Un marcia dei “martiri del colpo di stato” con l’obiettivo di far scendere in piazza un milione di persone è stata indetta dai sostenitori del presidente destituito lo scorso 3 luglio, Mohamed Morsi.
Misna - L’iniziativa, prevista per martedì, è stata annunciata con un comunicato congiunto diffuso al Cairo da una coalizione di forze e movimenti favorevoli a Morsi e ai Fratelli musulmani. Per oggi invece, dopo il tramonto, la stessa coalizione ha chiesto ai pro-Morsi di raggiungere ovunque edifici amministrativi e sedi delle forze di sicurezza per denunciare “gli atti criminali commessi”, soprattutto “l’uso di colpi d’arma da fuoco” contro i manifestanti. L’appello è stato lanciato dopo un fine settimana segnato dalle più gravi violenze dalla destituzione di Morsi tre settimane fa.
Nella notte tra sabato e domenica due sostenitori del presidente destituito sono stati uccisi a Port Said, all’ingresso settentrionale del Canale di Suez, e nella città di Kafr el-Zayat mentre un’altra trentina di persone è rimasta ferita in violenti scontri scoppiati dopo i funerali di un giovane pro-Morsi e in altre manifestazioni contro il capo dell’esercito, il generale Abdel Fattah al Sissi. Sabato in proteste di segno opposto almeno 72 egiziani hanno perso la vita e altri 400 sono stati feriti in tafferugli e cortei dispersi con la forza al Cairo. Le due parti rivali si sono addossate a vicenda la responsabilità dell’episodio più grave dell’ultimo mese, durante il quale le vittime della crisi politica sono state più di 300.
Nonostante le condanne della comunità internazionale e le accuse dei difensori dei diritti umani, tra cui l’ong Human Rights, che hanno denunciato “un disprezzo criminale delle nuove autorità per la vita umana”, il governo di transizione ha replicato con toni duri. Al termine di una riunione del Consiglio di difesa nazionale, presieduto dal nuovo capo di stato ad interim Adly Mansour, sono state annunciate “misure decisive e ferme nei confronti dei manifestanti che andranno oltre il diritto all’espressione pacifica e responsabile della propria opinione”. La più alta autorità musulmana in Egitto, l’imam d’Al-Azhar, lo cheikh Ahemd Al-Tayeb, ha chiesto l’apertura di “un’inchiesta urgente” per fare luce sulle ultime violenze mentre il premio Nobel per la Pace Mohamed El Baradei ha condannato “l’uso eccessivo della forza”. In visita al Cairo, oggi il capo della diplomazia europea Catherine Ashton incontrerà lo stesso Baradei ma anche il presidente ad interim Mansour, la direzione dei Fratelli musulmani e i responsabili del movimento Tamarod (ribellione) all’origine delle mega proteste dello scorso 30 giugno.
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Nonostante le condanne della comunità internazionale e le accuse dei difensori dei diritti umani, tra cui l’ong Human Rights, che hanno denunciato “un disprezzo criminale delle nuove autorità per la vita umana”, il governo di transizione ha replicato con toni duri. Al termine di una riunione del Consiglio di difesa nazionale, presieduto dal nuovo capo di stato ad interim Adly Mansour, sono state annunciate “misure decisive e ferme nei confronti dei manifestanti che andranno oltre il diritto all’espressione pacifica e responsabile della propria opinione”. La più alta autorità musulmana in Egitto, l’imam d’Al-Azhar, lo cheikh Ahemd Al-Tayeb, ha chiesto l’apertura di “un’inchiesta urgente” per fare luce sulle ultime violenze mentre il premio Nobel per la Pace Mohamed El Baradei ha condannato “l’uso eccessivo della forza”. In visita al Cairo, oggi il capo della diplomazia europea Catherine Ashton incontrerà lo stesso Baradei ma anche il presidente ad interim Mansour, la direzione dei Fratelli musulmani e i responsabili del movimento Tamarod (ribellione) all’origine delle mega proteste dello scorso 30 giugno.
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