L’Onu denuncia violenze atroci contro le donne in Congo ed ammette di non riuscire ad evitarle
RadioVaticana - Circa 500 donne stuprate nel Congo orientale tra luglio e agosto. E’ la denuncia shock che arriva dall'Onu. La responsabile speciale dell'Onu per la prevenzione delle violenze contro le donne Margaret Wallstrom, infatti, ha presentato un rapporto, al Consiglio di Sicurezza, in cui si ricordano gli stupri di massa di 150 donne in 13 villaggi della provincia di Nord Kivu, già denunciati un mese fa, e si aggiunge che da allora il numero delle vittime delle violenze è salito. Il sottosegretario al peacekeeping Atul Khare, inviato dal Palazzo di Vetro per indagare, ha riferito, sempre al Consiglio di Sicurezza, che nel frattempo almeno altre 257 persone sono state stuprate in altri villaggi di Nord Kivu e di Sud Kivu per un totale di almeno 499 vittime: tra queste, decine di bambine e ragazze, dai 7 ai 21 anni. Nell’ennesima denuncia Onu c’è anche una ammissione importante: ''Le nostre azioni non sono state adeguate ed hanno portato a inaccettabili brutalità, ha affermato l’inviato Onu. E proprio per parlare del rapporto sulle violenze in Congo, il presidente del Rwanda, Paul Kagame, incontrerà oggi il segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon. Secondo l’agenzia Misna, Kagame accusa il rapporto di creare instabilità nella regione ed ha minacciato di ritirare i propri soldati da tutte le missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite a partire dalla regione sudanese del Darfur. Ieri il Consiglio di Sicurezza aveva accusato le forze di interposizione rwandesi nella Repubblica Democratica del Congo di non aver fatto nulla per fermare gli stupri di massa avvenuti nella regione del Kivu.Sull’utilità delle missioni dei caschi blu dell’Onu, Stefano Leszczynski ha intervistato Enrico Casale, giornalista esperto di questioni africane della rivista Popoli:RealAudioMP3
R. – Dal punto di vista teorico le missioni dell’Onu sono assolutamente indispensabili. Dal punto di vista pratico il discorso è diverso. Spesso e volentieri come membri di queste missioni Onu vengono inviati reparti di eserciti che non curano la formazione e la preparazione dei propri militari e, quindi, queste missioni dell’Onu si trasformano in un fallimento.
D. – Questo crea anche un particolare clima di sfiducia nei confronti dei caschi blu?
R. – Certo, perché la popolazione che inizialmente si fida di queste truppe, poi, di fronte all’impotenza, alla mancanza di volontà di intervenire in situazioni così delicate non si fida più di queste truppe. Il fatto che, per esempio, in occasioni di queste violenze - che sono state interpretate ai danni di donne e minori nel nord del Kivu - le forze dell’Onu fossero state avvisate e non siano intervenute, provoca - è chiaro - non solo mancanza di fiducia ma anche sgomento nelle popolazioni.
D. – Situazioni come quelle che si sono verificate nella Repubblica Democratica del Congo mostrano un po’ una intrinseca debolezza di questa struttura delle Nazioni Unite …
R. - Il caso del Rwanda è chiaro. Di fronte alla pubblicazione di un rapporto in cui si denuncia il coinvolgimento del Rwanda nei massacri che sono stati compiuti nell’est del Congo tra il ’93 e il 2003, questo fa sì che il Rwanda ricatti l’Onu, dicendo: se viene pubblicato questo rapporto noi non parteciperemo più alle missioni dell’Onu, soprattutto in Sudan dove sono coinvolti attualmente i soldati rwandesi. Questo fa sì che l’Onu rimanga ricattabile e, quindi, venga un po’ meno al suo ruolo di denuncia dei crimini contro la popolazione più inerme.
D. – Per esempio, nel caso del Rwanda fa specie che una missione, come quella nella Repubblica Democratica del Congo, ma anche quella nel Sudan, venga affidata a un Paese che di fondo è di giovanissima democrazia …
R. – Sì, è un po’ la contraddizione che fa sì che a capo di commissioni per la difesa dei diritti umani ci siano esponenti di Paesi che a loro volta, all’interno, non tutelano i diritti umani. E’ un po’ la contraddizione in generale dell’Onu, nel senso che quindi, all’interno delle Nazioni Unite ci sono anche Paesi che non sono assolutamente democratici e di conseguenza anche queste missioni scontano questa contraddizione.
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