Chi l'ha detto che il problema dei rifiuti sia soltanto italiano? Traffico e smaltimento illecito della cosiddetta "munnezza" coinvolgono l'intera Europa.
Liberainformazione - A lanciare l'allarme, per la seconda volta nel giro di pochi mesi è Europol, l'Agenzia europea che si occupa di contrasto al terrorismo e al crimine organizzato. Una dettagliata analisi è stata pubblicata ieri a l'Aja riproponendo alcune delle osservazioni già presentate nel rapporto annuale sulla sicurezza in Europa. «Europol – si legge nella nota - ha identificato un incremento nel volume d'affari del traffico di rifiuti illegali attraverso i confini (degli Stati membri, ndr)».
Il basso rischio delle operazioni, collegato a profitti elevati, fanno del traffico dei rifiuti un business appetitoso per le mafie in Europa. Secondo Europol: «Il traffico illegale dei rifiuti e le attività di smaltimento sono diventati uno dei settori a più rapida crescita del crimine organizzato». I traffici coinvolgono l'intero continente, seguendo alcune importanti direttrici. Dall'Europa nord-occidentale, ricca e industrializzata, ai paesi dell'Europa nord-orientale. Oppure, dagli Stati membri del Sud alla penisola balcanica, alla Romania e all'Ungheria. Traffici non solo all'interno del Vecchio continente, ma anche, e sempre più spesso, verso i paesi dell'Africa e dell'Asia. Per quel che riguarda l'Italia, paese da sempre all' “avanguardia” nel campo delle ecomafie, Europol parla di: «Punto di transito per la e-waste (apparecchiature elettriche ed elettroniche usate o fuori uso, ndr) in viaggio verso l'Africa e l'Asia». Il traffico di rifiuti, anche pericolosi e tossici, e di e-waste, la spazzatura tecnologica, arricchisce così le organizzazioni criminali di tutto il continente. Una minaccia per la salute dei cittadini, specialmente nei paesi poveri dove è più difficile, se non impossibile, realizzare bonifiche.
Operazioni delicate e costose. Europol stima in 160 euro a tonnellate la bonifica di rifiuti smaltiti illegalmente. Cifra che arriva a 300 euro a tonnellate per materiali tossici e pericolosi. Ai costi sociali non corrispondono adeguate sanzioni per i trafficanti. In Italia, ad esempio, non esiste il reato di ecomafie. Nonostante le documentate denunce di Legambiente, che dal 1994 pubblica il dossier sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti e del cemento, esistono soltanto sanzioni amministrative. Una pratica sottovalutata dal legislatore, ma che arricchisce i boss. In tutti i paesi membri dell'Unione Europea.
L'analisi fatta da Europol parla di: «Network di criminali e di una chiara divisione dei ruoli»; di personaggi inseriti «Nella gestione legale del sistema dei rifiuti»; strumenti legali complessi e poco armonizzati tra i singoli Stati. Un insieme di fattori che rende difficile un intervento unitario. Un ulteriore riprova di come i boss siano riusciti a sfruttare le opportunità offerte dall'Europa unita. Ma anche di un'Europa incapace di fornirsi di strumenti comuni per fronteggiare la minaccia delle mafie. I boss ringraziano e fanno affari.
Liberainformazione - A lanciare l'allarme, per la seconda volta nel giro di pochi mesi è Europol, l'Agenzia europea che si occupa di contrasto al terrorismo e al crimine organizzato. Una dettagliata analisi è stata pubblicata ieri a l'Aja riproponendo alcune delle osservazioni già presentate nel rapporto annuale sulla sicurezza in Europa. «Europol – si legge nella nota - ha identificato un incremento nel volume d'affari del traffico di rifiuti illegali attraverso i confini (degli Stati membri, ndr)».
Il basso rischio delle operazioni, collegato a profitti elevati, fanno del traffico dei rifiuti un business appetitoso per le mafie in Europa. Secondo Europol: «Il traffico illegale dei rifiuti e le attività di smaltimento sono diventati uno dei settori a più rapida crescita del crimine organizzato». I traffici coinvolgono l'intero continente, seguendo alcune importanti direttrici. Dall'Europa nord-occidentale, ricca e industrializzata, ai paesi dell'Europa nord-orientale. Oppure, dagli Stati membri del Sud alla penisola balcanica, alla Romania e all'Ungheria. Traffici non solo all'interno del Vecchio continente, ma anche, e sempre più spesso, verso i paesi dell'Africa e dell'Asia. Per quel che riguarda l'Italia, paese da sempre all' “avanguardia” nel campo delle ecomafie, Europol parla di: «Punto di transito per la e-waste (apparecchiature elettriche ed elettroniche usate o fuori uso, ndr) in viaggio verso l'Africa e l'Asia». Il traffico di rifiuti, anche pericolosi e tossici, e di e-waste, la spazzatura tecnologica, arricchisce così le organizzazioni criminali di tutto il continente. Una minaccia per la salute dei cittadini, specialmente nei paesi poveri dove è più difficile, se non impossibile, realizzare bonifiche.
Operazioni delicate e costose. Europol stima in 160 euro a tonnellate la bonifica di rifiuti smaltiti illegalmente. Cifra che arriva a 300 euro a tonnellate per materiali tossici e pericolosi. Ai costi sociali non corrispondono adeguate sanzioni per i trafficanti. In Italia, ad esempio, non esiste il reato di ecomafie. Nonostante le documentate denunce di Legambiente, che dal 1994 pubblica il dossier sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti e del cemento, esistono soltanto sanzioni amministrative. Una pratica sottovalutata dal legislatore, ma che arricchisce i boss. In tutti i paesi membri dell'Unione Europea.
L'analisi fatta da Europol parla di: «Network di criminali e di una chiara divisione dei ruoli»; di personaggi inseriti «Nella gestione legale del sistema dei rifiuti»; strumenti legali complessi e poco armonizzati tra i singoli Stati. Un insieme di fattori che rende difficile un intervento unitario. Un ulteriore riprova di come i boss siano riusciti a sfruttare le opportunità offerte dall'Europa unita. Ma anche di un'Europa incapace di fornirsi di strumenti comuni per fronteggiare la minaccia delle mafie. I boss ringraziano e fanno affari.
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