mercoledì, maggio 11, 2016
L’accesso alla pensione in anticipo non sarà per tutti. A dirlo il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, a margine di un intervento all’Assemblea Rete Imprese.

di Alessandra Caparello

Roma (WSI) -  Il riferimento di Poletti è all’Ape, acronimo di “anticipo pensionistico”, il meccanismo su cui starebbero lavorando i tecnici ministeriali e che potrebbe arrivare con la prossima legge di Stabilità. Ad essere interessati i lavoratori nati nel 1951-1952-1953 che alla vigilia della pensione, sono stati travolti dagli effetti della riforma previdenziale voluta dall’ex ministro Elsa Fornero che ha allungato l’età pensionabile per tutti, donne e uomini. Per tali soggetti il governo starebbe studiando la possibilità di mandarli i pensione con un anticipo di 2-3 anni e una decurtazione dell’assegno previdenziale.

Secondo Poletti però la soluzione al vaglio dei tecnici non può arrivare per tutti.

“Non possiamo dire via il 3% per tutti. Non possiamo fare un’operazione uguale per tutti, alla stessa maniera perché c’è chi lavora e chi è in disoccupazione (…) Il governo è alla ricerca di soluzioni che siano economicamente compatibili e socialmente eque. Stiamo lavorando per costruire un’operazione complessa”.

Con l’occasione del convegno il ministro ha commentato anche la notizie diffuse poco tempo fa dall’Inps, secondo cui sarebbero 100mila i lavoratori assunti nel 2015 con gli sgravi fiscali senza averne i requisiti richiesti dalla legge.

“In Italia accade molto spesso che su una legge ci sia qualcuno che fa il furbo (…) è giusto che chi ha usufruito indebitamente di sgravi fiscali venga duramente colpito (…)”.

Poletti difende comunque a spada tratta le novità arrecate con il Jobs Act e, a suo dire, i nuovi posti di lavoro creati.

“Non credo che questo cambi significativamente i numeri del Jobs act. I posti a tempo indeterminato creati con la decontribuzione sono più di un milione: quindi cambia poco in termini assoluti”.


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