Le forti piogge che si stanno abbattendo sul Kenya hanno portato via ponti e interrotto molte strade, rendendo più difficile il soccorso alle migliaia di persone rimaste senza casa a causa delle inondazioni.
Radio Vaticana - Secondo la Croce Rossa del Kenya, da ottobre sono morte almeno una dozzina di persone e altre 40 mila sono rimaste vittime dei disastri naturali. Negli ultimi giorni, a causa di una frana a Keiyo, nella Rift Valley, sono morte altre persone e altre ancora a Nyanza, nel Kenya occidentale e nella zona costiera. A Garbatula, distretto di Isiolo, centinaia di contadini hanno perso i raccolti. In altre zone del Paese c’è il pericolo di epidemie di malattie causate dall’acqua inquinata dall’esplosione delle latrine e dei pozzi, e in altre zone dalla rottura delle condutture. Secondo la Commissione nazionale per i Diritti Umani del Kenya, che controlla la zona settentrionale del Paese, le inondazioni hanno colpito l’intera contea di Isiolo, con la rottura degli argini del fiume Ewaso Nyiro. Garfarsa, Kombola, Sericho, Merti e Garbatula sono alcune delle aree più gravemente colpite. Gli sfollati e le persone in maggiori difficoltà hanno urgente bisogno di aiuti alimentari, zanzariere, tende, coperte, utensili da cucina e medicine. Pochi giorni fa anche il fiume Nzoia ha rotto gli argini, facendo evacuare migliaia di persone nelle aree di Budalang'i, Bunyala e Funyula, nel Kenya occidentale. Altre migliaia di vittime sono state registrate nelle aree di Nyando e Nyatike, Nyanza e nella Provincia costiera dove, nel mese di ottobre, le piene improvvise hanno causato gravi danni alla popolazione, distrutto scuole e sistemi di depurazione. Nel mese di novembre il Global Disaster Alert insieme al Coordination System aveva lanciato un allarme per le alluvioni in Kenya, dopo che oltre 300 famiglie erano state sfollate e il bestiame travolto dalle inondazioni a Wajir, nel Kenya settentrionale. (R.P.)
Radio Vaticana - Secondo la Croce Rossa del Kenya, da ottobre sono morte almeno una dozzina di persone e altre 40 mila sono rimaste vittime dei disastri naturali. Negli ultimi giorni, a causa di una frana a Keiyo, nella Rift Valley, sono morte altre persone e altre ancora a Nyanza, nel Kenya occidentale e nella zona costiera. A Garbatula, distretto di Isiolo, centinaia di contadini hanno perso i raccolti. In altre zone del Paese c’è il pericolo di epidemie di malattie causate dall’acqua inquinata dall’esplosione delle latrine e dei pozzi, e in altre zone dalla rottura delle condutture. Secondo la Commissione nazionale per i Diritti Umani del Kenya, che controlla la zona settentrionale del Paese, le inondazioni hanno colpito l’intera contea di Isiolo, con la rottura degli argini del fiume Ewaso Nyiro. Garfarsa, Kombola, Sericho, Merti e Garbatula sono alcune delle aree più gravemente colpite. Gli sfollati e le persone in maggiori difficoltà hanno urgente bisogno di aiuti alimentari, zanzariere, tende, coperte, utensili da cucina e medicine. Pochi giorni fa anche il fiume Nzoia ha rotto gli argini, facendo evacuare migliaia di persone nelle aree di Budalang'i, Bunyala e Funyula, nel Kenya occidentale. Altre migliaia di vittime sono state registrate nelle aree di Nyando e Nyatike, Nyanza e nella Provincia costiera dove, nel mese di ottobre, le piene improvvise hanno causato gravi danni alla popolazione, distrutto scuole e sistemi di depurazione. Nel mese di novembre il Global Disaster Alert insieme al Coordination System aveva lanciato un allarme per le alluvioni in Kenya, dopo che oltre 300 famiglie erano state sfollate e il bestiame travolto dalle inondazioni a Wajir, nel Kenya settentrionale. (R.P.)
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