lunedì, ottobre 18, 2010
del nostro redattore Carlo Mafera

Viaggiare attraverso i racconti permette di conoscere e conoscersi. Un percorso letterario e psicanalitico veramente straordinario, questo curato da Valentina Guerrini. Una fiaba non molto conosciuta rispetto a quelle più celebri ma non di meno ricca di spunti di riflessione. A cominciare dall’autrice, la baronessa Maria Catherine D’Aulnoy, donna molto intraprendente per quell’epoca e dotata di un buon rapporto con l’Animus di junghiana memoria e cioè con la propria parte maschile. Nel suo racconto scritto nel 1690 la scrittrice rappresenta il principe Adolfo alla ricerca della principessa Felicità. Il suo desiderio viene realizzato non senza prove e fatiche. La tempesta, il perdersi, l’entrare in una grotta fredda e oscura, sembrano tutte tappe che significano l’entrare in dimensioni inconsce relative alla presa di coscienza delle istanze pulsionali. L’adolescente maschio che cerca l’incontro con la parte femminile e cioè con la cosiddetta Anima. Ma per fare ciò ha bisogno di un aiuto. E questo viene rappresentato da Zefiro, uno dei numerosi venti incontrati nella grotta (inconscio). Non sono certo i venti (le pulsioni) più impetuosi e dinamici che lo possono traghettare verso l’Anima (la principessa Felicità) ma è Zefiro, il vento più lieve quello che paradossalmente ha più efficacia.

La realizzazione del sé, il raggiungimento di un livello superiore della nostra coscienza, ha bisogno di uno strumento più sofisticato. L’incontro con Zefiro richiama molto l’episodio biblico del profeta Elia quando questi trova Dio. Egli non lo riconosce nel fuoco,nella tempesta o nel terremoto ma in un soffio leggero (Zefiro).

Il principe Adolfo nel percorso di avvicinamento doveva indossare un mantello verde che lo rendeva invisibile e quindi al riparo dagli attacchi dei mostri. Forse un mantello che rappresenta i sani e non patologici meccanismi di difesa che ci aiutano a non metterci in pericolose situazioni. Ma di fronte al’incontro con la principessa e alla percezione di aver trovato la propria parte femminile e cioè l’Anima, cade tale mantello oramai inutile. Nello stesso tempo anche la principessa ha la stessa sensazione di aver incontrato l’Animus (la propria parte maschile).

Così inizia il rapporto tra Animus e Anima per un periodo di tempo che viene diversamente percepito dal principe ( tre mesi e invece erano trecento anni). Un viaggio nel tempo che trasforma le due persone e che permette di crescere ad entrambi e di costruire il loro mondo interiore.

Ma per il principe Adolfo non basta più vivere solo del godimento del piacere amoroso. Egli vuole dare un senso alla propria vita realizzando qualche impresa che lasciasse il segno nella sua vita e in quella collettiva. In fondo, la ricerca di un senso ulteriore è il compito che ogni essere umano cerca dentro di sé. Insomma la propria identità più profonda o la missione per la quale siamo stati creati. Ricorda tanto la storia di Ulisse che, una volta raggiunta Itaca e la propria moglie Penelope, riparte subito dopo per cercare ancora il senso ultimo della sua vita.

La fiaba finisce con Adolfo afferrato e ucciso dal Tempo con uno strattagemma ideato dal Dio spietato, fintosi un vecchietto bisognoso di aiuto. La morale della favola sta nel corsivo finale che è anche patrimonio della filosofia universale: ”Il Tempo è padrone di tutto, non c’è nulla di cui non venga a capo, la bellezza passa con gli anni, l’uomo concepisce contemporaneamente mille nuovi desideri ed il suo animo si turba in mezzo ai piaceri. Se crede le sue pene coronate, se un giorno sembra contento di una conquista che ha fatto, sperimenta subito, a causa di incresciosi rovesci, che non trova amori eterni né felicità perfetta.”

Eraclito diceva “Panta rei”, tutto scorre e la tradizione Buddista parlava dell’impermanenza delle cose. Il dio Kronos della mitologia greca viene raffigurato da un grosso serpente che si mangia la coda rappresentando così la sua ciclicità. Tale ciclicità, il cui ripetersi divora tutto, fa spegnere l’emozione iniziale. Solo il cristianesimo, con l’introduzione del Kairos (il tempo opportuno, il tempo sacro) riesce a trascendere quello ciclico liberandolo dalla sua ossessiva ripetitività.

Il principe Adolfo, come tutti noi esseri umani, dotati di un anima spirituale, cerca di soddisfare questa dimensione ultra mondana. Non gli può bastare la soddisfazione sentimentale e/o sessuale e parte per cercare quel Qualcosa o quel Qualcuno che può dare appagamento a questo desiderio interiore e perciò viene ucciso da Kronos. Un finale non lieto com’era nella migliore tradizione fiabesca ma foriero di una riflessione esistenziale di maggiore qualità.

Riporto anche le note editoriali della casa editrice: “L’Isola della Felicità è un testo particolarmente adatto all’uso nelle scuole superiori per aiutare gli studenti nell’apprendimento della lingua e della cultura francese.

Il volume è piacevolmente illustrato da Riccardo Casaioli, diplomato alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, mentre la prefazione è di Anselmo Roveda, giornalista, scrittore e critico letterario, nonché coordinatore redazionale della rivista mensile Andersen – Il mondo dell’infanzia.

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