Lo afferma il messaggio inviato dal Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ai buddisti, in occasione della festività di Vesakh e intitolato “Cercando la Verità in libertà: cristiani e buddisti vivono in pace”.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il dialogo interreligioso è “un potente stimolo a rispettare i fondamentali diritti umani della libertà di coscienza e della libertà di culto. Quando la libertà religiosa è effettivamente riconosciuta, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice; attraverso la sincera ricerca di ciò che è vero e buono, la coscienza morale e le istituzioni civili sono rafforzate; e la giustizia e la pace sono fermamente stabilite”. Lo si afferma nel messaggio che il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha invitao ai buddisti per la festività del Vesakh.
Il Vesakh è la festività più importante per i buddisti, che in essa si commemorano i principali avvenimenti della vita di Buddha. Quest’anno la festa sarà celebrata l’8 aprile in Giappone, il 10 maggio in Corea, Cina, Taiwan, Viêt Nam, Singapore per i buddisti "mahayana" e il 17 maggio in Thailandia, Sri Lanka, Cambogia, Birmania, Laos e altri Paesi per i buddisti della scuola "theravada".
Nel documento, a firma del cardinale Jean-Louis Tauran e di mons. Pier Luigi Celata, presidente e segretario del dicastero vaticano, e intitolato: “Cercando la Verità in libertà: cristiani e buddisti vivono in pace”, si legge che “alla luce di uno scambio di reciproca amicizia”, “vorrei condividere con voi alcune nostre convinzioni nella speranza di rafforzare le relazioni fra le nostre comunità. I miei pensieri si volgono in primo luogo al rapporto fra pace, verità e libertà. Condizione necessaria per perseguire una pace autentica è l’impegno a cercare la verità. Tutte le persone hanno un dovere naturale a cercare la verità, a seguirla ed a vivere liberamente in conformità con essa (cfr. Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae, n. 1). Questa tensione umana verso la verità offre ai seguaci delle diverse religioni una felice opportunità di incontro in profondità e di crescita nel reciproco apprezzamento per i doni di ciascuno”.
Nel mondo d’oggi, segnato da forme di secolarismo e fondamentalismo che sono spesso nemiche della vera libertà e dei valori spirituali, il dialogo interreligioso può essere la scelta alternativa con la quale troviamo la "via d’oro" per vivere in pace e lavorare insieme per il bene comune. Come ha detto Papa Benedetto XVI, «per la Chiesa il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno strumento importante per collaborare con tutte le comunità religiose al bene comune.» (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011, n. 11)”.
“Cari amici buddisti – si conclude il messaggio - preghiamo perché la vostra celebrazione del Vesakh sia una fonte di arricchimento spirituale ed un’occasione per dare nuovo slancio alla ricerca della verità e della bontà, per mostrare compassione verso tutti coloro che soffrono, e a sforzarsi di vivere insieme in armonia”.
Città del Vaticano (AsiaNews) – Il dialogo interreligioso è “un potente stimolo a rispettare i fondamentali diritti umani della libertà di coscienza e della libertà di culto. Quando la libertà religiosa è effettivamente riconosciuta, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice; attraverso la sincera ricerca di ciò che è vero e buono, la coscienza morale e le istituzioni civili sono rafforzate; e la giustizia e la pace sono fermamente stabilite”. Lo si afferma nel messaggio che il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ha invitao ai buddisti per la festività del Vesakh.Il Vesakh è la festività più importante per i buddisti, che in essa si commemorano i principali avvenimenti della vita di Buddha. Quest’anno la festa sarà celebrata l’8 aprile in Giappone, il 10 maggio in Corea, Cina, Taiwan, Viêt Nam, Singapore per i buddisti "mahayana" e il 17 maggio in Thailandia, Sri Lanka, Cambogia, Birmania, Laos e altri Paesi per i buddisti della scuola "theravada".
Nel documento, a firma del cardinale Jean-Louis Tauran e di mons. Pier Luigi Celata, presidente e segretario del dicastero vaticano, e intitolato: “Cercando la Verità in libertà: cristiani e buddisti vivono in pace”, si legge che “alla luce di uno scambio di reciproca amicizia”, “vorrei condividere con voi alcune nostre convinzioni nella speranza di rafforzare le relazioni fra le nostre comunità. I miei pensieri si volgono in primo luogo al rapporto fra pace, verità e libertà. Condizione necessaria per perseguire una pace autentica è l’impegno a cercare la verità. Tutte le persone hanno un dovere naturale a cercare la verità, a seguirla ed a vivere liberamente in conformità con essa (cfr. Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae, n. 1). Questa tensione umana verso la verità offre ai seguaci delle diverse religioni una felice opportunità di incontro in profondità e di crescita nel reciproco apprezzamento per i doni di ciascuno”.
Nel mondo d’oggi, segnato da forme di secolarismo e fondamentalismo che sono spesso nemiche della vera libertà e dei valori spirituali, il dialogo interreligioso può essere la scelta alternativa con la quale troviamo la "via d’oro" per vivere in pace e lavorare insieme per il bene comune. Come ha detto Papa Benedetto XVI, «per la Chiesa il dialogo tra i seguaci di diverse religioni costituisce uno strumento importante per collaborare con tutte le comunità religiose al bene comune.» (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2011, n. 11)”.
“Cari amici buddisti – si conclude il messaggio - preghiamo perché la vostra celebrazione del Vesakh sia una fonte di arricchimento spirituale ed un’occasione per dare nuovo slancio alla ricerca della verità e della bontà, per mostrare compassione verso tutti coloro che soffrono, e a sforzarsi di vivere insieme in armonia”.
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