Domenica 17 ottobre il Santo Padre Benedetto XVI ha proclamato santa la beata Camilla Battista Da Varano (del nostro Carlo Mafera)
Santa Camilla Battista Da Varano, da Camerino, una delle più affascinanti mistiche del Quattrocento, nasce illegittima nel 1458 dal signore del luogo, Cesare Varano. Cresce accanto alla madre adottiva, Giovanna Malatesta, e si forma nel clima culturale di una brillante corte rinascimentale. Nella chiesa camerinese di San Pietro in Muralto ascolta, all'età di otto o dieci anni, in un venerdì, una predica di padre Domenico da Leonessa sulla passione di Gesù in cui il francescano fa appello a " omniuno che almanco almanco el venerdì se recordasse de questa passione e (de) buttare una lacremuccia sola sola per memoria di quella". La bambina fa dell'appello un voto personale, che attua sempre più, man mano che impara a fare orazione mentale. Tutta la sua vita e le sue opere recano il timbro di questo gesto. Nel 1481, Battista entra tra le clarisse dopo un cammino interiore, riportato, con accenti impareggiabili, nella sua autobiografica Vita spirituale. Muore il 31 maggio del 1524.La prima opera di Camilla Battista è la Lauda della visione di Cristo, frutto di un voto di castità emesso il 24 marzo 1479 e della decisione di diventare clarissa. Durante il suo noviziato ad Urbino, racconta alcune rivelazioni avute prima di entrare in monastero, i Ricordi di Gesù, in cui Gesù l'ammaestra sul come stare in croce in modo fruttuoso. Venuta a Camerino (1484), dopo quattro anni di meditazione sul Crocifisso (visione della Vergine desolata e concessione dei piedi sanguinanti di Gesù), nel 1488, scrive i Dolori mentali di Gesù, già rivelati a Urbino, i quali colgono la passione interna di Gesù, cioè le sue pene morali. Nel 1491 scrive la Vita spirituale, il suo capolavoro mistico e poetico, mentre l'ultima grande opera di V. è il Trattato della purità del cuore (1521): un trattato completo del cammino dell'anima verso l'unione con Dio.
L'esperienza mistica di Camilla Battista Da Varano è particolarmente cristocentrica, affettiva e pratica, sulla scia della spiritualità francescana. Ella, infatti, insiste sulla devozione eucaristica, sui misteri della passione di Cristo e sulla devozione al S. Cuore di Gesù. La fase ascetica, che sottolinea la " purità del cuore ", è condizione prima e indispensabile per conseguire la contemplazione infusa di Dio, dono ordinario necessario ai fini della perfezione: più un'anima è perfetta, più è disposta a ricevere da Dio doni sublimi di contemplazione infusa.
Maestra esimia di preghiera, Camilla Battista non si preoccupa del metodo. Pregare, insegna, non è altro che pensare a Dio, sempre più abbracciarsi a Cristo e abbandonarsi alle mozioni divine. Non vuol determinare tempi fissi di orazione mentale, ma dedicare il maggior tempo possibile a seconda della devozione. Dalla contemplazione della passione del Cristo nasce in V. il desiderio di riparazione, condividendo i patimenti del Salvatore per il mondo, quelli che ha dovuto sostenere quale capo del Corpo mistico.
Questa è in breve sintesi la vita e le opere della Santa Camilla Battista Da Varano. Altre notizie possono essere lette su internet ma desidero mettere in evidenza virgolettandola integralmente la lettera che il Procuratore Generale dell’oratorio dei Filippini in Roma, Edoardo Aldo Cerrato ha scritto il primo di ottobre 2010 alla Rev.ma Madre Badessa Maria Chiara Serboli del monastero di S. Chiara di Camerino, raccontadoLe il mistico rapporto tra San Filippo Neri e Santa Camilla Da Varano.
Ecco il testo: “Reverendissima Madre, di cuore La ringrazio – e con Lei tutta la Sua comunità – per la gentile lettera del 28 settembre con cui partecipa alla Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri la gioia della Sua famiglia religiosa per la prossima canonizzazione della Beata Camilla Battista Varano. La ringrazio pure per la partecipazione spirituale della Sua comunità alla beatificazione del nostro Cardinale John Henry Newman, presieduta dal Santo Padre a Birmingham lo scorso 19 settembre, e per aver ricordato il “singolare rapporto di amicizia – come Ella giustamente scrive – che lega i nostri santi”. E’ davvero “singolare” il rapporto di sintonia tra Padre Filippo e suor Camilla Battista: due mistici che, vissuti in anni e luoghi diversi, si sono potuti incontrare solo nel Cuore di Dio: quando suor Camilla Battista a Camerino chiudeva gli occhi sulla scena del mondo, nel 1524, Filippo – “Pippo Bono”– era un bambino di nove anni e viveva a Firenze. Sarebbe poi partito per Cassino e di lì, intorno ai vent’anni, avrebbe raggiunto Roma “ut vocantem Christum sequeretur” – dice il suo primo biografo – per seguire Cristo che lo chiamava.
A che cosa lo chiamasse risulta chiaro dalle testimonianze di chi lo conobbe in quegli anni segnati da una intensa ricerca di Dio nella preghiera fervente e solitaria, nell’esercizio della carità, nell’apostolato semplice di un giovane laico tanto innamorato di Dio da ricevere, ventinovenne, il dono straordinario di una Pentecoste che gli dilatò anche fisicamente il cuore con il fuoco dello Spirito Santo, inaugurando quei fenomeni mistici che lo accompagnarono per tutta la vita e che egli cercava di nascondere aglio occhi della gente, oltre che di frenare supplicando il Signore: “Basta, basta, Signore, più non posso!”. In quella “chiamata” iniziale c’era in nuce anche quella al sacerdozio, che si sarebbe chiarita solo nel 1551, quando Filippo – mistico apostolo laico – sarebbe stato chiamato, ormai trentaseienne, a riceve il dono dell’Ordinazione.
Gli scritti di suor Camilla Battista dovette conoscerli in quel clima di fervore e di insaziabile comunione con Dio che costituiva il suo mondo interiore. Non sappiamo quando iniziò a leggerli, ma sappiamo che egli amava meditare la Vita di Suor Battista da Varano dell’Ordine di S. Chiara, scritta da sé medesima… adì 3 marzo 1491, come si legge sul frontespizio del manoscritto citato dall’Inventarium bonorum steso alla morte del santo ed ancora presente nella sua “libreria” custodita nella Biblioteca Vallicelliana (Ms F74), divenuta proprietà dello Stato dopo la confisca seguita alle vicende risorgimentali. Lo stesso manoscritto riporta, dopo la Vita, anche le Rivelazioni de’ dolori di Giesù Christo nella Sua santissima passione fatte ad una monaca dell’Ordine di S. Chiara che è la suddetta suor Battista e da lei scritti in terza persona, l’opera comunemente nota come “I Dolori mentali di Gesù nella Sua passione” che Padre Filippo soleva meditare ogni giorno, soprattutto nel corso della Quaresima, dopo la celebrazione della S. Messa: un testo, quindi, a lui assai caro, il quale – come altri da lui letti con il gusto e l’impegno documentati anche dalle annotazioni in margine, e fatti leggere ai discepoli nelle riunioni dell’Oratorio e negli incontri personali – mostra l’anima di un santo di cui la “vulgata” ama presentare spesso più gli aspetti esteriori che quelli profondamente mistici
Nell’imminenza della canonizzazione della Beata Varano, mi è caro, entrando in quella che fu la nostra Biblioteca Vallicelliana – vero “santuario filippino” per ciò che contiene e per l’amore che generazioni di Padri Oratoriani le dedicarono – posare lo sguardo su questo manoscritto, venerabile per il suo contenuto e per essere stato con tanta frequenza tra le mani di San Filippo, e pensare, in riferimento, ad esempio, alle parole della “Autobiografia” di suor Camilla Battista – «Mossa dallo Spirito Santo mi venne un santo desiderio di addentrarmi “nell'interno del deserto”, cioè nelle segretissime pene del Cuore di Gesù» – a quanto Padre Filippo viveva, se poté scrivere alla nipote suor Maria Anna Trevi, in una stupenda lettera sprirituale: «Dio vi dia gratia che vi concentriate tanto nel suo divino amore e che entriate tanto dentro la piaga del costato, nel fonte vivo de la sapientia del Dio humanato, che v’anneghiate voi stessa il proprio amore et non ritroviate mai più la strada da poterne uscir fuori».
Il prezioso testo della Beata – che anticipa di molti secoli le indagini psicologiche dei tempi moderni – se fu così familiare a san Filippo Neri, non lo fu di meno al grande Newman. Il suo sermone I dolori mentali di Nostro Signore durante la Sua passione fin dal titolo induce gli studiosi ad ipotizzare una diretta conoscenza dell’opera varaniana; conoscenza documentata, ancor più, dai numerosi riscontri che emergono nella lettura dei due testi: tra i molti esempi possibili, mi limito a citarne uno che chiaramente evidenzia il ruolo esercitato, nella storica vicenda della Passione del Signore, da chi contempla: «O mio Dio e Redentore mio – scrive la Beata Varano – chi ti ha crocifisso? Io. Chi ti ha flagellato alla colonna? Io. Chi ti ha coronato di spine? Io. Chi ti ha abbeverato di fiele e aceto? Io. La tua grazia mi ha fatto comprendere che molto più ti addolorarono i miei peccati che non tutti gli strazi che tormentarono il tuo sacratissimo corpo». «La mia coscienza – scrive il Beato Newman – mi dice: “Tu sei quell’uomo”. […] Anima mia, contempla questo tremendo fatto. Immagina Cristo dinanzi a te, e immagina te stesso alzare la mano e colpirlo! Tu dirai: “È impossibile: non potrei farlo”. Sì, tu l’hai fatto. Quando tu peccasti ostinatamente, allora tu l’hai fatto. Ora egli è fuori di ogni pena: però tu l’hai colpito e se fosse stato al tempo della sua umanità, egli ne avrebbe sentito dolore. Vai indietro con la memoria e rammenta il tempo, il giorno, l’ora in cui, con premeditato peccato […] tu hai colpito l’Unico tutto santo» (sermone, 6).
Il clima culturale in cui suor Camilla Battista si era formata nella corte principesca della sua famiglia – dove soggiornarono insigni uomini di lettere e di pensiero, e dove Camilla attinse la formazione culturale che la accompagnò anche in monastero – è quello dell’umanesimo che Filippo respirò in Firenze.
“Una donna, l’umanesimo e Cristo” è stato scritto di lei, tema pregevolmente trattato dal contributo di Antonella Dejure pubblicato negli Atti del Centenario della nascita (1458-2008). Dal timore all’amore. L’itinerario spirituale della beata Camilla Battista da Varano, (Edizioni Porziuncola, Assisi 2009).
Questo retroterra culturale suor Camilla Battista seppe trasferire nella sua elevatissima esperienza mistico-teologica, dando origine – a differenza di Filippo, che pur respirava il medesimo clima, ma che non lasciò scritti, ad eccezione di qualche lettera – ad una vasta produzione letteraria, intesa come perfetta sintesi tra cultura umanistica e cultura cristiana, tra pensiero classico e Sacra Scrittura, sempre nutrita dalla tradizione patristica e, soprattutto, dalla letteratura mistica francescana, oltre che dall’esempio di Iacopone da Todi, di Dante e di Petrarca, autori assai cari anche al santo fiorentino divenuto romano per vocazione. E’ il clima culturale in cui si formò, negli anni giovanili trascorsi a Oxford, con le debite differenze dovute al luogo ed alla distanza di tre secoli, anche il Beato Newman che avrebbe poi approfondito tanti aspetti di questo patrimoni o culturale e spirituale nella Chiesa Cattolica in cui visse metà della sua lunga esistenza.
Reverendissima Madre, nella sua lettera per l’apertura delle celebrazioni centenarie della Beata Camilla Battista Varano, Ella si era augurata che l’evento fosse occasione «per approfondire la conoscenza di questa donna, per accostarci a piedi scalzi alla soglia della sua vita mistica, per entrare insieme a lei in quel deserto dove Dio si rivela, per scoprire nello 'Sfigurato' del Calvario, il Volto trasfigurato del Tabor. […] È come se Camilla Battista volesse dire qualcosa proprio ai nostri giorni, a questo tempo tanto simile al suo. E allora noi ci mettiamo in ascolto, cercando di scrutare nei suoi scritti il mistero della sua esperienza spirituale».
L’augurio mio alla Famiglia Clarissa e a quella Filippina è che tale sia anche il frutto della imminente canonizzazione, alla cui celebrazione tutti noi dell’Oratorio ci uniamo condividendo la gioia che da tale evento scaturisce insieme all’impegno che essa comporta.
Con il più fraterno saluto, e con la richiesta di chiedere per l’Oratorio l’intercessione della nuova Santa, mi confermo Suo dev.mo in Domino
Edoardo Aldo Cerrato, C. O.”
Mi sembrava giusto virgolettare tutta la lettera per non far perdere ai lettori di Laperfettaletizia questa meravigliosa “chicca” storica, specialmente per il rapporto ulteriore che c’è stato anche con il nuovo beato Cardinal Newman.
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