domenica, febbraio 17, 2013
Elio e le Storie tese pigliatutto: 2° posto, premio della critica e per il miglior arrangiamento. Terzi i Modà. Bianca Balti chic, Bocelli sul palco con il figlio. Littizzetto vincitrice morale del Festival.

di Cristina Bianchino

Fin dalla prima sera era apparso subito chiaro chi fosse il favorito: Marco Mengoni non ha tradito i pronostici e ieri sera ha vinto la 63esima edizione del Festival di Sanremo con la canzone "L'essenziale". Un brano dal testo semplice, con passaggi toccanti, e di grande impatto musicale. Per la quarta volta, negli ultimi 5 anni, a trionfare è un cantante scoperto da un talent show: Marco è stato infatti il vincitore della terza edizione di X-Factor nel 2009, con buona pace dei suoi detrattori. A determinare il verdetto finale è stato il televoto per il 50 per cento; sull’altra metà ha inciso la giuria di qualità, a dimostrazione che Mengoni ha saputo convincere anche i critici. E nel maggio prossimo, a Malmoe in Svezia, rappresenterà l'Italia all'Eurovision Song Contest 2013.
Con lui, nei piani alti della classifica provvisoria, nei giorni scorsi c’erano anche Annalisa Scarrone (Amici di Maria De Filippi) e Chiara Galiazzo (X-Factor 2012). Le due giovani però non sono arrivate al podio. La giuria di qualità, dunque, ha preferito il cantante di Ronciglione, classe 1988, con l’aria smarrita e la voce modulata.

Se la vittoria di Mengoni era più o meno prevedibile, ha sorpreso invece il secondo posto di “Elio e le Storie Tese” con “La canzone mononota”. Loro puntavano al quarto posto, dicevano che, al limite, avrebbero accettato il terzo: “Il secondo è davvero molto grave - ha commentato Elio tra il serio e il faceto - non vogliamo essere etichettati come i Toti Cutugni del XXI secolo". Il gruppo si è portato a casa anche il Premio della Critica Mia Martini e quello per il miglior arrangiamento.
Ieri sera hanno creato un nuovo, sorprendente show: dopo le protesi in testa “come i Romulani di Star Trek”, dopo la versione “nani” di due sere fa, per la finale hanno voluto esagerare, esibendosi in versione extralarge, grassissimi grazie a protesi di silicone sul viso e gommapiuma nei vestiti. Il risultato è stato impressionante, ma in linea con il loro stile. Basta scorrere con i ricordi fino a 17 anni fa, quando si presentarono alla finale di Sanremo del 1996 in abiti da alieni e con la testa rasata colorata di argento, stile “Rockets”. E quasi dispiace che non vi sia anche una sesta serata: sarebbe stato divertente scoprire cos’altro avrebbero inventato per stupirci.

Terzo posto per i Modà con “Se si potesse non morire”, una ballata che ben si adatta ai toni di Kekko Silvestre... e in fondo l’ha scritta lui! Niente sperimentazioni, il brano è semplice ma d’impatto. Ascoltandolo di nuovo, alcune frasi restano più di altre: “Se si potesse rinascere ogni mese, per risentire la dolcezza di una madre e un padre. Dormire al buio senza più paure”. Un altro successo che va ad aggiungersi al secondo posto di due anni fa con “Arriverà”, insieme a Emma Marrone (disco multiplatino) e con il riconoscimento dello scorso anno per Francesco Silvestre che ha firmato il brano “Non è l’inferno” con cui Emma ha vinto Sanremo 2012.

Con il mix tra voto popolare e giuria di qualità, la classifica – come previsto – ha subito dei cambiamenti. Questa è quella finale completa:
1. Marco Mengoni
2. Elio e le Storie Tese
3. Modà
4. Malika Ayane
5. Raphael Gualazzi
6. Daniele Silvestri
7. Max Gazzè
8. Chiara
9. Annalisa
10. Maria Nazionale
11. Simone Cristicchi
12. Marta sui Tubi
13. Simona Molinari & Peter Cincotti
14. Almamegretta

Un festival che ha decretato un’altra vittoria, quella di Luciana Littizzetto, vincitrice morale del Festival, con le sue battute puntuali e irriverenti. Ieri sera è arrivata all’Ariston vestita da farfalla con tanto di ingombranti ali colorate: un chiaro riferimento alla farfallina di Belen Rodriguez, il tatuaggio che lo scorso anno furoreggiò a Sanremo. Fazio le chiede: “Cosa significa?”. E lei: “Non c’è Belen, ci sono io: Belàn!”. Ed è solo l’inizio di una serata dove il ciclone Littizzetto ha monopolizzato l’attenzione con la solita, simpatica sfrontatezza.
Con l’arrivo di Bianca Balti, si ripete il copione della rivalità con la bellona di turno. La top model italiana scende le scale del teatro, fasciata in uno splendido abito firmato “Dolce e Gabbana”: bianca come un cigno, entra senza scarpe per non mettere in imbarazzo la Littizzetto. Ma Lucianina non si fa incantare e parte subito con battutine a raffica: “Vicine siamo uno spettacolo, siamo Bianca e Bernie”. E ancora: “Abbiamo lo stesso problema, perché siamo bellissime e la gente si ferma solo al nostro aspetto esteriore”, dice la comica – “Di lei soprattutto vogliono vedere come è fatta dentro, soprattutto entrando dallo stesso ingresso”, e la platea esplode in una fragorosa risata, con applauso annesso. Esagera anche: “So che ami girare nuda per casa. Se vuoi farlo anche qui, magari si alza l’ascolto e anche qualcos’altro…” dice Lucianina. L’idea è quella di rubare la scena alla top model e un po’ ci riesce.
Poi si esibisce in un monologo sulla bellezza: “Col cavolo che la bellezza non conta: io vorrei avere il culo di Penelope Cruz, il corpo di Cameron Diaz e le tette della Cucinotta. Invece ho il di dietro di Tom Cruise, il corpo di Mentana e le tette di Giacobbo”. E si chiede: “La bellezza è davvero così importante nella vita? No. È fondamentale. Se sei bella e inciampi per strada ti raccolgono; se sei brutta finisci su youtube”. La conclusione è un tributo a quei brutti che sono diventati grandi e che ci hanno “regalato lo splendore di un’avvenenza diversa. Ennio Flaiano, Rita Levi Montalcini, Totò, Leopardi, Pertini, Nicola Arigliano, Ligabue il pittore (“non il cantante che è gnoccone”), Coppi e Bartali, Eduardo, Aldo Fabrizi, Tina Pica, Bice Valori, Ave Ninchi, Pavarotti, e mi spingo fino a Noè, che non era Brad Pitt ma ha salvato un mucchio di bestie”. Un altro bel colpo messo a segno da Lucianina!

E certo non si risparmia quando incontra Martin Castrogiovanni, pilone della nazionale italiana di rugby, 190 cm per quasi 120 chili, subito fagocitato dalla Littizzetto: “Che armadio! Finalmente possiamo dare un certo peso al programma!”. Secondo lei Martin parla e ha i capelli come Belen; e lui puntualizza: “Ma non ho la farfalla”. E le offre la battuta su un piatto d’argento: “La farfalla ce la metto io!”.

E per chi si fosse perso qualcosa, la coppia d’oro della tv ha perfino messo nero su bianco il meglio di questo Festival, ovvero “le strane cose viste a Sanremo”. Luciana: “Ho visto Fabio Fazio sveglio dopo le nove e mezza di sera”. Fazio: “Ho visto Luciana Littizzetto vestita da donna”. Fazio: “Ho visto Top Model e Tap Model”. Luciana: ”E io ho visto Rocco Siffredi…. vestito”. Fazio: “Ho sentito qui Roberto Giacobbo dire che non c’era da preoccuparsi, nessun meteorite in arrivo”. Luciana: “Ho visto l’Armata Rossa occupare l’Ariston agli ordini di Toto Cutugno!”. Pillole esilaranti.

Bianca Balti cambia quattro abiti: bianco, nero (bolero e pantaloni), pizzo nero e pizzo rosso. Con i colori scuri la sua magrezza si fa più evidente, quasi esagerata. Ma non si può non ammirarla: è semplice e chic. E rende onore al made in Italy di Dolce e Gabbana. Peccato che la sua partecipazione non abbia brillato per incisività: forse troppo schiacciata dalla Littizzetto, la modella è apparsa un po’ smarrita, soprattutto quando, per salvarsi dall’imbarazzo, o semplicemente perché non sapeva cosa dire, continuava ad esibirsi in fastidiose risatine… Ma lei è destinata ad altro, ai set e alle passerelle internazionali. Ed è proprio quello che Fazio le chiede di fare: una mini sfilata sul palco dell’Ariston. Manco a dirlo, inciampa e rischia di ruzzolare a terra. La Littizzetto non finge neanche di preoccuparsi ed esulta come un ultrà allo stadio.

Il momento comico con Claudio Bisio lascia un po’ perplessi. Il prologo è quello edulcorato del mondo Disney: prende in giro Topolino, Nonna Papera e Qui Quo Qua. Ma è solo un pretesto per arrivare alla politica. Non fa (tanti) nomi, non accusa direttamente, parla di politica, senza toccare i politici. Un monologo un po’ furbetto, apprezzabile in alcuni passaggi, ma poco efficace in generale. Non brilla.

Per la serata finale, Fazio cala il suo asso: il superospite internazionale questa volta è italiano e si chiama Andrea Bocelli. Il grande tenore torna a Sanremo per cantare alcuni brani del suo ultimo album “Passione”, uscito poche settimane fa: “La voce del silenzio”, “Quizas Quizas Quizas”. Commozione quando esegue “Love me tender”, accompagnato al piano dal figlio Amos, 18enne. Davanti a milioni di telespettatori, Fazio si rende anche protagonista di un paio di gaffe: prima non calcola bene l’altezza di Bocelli e gli mette il microfono troppo basso; poi, nel salutarlo, gli dice “Ci vediamo” (!!!). Ma anche questo è Sanremo: ogni cosa è amplificata.

Facendo qualche passo a ritroso, ad inizio serata plauso alla scelta di aprire con la musica classica e con un grande maestro come Daniel Harding che rende omaggio a Wagner (Cavalcata delle Valchirie) e a Verdi (Marcia trionfale dell’Aida). “Sono così differenti?”, gli chiede Fazio. Lui risponde: “La musica non è calcio, non è politica, non abbiamo bisogno di scegliere. Ci sono sempre più cose che uniscono nella musica di quelle che dividono. La musica non è proprietà di nessuno, è per tutti e per ogni momento". Il prologo ideale per la più importante kermesse canora del nostro paese.

Sanremo chiude i battenti registrando uno dei migliori risultati degli ultimi anni: anche per la finale boom di ascolti con oltre 13 milioni e 600 mila telespettatori nella prima parte, pari a quasi il 52 per cento di share, e 10 milioni 349 mila con il 60,60 per cento, nella seconda. Premiata da tutti la volontà di uno spettacolo di qualità, per la musica scelta, gli ospiti e i temi affrontati. Va dato atto a Fabio Fazio di aver saputo rinnovare la gara (con la proposta dei due brani) senza stravolgerla troppo. Scegliendo artisti di tendenza e altri di nicchia, in perfetta alternanza di gusti.

E già si pensa al 2014. Su un possibile Fazio-bis, il conduttore ha detto: “È prematuro, ci vuole un tempo di decantazione perché il rischio più grande è quello di ripetersi”. E chissà allora che non sia la volta di Carlo Conti o Fabrizio Frizzi che da anni scalpitano per approdare all’Ariston. O magari sarà la volta buona per un outsider…

cinema e spettacolo sul blog curato da Cristina Bianchino


È presente 1 commento

Anonimo ha detto...

Un monologo un po’ furbetto, apprezzabile in alcuni passaggi, ma poco efficace in generale. Non brilla.
Non brilla?????? Ma lo hai capito? Ah, poveri noi!

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