mercoledì, aprile 16, 2014
Il 16 aprile di 87 anni fa nasceva Joseph Ratzinger, eletto papa il 19 aprile del 2005 con il nome di Benedetto XVI. Un pontificato condotto con grande forza e coraggio, come estremamente coraggiosa è stata la sua decisione, comunicata in quello storico 11 febbraio del 2013, di rinunciare al pontificato. 

di Elisabetta Lo Iacono 

Un papa spesso non compreso nella sua grande profondità e umiltà, giudicato ricorrendo alle facili etichette della semplificazione che ne hanno tracciato un profilo improntato alla freddezza e al conservatorismo. Un papa che, se solo fosse stato ascoltato senza fermarsi all'immagine, sarebbe stato conosciuto nella sua profondità ma anche nella sua accessibile semplicità teologica, nella sua grande preparazione, in quell'attenzione all'uomo che niente aveva da "invidiare" ai predecessori né, oggi, al successore.

Quello che ha pesato sulla bilancia dell'opinione pubblica è stata, appunto, l'immagine alla quale affidiamo ormai ogni nostro giudizio. I profondi e rapidi cambiamenti avvenuti nella comunicazione, ci hanno resi schiavi dell'immagine, dei gesti, di frasi brevi e incisive, da portare come tatuaggi nel nostro bagaglio conoscitivo con il quale affrontiamo la quotidianità. In questo senso Benedetto XVI ha pagato lo scotto di non essere un papa comunicativo nel senso moderno del termine, per una peculiarità caratteriale che faceva vincere la timidezza su quella spontaneità e imprevedibilità che tanto piace alle folle. Così come aveva dimostrato nel suo intenso pontificato il predecessore Giovanni Paolo II.

I fedeli, ormai, non vogliono solo le omelie ma emerge quasi l'esigenza di avere un supporto visivo, di ascoltare messaggi brevi e incisivi, di inserire il papa nei propri schemi mentali e comunicativi, di condividerlo facilmente negli spazi di vita reale e virtuale. Benedetto è arrivato dopo il pontificato di Giovanni Paolo II, lungo più di un quarto di secolo. Ha raccolto un testimone difficile, un periodo di forti cambiamenti che hanno investito l'uomo. Ha affrontato tanti nodi di un mondo sempre più complesso, ha fatto fronte con risolutezza a problemi gravi e urgenti come la piaga della pedofilia. Sempre con la sua riservata fermezza non sempre colta e accolta.

Ha compiuto una scelta - quella di rinunciare al pontificato - di per sé rivoluzionaria e capace di denotare la sua forza, lucidità e lungimiranza, nonostante l'età avanzata. Un atto di amore verso la Chiesa che non è stato compreso appieno, ricorrendo alla lettura semplicistica della rinuncia come gesto di debolezza e di abbandono. La figura così carismatica del nuovo pontefice non ha favorito uno sguardo scevro da pregiudizi e giudizi avventati.

Eppure Benedetto è il papa che ha raccolto l'eredità di Wojtyla ed ha aperto la strada all'elezione di Francesco, un papa amato e stimato dal suo predecessore Giovanni Paolo II così come dal successore che, puntualmente, dimostra a parole e fatti questo bel legame affettivo tra il papa emerito e il papa regnante.

Solo il tempo potrà aiutare a comprendere la grandezza di papa Benedetto, grazie a quella visione d'insieme e a quella prospettiva sedimentata che la storia può offrire. Ma quello è il futuro, mentre oggi abbiamo la consapevolezza che papa Benedetto continua a offrire il suo servizio alla Chiesa, sia nella preghiera sia con una discreta disponibilità. Oggi a papa Benedetto vanno i nostri auguri ma anche il nostro grazie per la sua incisiva testimonianza di amore e dedizione alla Chiesa.


"Torre dei Venti", il blog di Elisabetta Lo Iacono

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