martedì, ottobre 08, 2013
Intervista col capo dei cappellani 

Radio Vaticana - “L’Italia viene a porsi in una condizione umiliante sul piano internazionale per violazione dei principi sul trattamento umano dei detenuti”. Lo ha scritto il presidente Giorgio Napolitano nel suo messaggio alle Camere sull’emergenza carceri. Per il Capo dello Stato bisogna agire urgentemente per limitare il sovraffollamento. Dunque bisogna valutare la possibilità “aministia e indulto”, “depenalizzazione” e “domiciliari”. Sull’efficacia delle pene alternative Alessandro Guarasci ha sentito don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane

R. - Nell’immediato non risolverebbe il problema, perché le norme prevedono tutte già abbondantemente le pene alternative, ma i meccanismi burocratici di applicazione di queste norme, così come sono oggi, rendono molto difficile la loro applicazione. Ci sono troppi - diciamo - attori che devono dire “sì” per una pena alternativa al carcere per chi finisce in carcere. Quindi dire che, in ogni caso, una delle soluzioni è sicuramente dare maggiori pene alternative, ha senso se si entra nell’ottica di un cambiamento giuridico che fa vedere la pena alternativa come non pena carcere, cioè che non si fa il carcere, ma si fa l’affidamento probation.

D. - Nell’immediato quello che regge sono o amnistia o indulto?

R. - Nell’immediato, per risolvere il problema oggettivo di oggi del sovraffollamento, non rimane che quello nella concretezza. E’ chiaro che se avviene solo quello, in particolare se poi dopo non si fanno le riforme strutturali, come giustamente ha detto il Capo dello Stato, ricomincia tutto il meccanismo per cui si cresce di nuovo nell’entrata del carcere. Bisogna produrre la riforma dell’amministrazione della giustizia.

D. - Serve intervenire, secondo lei, anche con più fondi per progetti che poi siano finalizzati al reinserimento? Su questo l’Italia fa sempre molto poco…

R. - Questo è un altro aspetto di concretezza, perché porre delle persone con l’indulto al di fuori del carcere, viste le situazioni che sono oggi in carcere - tossicodipendenti, malati mentali, immigrati irregolari - senza degli strumenti di accoglienza e di accompagnamento, vuol dire buttarli sulla strada. Di che cosa vivranno? Naturalmente possiamo ipotizzare che se non hanno soluzioni positive, useranno i metodi che usavano prima. E’ una questione di accoglienza e di solidarietà, che veda nello strumento di pena esterna al carcere, con tutti i vincoli che si possono immaginare, uno strumento principe.


Sono presenti 0 commenti

Inserisci un commento

Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.



___________________________________________________________________________________________
Testata giornalistica iscritta al n. 5/11 del Registro della Stampa del Tribunale di Pisa
Proprietario ed Editore: Fabio Gioffrè
Sede della Direzione: via Socci 15, Pisa