giovedì, marzo 15, 2012
Continuiamo il ciclo di riflessioni quaresimali in compagnia di Francesco e Chiara grazie a suor Mariana, francescana missionaria di Gesù Bambino

In un mondo e in un contesto spesso caotico e ricco di dispersioni non solo esterne, ma di turbamenti che toccano la profondità del nostro animo, il riconoscimento che Francesco fa di Dio come quiete non può che affascinare e trasmettere, specie in questo tempo di quaresima, una profonda serenità. “Nella calma e nell’abbandono confidente sta la vostra salvezza”. Sembra che la sapienza semplice che proviene a Francesco dalla frequentazione del Vangelo e che lo rende “Vangelo vivente” lo abbia condotto ad assumere e fare propria questa frase biblica. Non solo Francesco riconosce la quiete come uno dei tratti del volto di Dio che ne racconta la bellezza alla vita dell’uomo, ma è anche consapevole dell’importanza di tale virtù perché la vita spirituale possa portare frutto.

Il poverello, infatti, nella XXVII ammonizione - il bellissimo saluto alle virtù – afferma che “dov’è quiete e meditazione, ivi non vi è affanno e dissipazione”. Una constatazione tanto vera che diviene indicazione preziosa in particolare anche per il nostro cammino verso la Pasqua. Tanto spesso ci sentiamo afferrati dal vortice della quotidianità che finisce per impoverirci poiché non ci lascia il tempo, ma forse sarebbe più esatto dire la calma interiore, per “guardare” e gustare i singoli eventi, per lasciare che essi risuonino in noi, per ascoltare le reazioni e poterle chiarificare alla luce della relazione con Dio. Con il Dio che cammina a nostro fianco e ci offre salvezza, con il Signore crocifisso che Francesco ha incontrato nella quiete del monte della Verna.

Tutti, in realtà, abbiamo bisogno di “riconcentrarci ai piedi del crocifisso”, e di trovare una rinnovata attenzione alla Parola di Dio, perché i gesti e le parole del Signore Gesù possano portare nell’anima e in tutta la nostra vita la pace serena e consapevole che con tanta semplicità Francesco canta, proprio in un momento della sua vita - l’anno 1223 - agitato da contrasti nell’ordine e da fatiche e tentazioni.

Tu sei Quiete. È questo un riconoscimento che, nelle fatiche e nelle vicende molto movimentate che coinvolgono molti di noi, parla, in modo semplice, di quello che è sempre stato un desiderio, ma anche una capacità di S. Francesco. Di lui dice infatti un biografo, in modo sintetico ma efficace: “Suo porto sicuro era la preghiera”. Amava in particolare pregare nelle grotte che gli ricordavano il costato di Cristo, in tale intimità si sentiva profondamente custodito.

Al santo di Assisi vorrei dunque chiedere per me e per molti cristiani che sentono il fascino della sua spiritualità, di rafforzarci nella relazione con Dio, perché in essa impariamo a valutare tutto in modo più chiaro, in maniera diversa da quella dispersiva e un po’ pessimista che alle volte ci caratterizza; ci rafforzi nella relazione che può “fare bonaccia” delle tempeste che spesso ci agitano e ci aiuti a valutare con maggiore equilibrio e ad affidare in mani sicure anche tutto ciò che ci affanna e ci preoccupa.

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