Parla il Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti
ZENIT.org - Esiste “un diritto umano a essere accolti e soccorsi”. E’ quanto ha detto l'Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in seguito alla tragedia verificatasi nel canale di Sicilia. Questo diritto, ha sottolineato con forza il presule in una intervista alla Radio Vaticana, “si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l'essere in balia delle onde del mare”. Il 20 agosto 5 eritrei sono arrivati al largo di Lampedusa dopo essere rimasti per una ventina di giorni in balia delle onde, mentre gli altri 73 inizialmente presenti sul gommone sarebbero dati per dispersi.
Per mons. Vegliò, “se da una parte è importante sorvegliare tratti di mare e prendere iniziative umanitarie, è legittimo il diritto degli Stati a gestire e regolare le migrazioni”. Tuttavia, ha osservato l’Arcivescovo, si dovrebbero “armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati”.
“Certamente — ha ammesso il presule — le nostre società cosiddette civili, in realtà hanno sviluppato sentimenti di rifiuto dello straniero, originati non solo da una non conoscenza dell'altro, ma anche da un senso di egoismo per cui non si vuole condividere con lo straniero ciò che si ha”. Purtroppo, ha fatto notare, “i numeri continuano a crescere: infatti, secondo le ultime statistiche, dal 1988 a oggi il numero di potenziali migranti naufragati o vittime alle frontiere dell'Europa ha contato oltre 14.660 morti”.
Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha assicurato monsignor Vegliò, “è addolorato per il continuo ripetersi di queste tragedie e riafferma quanto detto dal Santo Padre nella Caritas in veritate: ‘Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione’.
ZENIT.org - Esiste “un diritto umano a essere accolti e soccorsi”. E’ quanto ha detto l'Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in seguito alla tragedia verificatasi nel canale di Sicilia. Questo diritto, ha sottolineato con forza il presule in una intervista alla Radio Vaticana, “si accentua in situazioni di estrema necessità, come per esempio l'essere in balia delle onde del mare”. Il 20 agosto 5 eritrei sono arrivati al largo di Lampedusa dopo essere rimasti per una ventina di giorni in balia delle onde, mentre gli altri 73 inizialmente presenti sul gommone sarebbero dati per dispersi.Per mons. Vegliò, “se da una parte è importante sorvegliare tratti di mare e prendere iniziative umanitarie, è legittimo il diritto degli Stati a gestire e regolare le migrazioni”. Tuttavia, ha osservato l’Arcivescovo, si dovrebbero “armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati”.
“Certamente — ha ammesso il presule — le nostre società cosiddette civili, in realtà hanno sviluppato sentimenti di rifiuto dello straniero, originati non solo da una non conoscenza dell'altro, ma anche da un senso di egoismo per cui non si vuole condividere con lo straniero ciò che si ha”. Purtroppo, ha fatto notare, “i numeri continuano a crescere: infatti, secondo le ultime statistiche, dal 1988 a oggi il numero di potenziali migranti naufragati o vittime alle frontiere dell'Europa ha contato oltre 14.660 morti”.
Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha assicurato monsignor Vegliò, “è addolorato per il continuo ripetersi di queste tragedie e riafferma quanto detto dal Santo Padre nella Caritas in veritate: ‘Ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti e in ogni situazione’.
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