venerdì, dicembre 03, 2010
Abbiamo chiesto all'On. Walter Veltroni un ricordo del grande regista recentemente scomparso all'età di 95 anni, Mario Monicelli. Le parole di Veltroni sono le stesse che l'onorevole ha voluto tributare al grande maestro nell'intervento alla Camera dei deputati il primo dicembre.

"Credo che quest'Aula, tutta insieme, possa ricordare uno dei protagonisti del cinema e della cultura italiana, Mario Monicelli. Penso che ricordarlo così, misurando le parole, possa essere il tributo migliore che si fa ad un uomo che per sua natura è stato assolutamente antiretorico, un uomo anche personalmente meravigliosamente scorbutico, come solo le persone davvero buone riescono ad essere. Mario non avrebbe sopportato - io cercherò di evitarlo - parole tristi, di circostanza od ossequi di maniera. Era un uomo coerente e anche l'ultimo atto della sua vita gli assomiglia. Ha vissuto, non si è lasciato vivere e non si è lasciato morire. Ha deciso di andarsene. Era un italiano con la schiena dritta, che amava il suo Paese, un Paese che guardava criticamente e ne ha raccontato per molti anni storia e i mutamenti, da I compagni, un film che racconta le lotte operaie e sindacali dell'Ottocento, sino alla tragedia degli anni di piombo di Un borghese piccolo piccolo, passando per quei film nei quali faceva incontrare un protagonista della storia della commedia popolare italiana, come Totò, con il neorealismo. È il caso di Totò cerca casa e di altri film. Raccontava l'Italia del dopoguerra, l'Italia che faticava e sperava, l'Italia di Guardie e ladri e de I soliti ignoti o si cimentava anche lui, un uomo già di un tempo diverso, con le nuove culture, per esempio in un film come Speriamo che sia femmina, che fu un film molto capace di interpretare la nuova coscienza della trasformazione del peso e del ruolo delle donne nella società italiana.
Monicelli raccontava sempre storie corali. È il caso de L'Armata Brancaleone o di Amici miei. Gli piaceva parlare di italiani e lo faceva in storie in cui spesso i protagonisti morivano. Spesso questi protagonisti erano cialtroni, però cialtroni capaci di eroismo. Monicelli sapeva unire commedia e dramma e aveva una comicità sanamente cattiva, ma la comicità è sempre cattiva. In fondo, dall'uomo che scivola sulla buccia di banana c'è sempre stata nella comicità il bisogna dell'irriverenza. Ne ha parlato Mario una volta, dicendo che in fondo uno dei segreti della commedia è proprio questo: la delicatezza unita alla cattiveria, la capacità di raccontare tutto senza mai cadere nella volgarità, che a volte è considerata invece una scorciatoia verso la risata. Quella cattiveria che aveva Ennio Flaiano e che in qualche misura ha Woody Allen: indagare, scoprire i difetti e i tic del proprio Paese, trovando una chiave per far passare i significati nella maniera più popolare, per questo la commedia, quella commedia all'italiana è stata tanta parte della storia del cinema e della cultura del nostro Paese.
A Monicelli interessavano gli ultimi, come la banda scalcagnata de I Soliti ignoti, esattamente il contrario dell'aspra e furba ferocia dei militanti della banda della Magliana, che oggi vengono rappresentati in un popolare e molto efficace serial televisivo.
Negli ultimi anni lo sguardo di Mario Monicelli si era fatto più cupo e persino il suo sguardo si stava spegnendo. Non gli piaceva l'Italia di oggi, non gli piaceva la mortificazione della sua vita culturale, contro la quale ha usato le ultime parole del suo impegno civile.
Mario pensava che ribellarsi fosse giusto e lo disse una volta, recentemente, a dei ragazzi di una scuola. Gli disse: «Dovete usare la vostra forza e non tacere. Dovete sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani, io non ho più l'età». Impegno civile di un uomo antifascista, di sinistra. È il contrario del cinismo che qualche volta gli è stato rimproverato.
A Mario dispiaceva che il suo mondo stesse finendo, che se ne fossero andati Sordi, Gassman, Tognazzi, e poi Age, Scarpelli, Gillo Pontecorvo. Noi tutti, che rispettiamo la sua scelta ultima, lo rimpiangiamo, semplicemente, senza nessuna tristezza e con molta riconoscenza


Sono presenti 0 commenti

Inserisci un commento

Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.



___________________________________________________________________________________________
Testata giornalistica iscritta al n. 5/11 del Registro della Stampa del Tribunale di Pisa
Proprietario ed Editore: Fabio Gioffrè
Sede della Direzione: via Socci 15, Pisa