venerdì, gennaio 13, 2017
Dopo la richiesta di condanna a 11 anni da parte dei pm, le richieste della banca ai costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei.

Banca Mps, nelle sue divisioni Capital Service ed ex Banca Antonveneta, ha chiesto un risarcimento di circa oltre 48 milioni di euro ai costruttori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, più altri co-imputati nel processo sul crac dell'ex Credito Cooperativo Fiorentino a Firenze. Mps è parte civile nel processo che ha anche affrontato la ristrutturazione del debito dell'ex gruppo Btp di Fusi e Bartolomei. Altre richieste di risarcimento sono arrivate dal liquidatore del Ccf e d Bnl, Unipol, BPVi e Mb.

Contro Fusi, Bartolomei e collaboratori del loro gruppo, pende l'accusa di mendacio bancario, in merito ai finanziamenti ricevuti a suo tempo da un pool di istituti per ristrutturare una esposizione complessiva di circa 150 milioni di euro. Le banche, infatti, in quanto parti civili, hanno chiesto al tribunale stamani di riqualificare, per gli stessi fatti, l'accusa di mendacio nel reato di ricorso abusivo al credito, necessario per chiedere i risarcimenti per la mancata restituzione dei prestiti. I legali di Mps hanno chiesto provvisionali immediatamente esecutive per un totale di oltre 22 milioni di euro.

Uno sviluppo importante che si aggiunge alla giornata di ieri in Tribunale, dove i pm hanno chiesto 11 anni di carcere per il senatore Ala Denis Verdini e 9 per gli imprenditori Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei.

Per il senatore toscano - paladino del fu governo Renzi ed ora all'opposizione - le accuse contestate sono associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, più una presunta truffa allo Stato, scaturita dall'indagine sui fondi per l’editoria passati da società e cooperative di Firenze. Tutte aziende fittizie, secondo i pm, aperte solo per ottenere i contributi sull'editoria. In totale l'accusa ha chiesto la condanna di 33 imputati per il crac della ex Bcc di Campi Bisenzio, fra i quali anche un altro onorevole del gruppo Ala, Massimo Parisi.

Per quanto riguarda la posizione dei costruttori, secondo i pm "Fusi era contiguo alla banca" da cui si faceva finanziare quando col socio Roberto Bartolomei "aveva un disperato bisogno di soldi", senza prendere atto "del fallimento societario imminente della sua Btp". Un "bancomat personale" sempre a disposizione, ha spiegato l'accusa, almeno finché le ispezioni di Bankitalia nel 2010 ne decretarono il fallimento. La sentenza è prevista per fine Febbraio.


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