Continua il confronto tra i due candidati in corsa per la Casa Bianca, senza esclusione di colpi. “Le elezioni potrebbero essere truccate”.
Radio Vaticana - E' l’ultimo affondo di Donald Trump, sotto attacco per le offese rivolte ai genitori di un soldato musulmano americano morto in Iraq. Completano il quadro i sondaggi che, a pochi giorni dal rimbalzo di Trump, ora danno favorita l’ex first lady con uno scarto di 6-9 punti. Per un commento sul valore di queste cifre e sugli ultimi risvolti della vicenda elettorale, Gabriella Ceraso ha parlato con Ferdinando Fasce, americanista dell’Università di Genova:
R. – I sondaggi a più riprese, soprattutto nell’arco dell’ultimo ventennio, vista l’intensità e la frequenza con cui vengono fatti, hanno mostrato problemi; in particolare, in questo caso, non bisogna dimenticare che qui siamo sull’onda dell’effetto-convenzioni, quindi sono dati da prendere molto con le molle. In realtà sarà uno scontro molto sul filo di lana …
D. – Anche perché il dibattito decisivo in diretta, prima dell’election day di novembre, si terrà il 26 settembre, quindi probabilmente Trump in questi due mesi di tempo deve cercare di rimescolare un po’ le carte in tavola per risalire la china, se i sondaggi sono veritieri …
R. – Sì, non c’è dubbio. Dovrà cercare di rimescolare le carte: finora lui ha rivelato veramente delle manchevolezze profonde dal punto di vista sostanziale, cioè della conoscenza delle questioni. E credo che la Clinton dovrà stare molto attenta a non lasciarsi prendere dalla foga di una campagna negativa, perché le campagne negative in genere sono state gestite meglio dai repubblicani e poi, nel caso di una persona come Trump, sul negativo è destinato ad affermarsi, almeno dal punto di vista retorico.
D. – L’altro dato che emerge in questi giorni è quanto questi due candidati stiano tirando in ballo altri soggetti, prima di tutto Mosca. Perché?
R. – Colpisce questo improvviso ritorno delle questioni internazionali, tanto più in questa maniera: la Clinton si è molto esposta con questa pesante dichiarazione alla quale i russi hanno risposto immediatamente. C’è da dire che visto il record di comportamenti di Putin, non è che non ci possa essere stato anche un intervento come quello ventilato dalla Clinton che è – in aggiunta – politica molto navigata, quindi in genere molto sorvegliata, molto attenta. E’ vero che è sotto scacco per la questione delle mail e quindi deve cercare in ogni modo di trarsi d’impaccio rispetto a questo. L’altro aspetto interessante di questa storia è che torna un po’ l’ombra di Nixon su questa campagna elettorale, perché se ricordiamo, lì fu un caso in cui veramente la politica estera fu decisiva e ci furono trattative sottobanco tra Nixon e i vietnamiti per favorire Nixon rispetto a Humphrey. E quindi, può anche darsi che in questo caso si riproponga una vicenda come quella che era accaduta nel 1968.
D. – L’attacco in Libia, questa accelerazione della guerra anti-Is voluta da Obama: questa, come l’ipotetica riconquista di Mosul che potrebbe avvenire – qualcuno dice – a ottobre, poco prima del voto in America, favorirebbe la Clinton?
R. – Decisamente. Dietro a questa iniziativa mi pare che non sia difficile vedere anche un’intenzione di risolvere i nodi serissimi, gravissimi sul piano internazionale, ma anche di preparare il terreno per un consolidamento della posizione di Hillary Clinton sul piano elettorale.
Radio Vaticana - E' l’ultimo affondo di Donald Trump, sotto attacco per le offese rivolte ai genitori di un soldato musulmano americano morto in Iraq. Completano il quadro i sondaggi che, a pochi giorni dal rimbalzo di Trump, ora danno favorita l’ex first lady con uno scarto di 6-9 punti. Per un commento sul valore di queste cifre e sugli ultimi risvolti della vicenda elettorale, Gabriella Ceraso ha parlato con Ferdinando Fasce, americanista dell’Università di Genova:
R. – I sondaggi a più riprese, soprattutto nell’arco dell’ultimo ventennio, vista l’intensità e la frequenza con cui vengono fatti, hanno mostrato problemi; in particolare, in questo caso, non bisogna dimenticare che qui siamo sull’onda dell’effetto-convenzioni, quindi sono dati da prendere molto con le molle. In realtà sarà uno scontro molto sul filo di lana …
D. – Anche perché il dibattito decisivo in diretta, prima dell’election day di novembre, si terrà il 26 settembre, quindi probabilmente Trump in questi due mesi di tempo deve cercare di rimescolare un po’ le carte in tavola per risalire la china, se i sondaggi sono veritieri …
R. – Sì, non c’è dubbio. Dovrà cercare di rimescolare le carte: finora lui ha rivelato veramente delle manchevolezze profonde dal punto di vista sostanziale, cioè della conoscenza delle questioni. E credo che la Clinton dovrà stare molto attenta a non lasciarsi prendere dalla foga di una campagna negativa, perché le campagne negative in genere sono state gestite meglio dai repubblicani e poi, nel caso di una persona come Trump, sul negativo è destinato ad affermarsi, almeno dal punto di vista retorico.
D. – L’altro dato che emerge in questi giorni è quanto questi due candidati stiano tirando in ballo altri soggetti, prima di tutto Mosca. Perché?
R. – Colpisce questo improvviso ritorno delle questioni internazionali, tanto più in questa maniera: la Clinton si è molto esposta con questa pesante dichiarazione alla quale i russi hanno risposto immediatamente. C’è da dire che visto il record di comportamenti di Putin, non è che non ci possa essere stato anche un intervento come quello ventilato dalla Clinton che è – in aggiunta – politica molto navigata, quindi in genere molto sorvegliata, molto attenta. E’ vero che è sotto scacco per la questione delle mail e quindi deve cercare in ogni modo di trarsi d’impaccio rispetto a questo. L’altro aspetto interessante di questa storia è che torna un po’ l’ombra di Nixon su questa campagna elettorale, perché se ricordiamo, lì fu un caso in cui veramente la politica estera fu decisiva e ci furono trattative sottobanco tra Nixon e i vietnamiti per favorire Nixon rispetto a Humphrey. E quindi, può anche darsi che in questo caso si riproponga una vicenda come quella che era accaduta nel 1968.
D. – L’attacco in Libia, questa accelerazione della guerra anti-Is voluta da Obama: questa, come l’ipotetica riconquista di Mosul che potrebbe avvenire – qualcuno dice – a ottobre, poco prima del voto in America, favorirebbe la Clinton?
R. – Decisamente. Dietro a questa iniziativa mi pare che non sia difficile vedere anche un’intenzione di risolvere i nodi serissimi, gravissimi sul piano internazionale, ma anche di preparare il terreno per un consolidamento della posizione di Hillary Clinton sul piano elettorale.
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