martedì, giugno 10, 2014
“Il Milan comunica di avere esonerato l'allenatore Clarence Seedorf e di avere affidato la Prima Squadra, fino al 30 Giugno 2016, a Filippo Inzaghi”. 

di Danilo Stefani 

Tutto quello che il Milan doveva dire a Seedorf lo ha detto, e in ventiquattro parole. Lo scarno e freddo comunicato partito dalla sede del Milan nella giornata di ieri, non lascia a spazi a dubbi su un rapporto tribolato sin dalle prime battute. Il distacco da Galliani, con una parte della squadra e con un presidente che via via si è convinto (forse) di averla fatta grossa è stato lacerante. Affidare il Milan a un allenatore che non lo era ancora, sapeva di scommessa che solo un presidente, questo presidente, poteva permettersi.

Ma oltre a perdere la scommessa si può perdere anche la faccia, e il Milan lo ha fatto (ammesso di riuscire a capire quale abbia, e se ne ha una): non un ringraziamento, non un augurio, ventiquattro parole con cui si potrebbe licenziare, vediamo… vediamo, nessuno.

“Ah se Barbara potesse scendere in campo”, tuonava il presidente l’altro giorno (e non si riferiva, stavolta, al campo politico). Ma una volta Lady B. è scesa in campo: chiedere ad Alexandre Pato, lui scomparso da tutti i campi. Fosse finita bene, magari Pato sarebbe rimasto e diventato quel campione che ci si aspettava.

Già, divagazioni a parte l’amore è l’amore e va capito comunque, ma lo stile è lo stile: quando non si distingue più tra scelte e opportunità, e tra bon ton e necessità ecco il comunicato in stile guerra fredda che non ti aspetti (o forse sì?). Auguri e grazie Clarence, aggiungi queste parole.

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