L’11 marzo di un anno fa la parte nord orientale del Giappone veniva devastata da un terremoto di magnitudo 9, mentre il conseguente tsunami, a sua volta, provocava la crisi nucleare di Fukushima, la peggiore da Chernobyl.
Radio Vaticana - Nel corso della commemorazione ufficiale di Tokyo, il premier, Yoshihiko Noda, ha ribadito l'impegno a completare la ricostruzione “il prima possibile”. Sentiamo Marco Guerra: ascolta
Nel primo anniversario della triplice catastrofe nazionale il Giappone si è fermato in un minuto di silenzio alle 14.46, l’orario della potentissima scossa che ha innescato lo Tsunami. In poche ore le onde dell’Oceano Pacifico hanno spazzato via tutto quello che incontravano lungo la costa nordorientale del Paese, provocando il disastro della centrale di Fukushima, il peggior incidente nucleare dopo quello di Chernobyl. L’ultimo bilancio complessivo parla di circa 16mila morti e 3300 dispersi. Le abitazioni distrutte ammontano a 130mila, 254mila quelle danneggiate, per un totale di 350mila evacuati su scala nazionale, di cui 80.000 provenienti dalla “no-entry zone” dei 20 km intorno alla centrale nucleare di Fukushima. Nel corso di una commemorazione al Teatro nazionale di Tokyo, il premier Yoshihiko Noda ha ribadito l'impegno a completare la ricostruzione “il prima possibile”. Finora sono stati investiti circa 200 miliardi di euro, ciò nonostante non mancano le polemiche per i ritardi che si registrano in molte località ancora sommerse dalle macerie. Confronto acceso anche sull’uso civile dell’energia nucleare. La giornata delle celebrazioni è stata, infatti, segnata da tante manifestazioni anti-atomo.
E ieri sera a Roma, presso l'Oratorio del Caravita, si è tenuto un concerto di commemorazione e preghiera ad un anno dal terremoto, organizzato dalla comunità cattolica giapponese della capitale. Il responsabile della comunità, padre Yujii Sugawara, ci racconta lo spirito che ha animato l’evento. L'intervista è di Massimo Pittarello: ascolta
R. - Vogliamo stare vicini alle vittime: per questo abbiamo deciso di fare un concerto, in cui non vogliamo solamente offrire la musica, ma pregare insieme con il popolo italiano che ha preso parte a questo evento.
D. - Più che il sostegno economico, per un Paese come il Giappone, è importante la vicinanza morale...
R. - La gente italiana, ha mostrato una notevole benevolenza l’anno scorso, soprattutto il soccorso in termini materiali. Ma anche la vicinanza spirituale ha incoraggiato molto le persone, soprattutto nella zona rurale, quella maggiormente colpita dal terremoto. E' necessario dimostrare che siamo vicini.
D. - Come verranno utilizzati i fondi raccolti?
R. – Anche quest’anno, le offerte ricevute in occasione di questo concerto, saranno mandate tramite una parrocchia, ad una comunità cattolica straniera, in particolare alla comunità cattolica delle Filippine.
D. - Il Giappone, nei secoli, ha imparato a convivere e a non aver paura dei terremoti. Il nucleare invece, incute timore?
R. - C’è aria di sospetto verso il governo, il quale non ci aveva fornito informazioni corrette.
D. - A un anno dal terremoto, come si vive in Giappone? Quando si potrà tornare ad una vita pressoché normale?
R. - Tutti sanno che ci vorranno 10-15 anni per tornare alla vita di prima. Però, la vita è ripresa. Un anno è decisamente troppo poco tempo per riuscire a dimenticare. (bi)
Radio Vaticana - Nel corso della commemorazione ufficiale di Tokyo, il premier, Yoshihiko Noda, ha ribadito l'impegno a completare la ricostruzione “il prima possibile”. Sentiamo Marco Guerra: ascoltaNel primo anniversario della triplice catastrofe nazionale il Giappone si è fermato in un minuto di silenzio alle 14.46, l’orario della potentissima scossa che ha innescato lo Tsunami. In poche ore le onde dell’Oceano Pacifico hanno spazzato via tutto quello che incontravano lungo la costa nordorientale del Paese, provocando il disastro della centrale di Fukushima, il peggior incidente nucleare dopo quello di Chernobyl. L’ultimo bilancio complessivo parla di circa 16mila morti e 3300 dispersi. Le abitazioni distrutte ammontano a 130mila, 254mila quelle danneggiate, per un totale di 350mila evacuati su scala nazionale, di cui 80.000 provenienti dalla “no-entry zone” dei 20 km intorno alla centrale nucleare di Fukushima. Nel corso di una commemorazione al Teatro nazionale di Tokyo, il premier Yoshihiko Noda ha ribadito l'impegno a completare la ricostruzione “il prima possibile”. Finora sono stati investiti circa 200 miliardi di euro, ciò nonostante non mancano le polemiche per i ritardi che si registrano in molte località ancora sommerse dalle macerie. Confronto acceso anche sull’uso civile dell’energia nucleare. La giornata delle celebrazioni è stata, infatti, segnata da tante manifestazioni anti-atomo.
E ieri sera a Roma, presso l'Oratorio del Caravita, si è tenuto un concerto di commemorazione e preghiera ad un anno dal terremoto, organizzato dalla comunità cattolica giapponese della capitale. Il responsabile della comunità, padre Yujii Sugawara, ci racconta lo spirito che ha animato l’evento. L'intervista è di Massimo Pittarello: ascolta
R. - Vogliamo stare vicini alle vittime: per questo abbiamo deciso di fare un concerto, in cui non vogliamo solamente offrire la musica, ma pregare insieme con il popolo italiano che ha preso parte a questo evento.
D. - Più che il sostegno economico, per un Paese come il Giappone, è importante la vicinanza morale...
R. - La gente italiana, ha mostrato una notevole benevolenza l’anno scorso, soprattutto il soccorso in termini materiali. Ma anche la vicinanza spirituale ha incoraggiato molto le persone, soprattutto nella zona rurale, quella maggiormente colpita dal terremoto. E' necessario dimostrare che siamo vicini.
D. - Come verranno utilizzati i fondi raccolti?
R. – Anche quest’anno, le offerte ricevute in occasione di questo concerto, saranno mandate tramite una parrocchia, ad una comunità cattolica straniera, in particolare alla comunità cattolica delle Filippine.
D. - Il Giappone, nei secoli, ha imparato a convivere e a non aver paura dei terremoti. Il nucleare invece, incute timore?
R. - C’è aria di sospetto verso il governo, il quale non ci aveva fornito informazioni corrette.
D. - A un anno dal terremoto, come si vive in Giappone? Quando si potrà tornare ad una vita pressoché normale?
R. - Tutti sanno che ci vorranno 10-15 anni per tornare alla vita di prima. Però, la vita è ripresa. Un anno è decisamente troppo poco tempo per riuscire a dimenticare. (bi)
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