lunedì, maggio 13, 2013
La pm di Milano, il giorno dopo la messa in onda su Canale 5 della docufiction sul processo a carico di Berlusconi, dà il via alla requisitoria con parole molto dure nei confronti dell’imputato 

Per la Boccassini non ci sono dubbi: quello che accadeva ad Arcore era “un sistema prostitutivo organizzato per il soddisfacimento sessuale di Silvio Berlusconi”. La pm parla “oltre ogni ragionevole dubbio”, e con la stessa fermezza afferma che quello che accadeva ad Arcore tra il premier e le ragazze era vera “prostituzione”. Però, prima di affermare tutto ciò, ci tiene a sottolineare “l’importanza della tutela del minore al punto che sono intervenute due leggi importanti, una nel febbraio 2006, la numero 38, e l’altra nel marzo del 2008, volute dal governo Berlusconi”.

Le accuse a carico di Berlusconi sono infatti sia quella per prostituzione minorile (Ruby non aveva ancora 18 anni al tempo delle cene ad Arcore) sia quella per concussione. La ragazza era solita mentire riguardo la propria età ma, secondo la Boccassini, Emilio Fede (che presentò Ruby a Berlusconi) doveva sapere della minore età della ragazza che aveva conosciuto a un concorso di bellezza, perché in un’intercettazione diceva che aveva “13 anni”. Sempre la pm si domanda retoricamente: “Possiamo credere che una persona che ha dedicato la sua vita e il suo credo a Berlusconi come Emilio Fede non gli abbia detto che Ruby era minorenne?”.

Proprio ieri sera, una delle emittenti televisive di Berlusconi ha messo in onda una docufiction intitolata “La guerra dei vent’anni: Ruby, ultimo atto”, da molti considerato un tentativo del premier di utilizzare le sue reti per tentare di essere scagionato (perlomeno dall’opinione pubblica) per mezzo della spettacolarizzazione dei fatti.

La Boccassini non si limita a parlare della ragazza marocchina, ma tenta di spiegare tutto il meccanismo che si sarebbe innescato ad Arcore in quel periodo: non si parla solo di ragazze disagiate come Ruby, ma spesso anche di giovani donne di buona famiglia. In ogni caso “tutte volevano avvicinare il presidente del consiglio nella speranza di ottenere denaro o favori”, sostiene la pm. “Ruby – continua - aveva da Silvio Berlusconi direttamente quello che le serviva per vivere in cambio delle serate ad Arcore”.

In effetti, quando Ruby fu fermata per furto la notte tra 26 e 27 maggio 2010, la ragazza aveva in tasca svariate banconote da 500 euro. Quella notte ebbe un ruolo fondamentale anche Nicole Minetti, che la Boccassini definisce come quella “pagata dal contribuente. Proprio alla Minetti fu dato l’incarico di andare a recuperare Ruby in questura a Milano. Quella notte la pm minorile di turno è Anna Maria Fiorillo che da subito si insospettisce, dato che la ragazza le rivela che per vivere fa la danza del ventre, e dispone l’affido a una comunità.

Già in precedenza, Ilda Boccassini aveva sostenuto che si erano mosse parecchie persone per il rilascio dell’allora minorenne Ruby: la Minetti, Michelle Coincecao Santos de Oliveira, lo stesso Berlusconi ed altri. Invece, i nomi che l’accusa indica come il motore delle “Olgettine”, sono ancora di più, anche se il legale di Berlusconi Niccolò Ghedini ha precisato più volte che si trattava di “cene eleganti”, tutt’altra cosa rispetto al “sistema prostituivo organizzato” di cui parla la Boccassini.


Sono presenti 3 commenti

Anonimo ha detto...

Un fatto è certo, qualsiasi altro sarebbe in galera da vent'anni, colpevole o innocente.

Anonimo ha detto...

Concordo con il precedente commentatore , ho paura che non andrà in galera , ma sarei già contenta se non potesse più ricoprire cariche politiche , in tanti diremmo: finalmente ha finito di prenderci in giro per salvare se stesso!!

Anonimo ha detto...

Avanti! Crucifige!

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