dell’Italia è un problema di crescita, perché anche il finanziamento di un debito pubblico molto ampio dipende da quanto reddito produce: si può avere anche un grosso debito, ma ha tanti soldi e quindi i debitori non sono preoccupati del fatto questi soldi vengano restituiti. In Italia, invece, c’è il problema che veniamo da un lungo periodo di bassa crescita e questa rappresenta la nostra difficoltà maggiore. E’ messa per certi aspetti peggio – questo è il vero problema dell’Italia, così come della Spagna – perché l’Italia è di dimensioni semplicemente troppo grandi: rappresenta una delle grandi economie dell’euro e non c’è nessun Paese e nessuna istituzione che potrebbe salvare l’Italia. Quindi noi dobbiamo sicuramente salvarci da noi stessi. (mg)

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