Per tanti sono il volto della Chiesa. In tutto il mondo, le suore gestiscono le più svariate iniziative sociali e opere pastorali, in posti in cui pochi desidererebbero vivere.
Ogni anno Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzia circa 800 progetti per le religiose. Alcune comunità sono sostenute ormai da decenni dalla fondazione pontificia che provvede al sostentamento delle suore, garantisce loro assistenza sanitaria, si preoccupa della formazione delle novizie, costruisce e ristruttura le loro case e conventi. «Mi colpisce sempre molto la loro totale e disinteressata devozione per il prossimo – afferma Regina Lynch, responsabile internazionale della sezione progetti di Aiuto alla Chiesa che Soffre – In ogni angolo della terra le suore mettono a rischio la loro stessa vita e percorrono enormi distanze in terribili condizioni per raggiungere i più bisognosi. Siamo molto fortunati ad avere queste “Marta” e “Maria” nel mondo».
A São Salvador da Bahia, in Brasile, circa 800 suore si prendono cura di oltre 3milioni di abitanti. La città è in rapido sviluppo e sono in molti ad abbandonare le campagne per il grande agglomerato urbano. La maggior parte delle volte, però, i sogni di una vita migliore si infrangono contro una realtà fatta di baracche fatiscenti. È lì che operano le suore, aiutando i poveri, curando gli ammalati e gestendo numerose scuole. E siccome molte delle congregazioni di religiose sono nate e si sono sviluppate in Brasile, queste non godono neanche del supporto di una congregazione internazionale. Molte di loro possono però contare sull’aiuto di ACS e continuare così ad operare tra le favelas.
Anche a Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo, dove la violenza è parte della vita quotidiana, ci sono più di 200 suore che in un Paese dilaniato dalla guerra non abbandonano chi ha bisogno. Sono le Figlie della Resurrezione, una congregazione particolarmente cara ad ACS perché nata grazie all’aiuto del fondatore dell’Opera, padre Werenfried van Straaten.
Sono solo alcuni esempi dell’immenso contributo delle religiose alla comunità mondiale. Come le suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore che a Jdeideh, vicino Beirut, aiutano i rifugiati siriani e iracheni. Dal 2011 al 2012 ne hanno accolti oltre 15mila, di cui tantissimi bimbi per i quali hanno organizzato speciali attività. «Il nostro desiderio più grande e principale obiettivo – scrive una delle sorelle ad ACS – è che questi piccoli possano finalmente avere l’opportunità di essere davvero bambini».
Ci sono poi religiose che dedicano la loro vita alla preghiera. «Le monache di clausura – continua la Lynch – sono altrettanto altruiste nella loro devozione alla preghiera e mi commuove la curiosità e la compassione per il mondo esterno che si scorge nei loro occhi». ACS ha sempre finanziato la costruzione di monasteri e sostenuto le contemplative, come nel caso della comunità delle Carmelitane di Karaganda in Kazakistan e di quella di Tangeri in Marocco.
Ogni anno Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzia circa 800 progetti per le religiose. Alcune comunità sono sostenute ormai da decenni dalla fondazione pontificia che provvede al sostentamento delle suore, garantisce loro assistenza sanitaria, si preoccupa della formazione delle novizie, costruisce e ristruttura le loro case e conventi. «Mi colpisce sempre molto la loro totale e disinteressata devozione per il prossimo – afferma Regina Lynch, responsabile internazionale della sezione progetti di Aiuto alla Chiesa che Soffre – In ogni angolo della terra le suore mettono a rischio la loro stessa vita e percorrono enormi distanze in terribili condizioni per raggiungere i più bisognosi. Siamo molto fortunati ad avere queste “Marta” e “Maria” nel mondo».
A São Salvador da Bahia, in Brasile, circa 800 suore si prendono cura di oltre 3milioni di abitanti. La città è in rapido sviluppo e sono in molti ad abbandonare le campagne per il grande agglomerato urbano. La maggior parte delle volte, però, i sogni di una vita migliore si infrangono contro una realtà fatta di baracche fatiscenti. È lì che operano le suore, aiutando i poveri, curando gli ammalati e gestendo numerose scuole. E siccome molte delle congregazioni di religiose sono nate e si sono sviluppate in Brasile, queste non godono neanche del supporto di una congregazione internazionale. Molte di loro possono però contare sull’aiuto di ACS e continuare così ad operare tra le favelas.
Anche a Bukavu, nella Repubblica Democratica del Congo, dove la violenza è parte della vita quotidiana, ci sono più di 200 suore che in un Paese dilaniato dalla guerra non abbandonano chi ha bisogno. Sono le Figlie della Resurrezione, una congregazione particolarmente cara ad ACS perché nata grazie all’aiuto del fondatore dell’Opera, padre Werenfried van Straaten.
Sono solo alcuni esempi dell’immenso contributo delle religiose alla comunità mondiale. Come le suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore che a Jdeideh, vicino Beirut, aiutano i rifugiati siriani e iracheni. Dal 2011 al 2012 ne hanno accolti oltre 15mila, di cui tantissimi bimbi per i quali hanno organizzato speciali attività. «Il nostro desiderio più grande e principale obiettivo – scrive una delle sorelle ad ACS – è che questi piccoli possano finalmente avere l’opportunità di essere davvero bambini».
Ci sono poi religiose che dedicano la loro vita alla preghiera. «Le monache di clausura – continua la Lynch – sono altrettanto altruiste nella loro devozione alla preghiera e mi commuove la curiosità e la compassione per il mondo esterno che si scorge nei loro occhi». ACS ha sempre finanziato la costruzione di monasteri e sostenuto le contemplative, come nel caso della comunità delle Carmelitane di Karaganda in Kazakistan e di quella di Tangeri in Marocco.
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