sabato, marzo 12, 2016
Il corpo degli italiani. 

di Mario Sechi 

Corpi nella trama dell’assurdo contemporaneo. Corpi di un’autobiografia collettiva. Corpi inanimati rianimati dalla cronaca. Corpi che vivono in un paese inconsapevole. Corpi della nazione. Corpi oggetto di contesa, di attesa. Corpi catturati, trasportati, legati, picchiati, torturati, umiliati. Corpi crivellati. Corpi profanati dalla guerra. Corpi oggetto di autopsia tribale, legale, nazionale, internazionale .

Corpi che diventano suk politico, merce di scambio, mercatino d’opinione. Corpi finiti prolungati nell’infinito dispiegarsi del male. Corpi nel deserto. Corpi nel sacco. Corpi nell’aereo. Corpi di italiani. Salvatore Failla e Fausto Piano. Nomi. E voci che provengono da un aldilà (s)conosciuto, la Libia, dove il metallico avanzare della Grande Mietitrice esonda dalla registrazione della telefonata di Failla, si stampa sul volto pietrificato dal dolore della moglie, il nome ora sfiorito di speranza, Rosalba. “Aiutami, sono rimasto solo”. Non è la voce, è il corpo che parla.

Tradito, profanato, macellato, a volte scomparso. Il corpo della nazione. 
Il sito di Mario Sechi


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