mercoledì, marzo 15, 2017
Mentre in Siria i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità continuano a rimanere impuniti, in occasione del sesto anniversario della crisi che ha sconvolto il paese abbiamo lanciato (leggi il comunicato stampa ufficiale) una campagna per chiedere ai leader mondiali di agire per assicurare giustizia, verità e riparazione a milioni di vittime del conflitto.

Amnesty - La campagna, intitolata “Giustizia per la Siria”, chiede ai governi di porre fine all’impunità e avviare l’accertamento delle responsabilità sostenendo e finanziando il meccanismo d’indagine approvato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso dicembre e applicando la giurisdizione universale per indagare e processare persone sospettate di crimini di guerra e crimini contro l’umanità nel corso del conflitto siriano .

“Dopo sei anni terribili, non c’è più alcuna scusa per lasciare impuniti gli orrendi crimini di diritto internazionale che vengono commessi in Siria – ha dichiarato Samah Hadid, direttore campagne presso l’ufficio di Amnesty International a Beirut –. I governi hanno già a disposizione gli strumenti giuridici per porre fine all’impunità che ha causato la morte di centinaia di migliaia di siriani e la fuga di milioni di persone. Ora è il momento di usarli”. 

Crimini di guerra: il ruolo della comunità internazionale

Tutti gli stati possono esercitare la giurisdizione universale su crimini di diritto internazionale come i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità. Essa permette di indagare e processare nei tribunali nazionali persone sospettate di essere responsabili di detti crimini, così come di quelli di tortura, genocidio e sparizione forzata, a prescindere dallo stato dove siano stati commessi e della nazionalità della persona sospetta o di quella della vittima.

Attualmente, sono 147 i paesi che possono esercitare la giurisdizione universale su uno o più crimini di diritto internazionale. Indagini sui crimini commessi in Siria sono in corso in vari paesi europei tra cui Francia, Germania, Norvegia, Olanda, Svezia e Svizzera.

La risoluzione adottata dall’Assemblea generale nel dicembre 2016 ha dato alla popolazione siriana un barlume di speranza che la giustizia sia possibile. Il testo chiede l’istituzione di un meccanismo d’indagine indipendente per coadiuvare le indagini e i processi per i più gravi crimini di diritto internazionale commessi in Siria dal marzo 2011.

La risoluzione ha dato un potente segnale al Consiglio di sicurezza, bloccato e incapace di porre fine ai crimini di diritto internazionale in Siria. Per poter diventare operativo, il meccanismo approvato dall’Assemblea generale attende ora il necessario.

“Adottando la risoluzione, la comunità internazionale ha mandato un messaggio di speranza alla popolazione siriana: la promessa che il mondo non ha dimenticato e che i responsabili della sua sofferenza non resteranno impuniti”, ha aggiunto Hadid.

“Ora è fondamentale che i governi che hanno approvato quel meccanismo d’indagine prendano tutte le misure necessarie per assicurare il finanziamento e la cooperazione indispensabili per fornire giustizia alle vittime del conflitto siriano”, ha concluso Hadid.

I numeri della crisi

Secondo l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, il numero delle vittime dall’inizio della crisi è di oltre 400.000: questo significa che nel confitto è morto un siriano su 100.

Oltre il 20 per cento dei siriani vivono come rifugiati fuori dal paese e metà della popolazione ancora in Siria ha bisogno di assistenza umanitaria.

Sin dall’inizio abbiamo documentato, insieme ad altre organizzazioni per i diritti umani e alle agenzie delle Nazioni Unite, i crimini contro l’umanità e di guerra commessi da tutti coloro che prendono parte al conflitto siriano.

L’elenco di questi crimini comprende: esecuzioni extragiudiziali, torture e trattamenti crudeli, attacchi deliberati contro i civili, le abitazioni, le strutture sanitarie e le infrastrutture civili, attacchi indiscriminati e sproporzionati, sparizioni forzate, sterminio e cattura di ostaggi.

Leggi anche capitolo Siria tratto dal Rapporto 2016-2017 di Amnesty International.


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