Alle domande dei giornalisti ammette: “Sento peso sulle spalle più forte della mia capacità di reggerlo”
Questa mattina Giorgio Napolitano ha fatto il nome di Enrico Letta per formare il nuovo esecutivo. Il Presidente della Repubblica lo ha convocato al Quirinale per le 12.30 per la nomina a premier dopo le consultazioni-lampo. Quella di Letta è sicuramente una scelta più politica rispetto al nome di Giuliano Amato, che si è comunque definito “assolutamente soddisfatto”. Soddisfatto anche il dimissionario Pierluigi Bersani. In effetti Enrico Letta ha un curriculum molto ricco in fatto di politica, pur avendo solo 46 anni: si laurea a Pisa in Scienze Politiche e, prima di diventare vicesegretario del PD, è stato il ministro più giovane della storia della Repubblica a soli 32 anni. E’ stato, tra le altre cose, Ministro dell’Industria nel secondo governo D’Alema e nel governo Amato del 2001 e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dell’ultimo governo Prodi.
La difficile scelta di Napolitano è ricaduta proprio su di lui, che in merito ha dichiarato: “E' una responsabilità che sento forte sulle mie spalle. E se posso permettermi, la sento più forte e pesante della mia capacità di reggerla”. “Mi metto con grande determinazione al lavoro – ha poi aggiunto - perché penso che il paese abbia bisogno di risposte. Gli italiani non ne possono più di giochi e giochetti della politica, vogliono risposte, io mi metto davanti a loro con grande umiltà e senso dei miei limiti con una responsabilità che mi onora”. Le priorità, secondo il vice-segretario dimissionario del Pd, sono: emergenza giovani, riduzione del numero dei parlamentari, revisione del ‘bicameralismo’ e nuova legge elettorale. Per fare questo, ha chiarito, “parlerò con tutte le forze politiche in parlamento”.
I commenti e le perplessità si sono manifestate molto presto. Addirittura prima che la convocazione di Letta fosse resa ufficiale, Alfano ha lanciato un avvertimento: “E’ desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie”. Il segretario del Pdl manifesta la sua preoccupazione a causa delle divisioni interne del Pd, che potrebbero impedire all’Italia di avere un governo stabile: “O il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure – conclude Alfano - se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo”.
In merito alla sua nomina Enrico Letta afferma: “Questo governo non nascerà a tutti i costi ma se ci saranno le condizioni”. Per Giorgio Napolitano invece il governo dovrà nascere, e a tutti i costi: “Confido che tutti cooperino, anche i mezzi di informazione – ha dichiarato il Capo dello Stato - per creare il clima di massima distensione piuttosto che vecchie tensioni”. Napolitano è categorico: “Non ci sono alternative al successo”.
Questa mattina Giorgio Napolitano ha fatto il nome di Enrico Letta per formare il nuovo esecutivo. Il Presidente della Repubblica lo ha convocato al Quirinale per le 12.30 per la nomina a premier dopo le consultazioni-lampo. Quella di Letta è sicuramente una scelta più politica rispetto al nome di Giuliano Amato, che si è comunque definito “assolutamente soddisfatto”. Soddisfatto anche il dimissionario Pierluigi Bersani. In effetti Enrico Letta ha un curriculum molto ricco in fatto di politica, pur avendo solo 46 anni: si laurea a Pisa in Scienze Politiche e, prima di diventare vicesegretario del PD, è stato il ministro più giovane della storia della Repubblica a soli 32 anni. E’ stato, tra le altre cose, Ministro dell’Industria nel secondo governo D’Alema e nel governo Amato del 2001 e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dell’ultimo governo Prodi.
La difficile scelta di Napolitano è ricaduta proprio su di lui, che in merito ha dichiarato: “E' una responsabilità che sento forte sulle mie spalle. E se posso permettermi, la sento più forte e pesante della mia capacità di reggerla”. “Mi metto con grande determinazione al lavoro – ha poi aggiunto - perché penso che il paese abbia bisogno di risposte. Gli italiani non ne possono più di giochi e giochetti della politica, vogliono risposte, io mi metto davanti a loro con grande umiltà e senso dei miei limiti con una responsabilità che mi onora”. Le priorità, secondo il vice-segretario dimissionario del Pd, sono: emergenza giovani, riduzione del numero dei parlamentari, revisione del ‘bicameralismo’ e nuova legge elettorale. Per fare questo, ha chiarito, “parlerò con tutte le forze politiche in parlamento”.
I commenti e le perplessità si sono manifestate molto presto. Addirittura prima che la convocazione di Letta fosse resa ufficiale, Alfano ha lanciato un avvertimento: “E’ desolante la lettura, sui giornali di questa mattina, delle dichiarazioni di numerosissimi esponenti del Partito Democratico. Un florilegio di attacchi al Popolo della Libertà, al suo leader e alla storia del nostro partito, unito a organigrammi, nomi, poltrone e cadreghe varie”. Il segretario del Pdl manifesta la sua preoccupazione a causa delle divisioni interne del Pd, che potrebbero impedire all’Italia di avere un governo stabile: “O il governo è forte, politico (con i tecnici abbiamo già dato), duraturo e capace di affrontare la crisi economica oppure – conclude Alfano - se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo”.
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