L'impegno civile si “allarga”: presentata alla Camera la nuova edizione del festival che dal 19 al 21 giugno aprirà alla collettività i beni confiscati nell'agro aversano
LiberaInformazione - L'edizione dello scorso anno, la prima, era stata un modo coraggioso di testare il territorio con un idea innovativa e pionieristica: aprire i beni confiscati, simbolo di crimine, a qualcosa di bello, pulito, di alternativo al modello precostituito vigente in gran parte dei territori dell'agro aversano. Ora il festival dell'impegno civile “Le Terre di Don Peppe Diana” arriva alla sua seconda edizione in maniera più matura ma non per questo meno entusiastica e contagiosa. Sarebbe però impossibile ignorare tutti quegli avvenimenti, positivi, che hanno visto coinvolti Libera Caserta e la società civile locale in questi mesi trascorsi, cementando quell'impegno costante e costruttivo, aldilà dell'evento singolo, per quanto importante. Il 19 marzo scorso, il ricordo dei quindici anni dalla morte di Don Diana, i continui corsi di cittadinanza attiva promossi (non ultimo il corso di giornalismo di inchiesta) e soprattutto la costituzione, tra Cancello e Arnone e Castelvolturno della cooperativa “Terre di Don Diana”, su beni confiscati che in futuro saranno centri di sviluppo lavorativo pulito e alternativo alla camorra.
Entro questo quadro si instaura il nuovo impegno della tre giorni del festival, che toccherà diverse tappe nelle giornate del 19, 20, 21 giugno prossimi. «Un festival che si allarga, proponendo tappe a Napoli e Quindici, nell'avellinese, di fatto allargando su base regionale il campo di azione», ha dichiarato Pietro Nardiello, responsabile artistico del festival, facendo riferimento alle giornate prefestival che porteranno alle iniziative degli ultimi tre giorni. Ricordando che festeggiare, proprorre cultura e informazione dentro ai beni confiscati rappresenta il primo modo di creare una reale alternativa alla camorra.
Costruire nuove prospettive di futuro, concordano su questo tema Valerio Taglione, del comitato Don Peppe Diana e Marcello Ravveduto, comitato scientifico del Festival: «la nascita e la continuazione di un percorso attento all'uomo, all'ambiente e al lavoro» per Taglione, una «nuova identità repubblicana fatta di memoria e riuso sociale dei beni confiscati» per Ravveduto sono i punti nodali dell'attuale esperienza sul territorio.
A patto di non rimanere soli, e di armonizzare le forze migliori anche della politica e della imprenditoria sana. Il support bipartisan portato al festival da parte degli onorevoli Granata e Garavini, rispettivamente vicepresidente e capogruppo di minoranza in Commissione Antimafia sono il simbolo dell'unità di intenti per una causa importante e vicina. «Un impegno civile-dice la Garavini, eletta in Germania- che deve partire dai territori e diffondersi a livello civile in ogni luogo, diventando un valido modo di affrontare il problema senza il rifugio costante in una antimafia solo repressiva, fatta di magistratura e forze di polizia».
Politica non solo nazionale ma anche amministratori locali, come il sindaco di Cancello e Arnone, presente, che permetterà alla futura cooperativa di lavorare sul suo territorio. Un territorio che deve «rifiorire dalle violenze subite», come ha sottolineato il dottor Ciardiello della Cai, uno dei partner del futuro progetto; supportato da Ferrari Bravo, fondazione per il Sud, che nella cooperativa vede un modello di «sviluppo sostenibile per riconvetire i territori scenari di abusi».
Importante per non oscurare questi progetti e questo festival la costante presenza di una stampa a caccia di buone notizie: appello a due voci, in apertura e in chiusura, di Beppe Giulietti, onorevole portavoce di Articolo21 e di Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione. «Non spegnamo il festival, non releghiamolo ad appuntamento annuale e continuiamo a parlarne» dice Giulietti; «aiutiamo il territorio a non sentirsi “scoperto” ad andare oltre l'evento e riscoprire l'importanza di un territorio da raccontare nei media anche nazionali» conclude Morrione.
E dopo che il video degli A 67, girato a Castelvolturno, coverizzando un brano di Giorgio Gaber, “Io non mi sento italiano”, veniva proiettato nella sala al termine della conferenza, il Parlamento riassumeva le tinte usuali. Il luogo in cui, la fiducia posta dal governo, farà passare la legge sulle intercettazioni, che garantirà la mancanza di informazione su quelle tematiche, anche mafiose, di cui la realtà italiana non puà fare a meno.
Entro questo quadro si instaura il nuovo impegno della tre giorni del festival, che toccherà diverse tappe nelle giornate del 19, 20, 21 giugno prossimi. «Un festival che si allarga, proponendo tappe a Napoli e Quindici, nell'avellinese, di fatto allargando su base regionale il campo di azione», ha dichiarato Pietro Nardiello, responsabile artistico del festival, facendo riferimento alle giornate prefestival che porteranno alle iniziative degli ultimi tre giorni. Ricordando che festeggiare, proprorre cultura e informazione dentro ai beni confiscati rappresenta il primo modo di creare una reale alternativa alla camorra.
Costruire nuove prospettive di futuro, concordano su questo tema Valerio Taglione, del comitato Don Peppe Diana e Marcello Ravveduto, comitato scientifico del Festival: «la nascita e la continuazione di un percorso attento all'uomo, all'ambiente e al lavoro» per Taglione, una «nuova identità repubblicana fatta di memoria e riuso sociale dei beni confiscati» per Ravveduto sono i punti nodali dell'attuale esperienza sul territorio.
A patto di non rimanere soli, e di armonizzare le forze migliori anche della politica e della imprenditoria sana. Il support bipartisan portato al festival da parte degli onorevoli Granata e Garavini, rispettivamente vicepresidente e capogruppo di minoranza in Commissione Antimafia sono il simbolo dell'unità di intenti per una causa importante e vicina. «Un impegno civile-dice la Garavini, eletta in Germania- che deve partire dai territori e diffondersi a livello civile in ogni luogo, diventando un valido modo di affrontare il problema senza il rifugio costante in una antimafia solo repressiva, fatta di magistratura e forze di polizia».
Politica non solo nazionale ma anche amministratori locali, come il sindaco di Cancello e Arnone, presente, che permetterà alla futura cooperativa di lavorare sul suo territorio. Un territorio che deve «rifiorire dalle violenze subite», come ha sottolineato il dottor Ciardiello della Cai, uno dei partner del futuro progetto; supportato da Ferrari Bravo, fondazione per il Sud, che nella cooperativa vede un modello di «sviluppo sostenibile per riconvetire i territori scenari di abusi».
Importante per non oscurare questi progetti e questo festival la costante presenza di una stampa a caccia di buone notizie: appello a due voci, in apertura e in chiusura, di Beppe Giulietti, onorevole portavoce di Articolo21 e di Roberto Morrione, presidente di Libera Informazione. «Non spegnamo il festival, non releghiamolo ad appuntamento annuale e continuiamo a parlarne» dice Giulietti; «aiutiamo il territorio a non sentirsi “scoperto” ad andare oltre l'evento e riscoprire l'importanza di un territorio da raccontare nei media anche nazionali» conclude Morrione.
E dopo che il video degli A 67, girato a Castelvolturno, coverizzando un brano di Giorgio Gaber, “Io non mi sento italiano”, veniva proiettato nella sala al termine della conferenza, il Parlamento riassumeva le tinte usuali. Il luogo in cui, la fiducia posta dal governo, farà passare la legge sulle intercettazioni, che garantirà la mancanza di informazione su quelle tematiche, anche mafiose, di cui la realtà italiana non puà fare a meno.
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