mercoledì, ottobre 12, 2016
Sono ore di attesa in Pakistan per la sorte di Asia Bibi, la donna cristiana, madre di 5 figli, accusata di blasfemia in carcere dal 2009 e condannata a morte.

Radio Vaticana - Per domani è fissata l’udienza presso la Corte Suprema, terzo e ultimo grado di 
giudizio. Massimiliano Menichetti ha intervistato il prof. Mobeen Shahid, fondatore dell’Associazione internazionale Pakistani Cristiani in Italia, realtà voluta dal ministro cattolico per le minoranze pakistano, Shahbaz Bhatti, ucciso da fondamentalisti islamici nel 2011. ascolta

R. – C’è la probabilità che domani stesso il caso si chiuda positivamente a favore di Asia perché a livello giuridico non ci sono prove sufficienti: non solo le colleghe di Asia Bibi l’hanno accusata di blasfemia ma anche l’iman del quartiere di Ittan Wali che non era presente sul posto.

D. - Domani potrebbe essere liberata?

R. - Normalmente le decisioni prese presso la Corte Suprema sono abbastanza veloci, però attualmente la situazione politica del Pakistan non è molto favorevole per le minoranze religiose. L’ultimissimo esempio è proprio la chiusura delle undici televisioni cristiane del Paese. Questa decisione è da valutare nel quadro delle nuove elezioni che ci saranno nel 2018. Per cui la situazione politica potrebbe in qualche maniera influenzare anche il giudizio.

D. - Come sta vivendo Asia Bibi queste ore?

R. - Ovviamente è molto tesa e preoccupata perché finora due personalità come il ministro Shabbaz Bhatti e il governatore Salman Taseer hanno perso la vita per difenderla e per difendere tutte le vittime dell’abuso di questa legge sulla blasfemia. E nel caso ci fosse un giudizio positivo si presenterà immediatamente anche la necessità di proteggere Asia Bibi e i suoi famigliari, nonché gli avvocati della difesa e i loro famigliari. L’avvocato Khalil Tahir Sindhu - che è anche il ministro per minoranze religiose del Pujab, dove attualmente è imprigionata Asia Bibi e da dove proviene - per motivi di sicurezza ha dovuto fare emigrare la moglie e i figli in Inghilterra. Lui sta seguendo Asia Bibi e tanti altri accusati di blasfemia.

D. - Ma il governo non ha previsto delle misure di sicurezza per Asia Bibi?

R. - Ovviamente il governo - visto il caso di Asia Bibi, diventato simbolico a livello mondiale, specialmente dopo l’appello di Papa Benedetto XVI e dopo i due omicidi così importanti come Shabbaz Bhatti, il ministro delle minoranze religiose del Pakistan e di Salman Taseer, il governatore - ha tutto l’interesse per presentare il Pakistan come il Paese dove le minoranze sono protette e provvedere alla protezione di Asia Bibi, però se Asia Bibi venisse dichiarata innocente il rischio concreto è che qualcuno le si avvicini per ucciderla o uccidere chi l’ha aiutata.

D. - Qual è la condizione delle minoranze in Pakistan in questo momento e qual è il punto sulla legge della blasfemia?

R. - Sulla blasfemia c’è una commissione che lavora a provvedimenti per evitare l’abuso di questa legge, ma allo stesso tempo le minoranze religiose del Pakistan, dopo la morte di Shabbaaz Bhatti non avendo una rappresentanza propria presso il gabinetto federale, stanno vivendo una situazione peggiore rispetto al 2011, quando il ministro Shabbaz Bhatti era ancora vivo. Serve un ministero federale per le minoranze religiose del Pakistan e serve che il Pakistan non provi solo a difendere le proprie minoranze e ma che si spenda anche per progetti di sviluppo.

D. - Cosa si sente di dire ai microfoni della Radio Vaticana proprio sul caso di Asia Bibi?

R. - Chiedo alla comunità internazionale e ai cristiani la preghiera per Asia Bibi e i suoi famigliari, ma anche per i suoi avvocati che hanno avuto un grande coraggio rischiando la propria vita e mettendo a rischio quella dei propri cari.


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