sabato, marzo 26, 2011
del nostro redattore Stefano Buso

Ogni mattina, di buon’ora, conservo un vecchio vezzo ereditato da mio padre – instancabile lettore – vale a dire quello di gustarmi la rassegna stampa sorseggiando il caffè. In confidenza non sono molti i vizi che ho: dopo aver smantellato sigari e tabacco e ponderato l’uso dell’alcol, persevero nella lettura (e conseguenti riflessioni). E il pensiero che più martella le mie povere tempia in queste giornate d’inizio primavera è la crisi con la Libia, che un po’ per volta è scivolata in un drammatico scontro armato. Quando andavo a scuola tutto ciò si chiamava conflitto o guerra. Ora si tende a addolcire quest’odiosa parola, evocando sinonimi più miti ma non per questo scevri del loro triste significato.

Ultimamente le prime dei quotidiani sono rigurgitanti di articoli sulla Libia e relativo conflitto. Pardon, ‘missione che ottempera la risoluzione dell’ONU’ assieme agli altri Paesi volenterosi. E già su quest’aspetto ci sarebbe da aprire un’ampia discussione, soprattutto sul casus relativo alla regia delle operazioni militari. La Francia, infatti, ha aperto le danze ai bombardamenti in modo repentino, offrendo così l’idea di voler agire autonomamente. Va da sé che inglesi e americani, una volta “suonata la diana”, si sono buttati nella spirale della missione senza farselo dire due volte. E l’Italia – lasciata alle spalle la festa dei centocinquanta anni – s’è trovata proiettata nella sarabanda degli eventi. Il nostro Paese ha offerto subito la disponibilità logistica delle proprie basi, segnalando però che la missione andava inquadrata nell’ottica della NATO. Sembrava che i cugini d’oltralpe non ne volessero sapere di cedere il timone, fino a quando il presidente Obama ha manifestato l’intenzione di conferire il mandato operativo alle nazioni del Patto Atlantico. A onor di cronaca va detto che le resistenze non arrivavano da Parigi né tantomeno da Londra. Era la Turchia ad opporsi all’entrata in scena della NATO, e guarda un po’ non è la prima volta che Ankara assume questa posizione.

Ma ritornando alle vicissitudini militari, trascorsi i primi giorni anche gli aerei italiani hanno iniziato a sorvolare la Libia in fiamme, compiendo voli – secondo voci ufficiali –per neutralizzare i radar di Tripoli e per altre azioni di disturbo. Francamente è strano che un caccia-bombardiere sorvoli un’area bellica compiendo solo ricognizioni o poco più. Comunque ci atteniamo ai comunicati e bollettini ufficiali limitandoci in questo ad esser più latori che opinionisti, aspettando altre notizie o precisazioni.

Un aspetto influente che picchia aspramente sul cranio di molti lettori (compreso il mio) è il costo di questa missione. Chi pagherà i voli dei nostri caccia e il combustibile delle nostre navi impegnate nell’azione congiunta con la Nato? Si vocifera che un volo di un Tornado operativo costi decine di miglia di euro. Vero, poco attendibile o addirittura improbabile? Euro più euro meno, vogliamo sperare che tutto ciò non ricada sul popolo con tasse o aumenti ingiustificati – del combustibile per esempio. Tuttavia è verosimile che da qualche parte i danari dovranno saltar fuori perché non sarà possibile rimpinguare le casse pubbliche con la bacchetta magica. Questo capita solo nelle favole che confortano la nostra fanciullezza ma ciò che sta avvenendo nell’altra sponda del Mediterraneo non è certo una filastrocca per bimbi bizzosi.

Non ci sono guerre buone o cattive, esatte o sbagliate. Ogni conflitto è così delirante da risultare incomprensibile e soprattutto ingiustificabile. Come del resto lo è la follia…

Sono presenti 0 commenti

Inserisci un commento

Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.



___________________________________________________________________________________________
Testata giornalistica iscritta al n. 5/11 del Registro della Stampa del Tribunale di Pisa
Proprietario ed Editore: Fabio Gioffrè
Sede della Direzione: via Socci 15, Pisa