domenica, luglio 07, 2013
Celebrerà in un calice intagliato nel legno di una barca di migranti, utilizzerà la decappottabile di un residente e getterà una corona di fiori davanti alla porta d’Europa. Il primo viaggio del pontefice nella periferia d’Europa

Città Nuova - «Quando ero piccola e vedevo gli aerei passare sul cielo di Lampedusa mi chiedevo se un giorno anche noi li avremmo visti atterrare sulla nostra isola: è accaduto. Quando poi vedevo i vari papi in tv pensavo: chissà se accadrà di vederlo nelle nostre strade. Lunedì papa Francesco sarà con noi e questo ci riempie di gioia, ma allo stesso tempo sembra un sogno». Questo è il commento di Silvia, insegnante di lettere, in attesa del pontefice che, per la prima volta nella storia della Chiesa, metterà piede su questo scoglio del Mediterraneo. La vita scorre con l’ordinarietà di tutti i giorni, ma si avverte nell’aria la trepidazione e l’attesa. Avere a che fare con la gendarmeria vaticana non è di tutti i giorni, come organizzare un tragitto sicuro per le piccole strade del centro. E la convocazione dell’altra sera in parrocchia aveva dello straordinario: ogni angolo era stipato da gente che si offriva per i servizi. La particolarità era però che non si trattava solo di lampedusani, ma anche i turisti presenti si erano sentiti interpellati nel dare una mano.

Si distribuiscono i pass per i ministri straordinari dell’eucarestia e per il servizio d’ordine; si allestisce la piccola sala stampa, mentre gli operai del comune, sotto il sole cocente, abbattono un muretto dello stadio per consentire anche dal lungomare la partecipazione e la visuale sull’altare della messa che si celebrerà nel piccolo campo di calcio.

Il coro parrocchiale prepara la celebrazione, un po’ come tutte le domeniche, ma stavolta il celebrante sarà eccezionale. Eppure il papa ha lasciato a loro la gioia di questa festa, niente esterni o cantori personali. Anche la macchina che lo porterà dall’aeroporto al molo di Cala Pisana sarà quella di un residente: una fiat campagnola bianca riadattata per l’occasione.

I pescatori lustrano i pescherecci: saluteranno Francesco dal mare quando salperà dal molo che in questi anni ha visto radunati, perquisiti e imbarcati migliaia di migranti alla ricerca di una nuova vita. Su questo lastrone di cemento a picco sulle acque incontrerà e saluterà i migranti presenti sull’isola e che l’altra mattina hanno improvvisato una piccola manifestazione di protesta: cosa inusuale perché la convivenza pacifica è assodata, ma anche loro avvertono la storicità di questo momento e vorrebbero certezze sul loro futuro. Cosa dirà loro il papa è una sorpresa. Dalla motovedetta della guardia costiera il pontefice percorrerà poi un tratto di costa per gettare una corona di fiori davanti alla porta d’Europa, l’opera artistica di Mimmo Paladino, situata sulla punta più a sud dell’isola, che in questi anni non solo ha visto accogliere, ma è stata testimone della morte di migliaia di migranti. Proprio dal legno di una barca recuperata in mare sarà ricavato il calice e il pastorale della celebrazione liturgica.

«La scelta dell'isola di Lampedusa, come primo viaggio, da parte del Santo Padre, è essa stessa un messaggio forte che ci aiuta a leggere la storia con gli occhi di Dio», ha detto in un suo messaggio Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, alla cui diocesi appartiene l’arcipelago delle Pelagie. Per la sua strategica posizione è la terra di approdo di migliaia di profughi provenienti dal vicino continente africano in cerca di una vita dignitosa. Tale fenomeno, nella sua complessità e con il carico di sofferenza che manifesta, è l'espressione di un bisogno di giustizia che riguarda milioni di figli di Dio che non può più essere taciuto.

Il sindaco dell’isola. Giusi Nicolini, non nasconde le difficoltà con cui ogni giorno lei e la sua gente sono chiamati a misurarsi: 20 chilometri quadrati hanno dovuto farsi carico di oltre seimila arrivi solo nell’ultimo anno e si tace sui numeri delle sepolture e sui recuperi dei cadaveri.

«L’arrivo del pontefice è una bellissima notizia e dimostra una sensibilità fuori dal comune, quella di un papa umano che ha a cuore la sorte degli esseri umani – commenta la Nicolini –. Da oggi la mia isola non è più il confine d’Italia e dell’Europa, ma l’inizio del cammino pastorale di papa Francesco. Mi auguro che l’Europa sappia ascoltare le sue parole».

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