“Ogni donna alfabetizzata rappresenta una vittoria sulla povertà”: è quanto sottolinea il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, nel messaggio per l’odierna Giornata internazionale dell’alfabetizzazione
RadioVaticana - Le Nazioni Unite esortano dunque governi e Ong a promuovere l’alfabetizzazione femminile, mantenendo l’impegno preso nel Forum mondiale dell’educazione a Dakar nel 2000. Sull’importanza della lotta all’analfabetismo femminile, Alessandro Gisotti ha intervistato Anna Maria Errera, vice presidente dell’Opam, l’Opera di Promozione dell'Alfabetizzazione nel Mondo.
R. - La donna è la chiave dello sviluppo. Sulle spalle delle donne pesa il destino di tutta l’umanità e non soltanto quella dei Paesi poveri. I legami fra sviluppo e promozione della donna e istruzione femminile sono sempre più evidenti, eppure - nonostante tutto - ancora nel mondo ci sono 759 milioni di analfabeti e i due terzi sono donne. Promuovere l’istruzione della donna significa promuovere lo sviluppo intero di un Paese, perché una donna istruita sarà una donna che più facilmente saprà andare incontro al futuro da protagonista. Laddove la donna è istruita, si ha una riduzione della mortalità materno-infantile, una riduzione dell’incidenza di quelle malattie che sono facilmente prevenibili attraverso, per esempio, l’igiene. Una donna istruita più facilmente comprenderà l’importanza dell’istruzione e farà sì che i propri figli frequentino una scuola piuttosto che essere inseriti precocemente nel mondo del lavoro.
D. - Quali sono i principali ostacoli per l’alfabetizzazione delle donne e in che modo si possono rimuovere questi ostacoli?
R. – Intanto, sono ostacoli di tipo culturale: una donna che prende coscienza dei propri diritti è una donna che sarà in grado di lavorare ed impegnarsi perché questi vengano affermati. Questo significa favorire l’inserimento scolastico delle bambine e far sì che si riduca l’incidenza di matrimoni precoci, che rendono madri e mogli bambine in tenera età. Favorire l’alfabetizzazione delle donne significa far sì che ogni villaggio abbia la propria scuola, perché con molta difficoltà le famiglie sono disposte a far percorrere tanti chilometri a piedi, in situazioni di disagio e di pericolo, alle proprie bambine.
D. - Cosa sta facendo l’Opam sul fronte dell’alfabetizzazione femminile?
R. - In modo particolare, ultimamente stiamo curando un progetto destinato alla formazione di donne adulte di Tonga, che è uno dei villaggi più poveri della zona Bancuri, in Togo. Speriamo così che questa zona, attraverso il progetto di alfabetizzazione delle donne e delle mamme di questo distretto, possa iniziare uno sviluppo stabile nel tempo.
RadioVaticana - Le Nazioni Unite esortano dunque governi e Ong a promuovere l’alfabetizzazione femminile, mantenendo l’impegno preso nel Forum mondiale dell’educazione a Dakar nel 2000. Sull’importanza della lotta all’analfabetismo femminile, Alessandro Gisotti ha intervistato Anna Maria Errera, vice presidente dell’Opam, l’Opera di Promozione dell'Alfabetizzazione nel Mondo.R. - La donna è la chiave dello sviluppo. Sulle spalle delle donne pesa il destino di tutta l’umanità e non soltanto quella dei Paesi poveri. I legami fra sviluppo e promozione della donna e istruzione femminile sono sempre più evidenti, eppure - nonostante tutto - ancora nel mondo ci sono 759 milioni di analfabeti e i due terzi sono donne. Promuovere l’istruzione della donna significa promuovere lo sviluppo intero di un Paese, perché una donna istruita sarà una donna che più facilmente saprà andare incontro al futuro da protagonista. Laddove la donna è istruita, si ha una riduzione della mortalità materno-infantile, una riduzione dell’incidenza di quelle malattie che sono facilmente prevenibili attraverso, per esempio, l’igiene. Una donna istruita più facilmente comprenderà l’importanza dell’istruzione e farà sì che i propri figli frequentino una scuola piuttosto che essere inseriti precocemente nel mondo del lavoro.
D. - Quali sono i principali ostacoli per l’alfabetizzazione delle donne e in che modo si possono rimuovere questi ostacoli?
R. – Intanto, sono ostacoli di tipo culturale: una donna che prende coscienza dei propri diritti è una donna che sarà in grado di lavorare ed impegnarsi perché questi vengano affermati. Questo significa favorire l’inserimento scolastico delle bambine e far sì che si riduca l’incidenza di matrimoni precoci, che rendono madri e mogli bambine in tenera età. Favorire l’alfabetizzazione delle donne significa far sì che ogni villaggio abbia la propria scuola, perché con molta difficoltà le famiglie sono disposte a far percorrere tanti chilometri a piedi, in situazioni di disagio e di pericolo, alle proprie bambine.
D. - Cosa sta facendo l’Opam sul fronte dell’alfabetizzazione femminile?
R. - In modo particolare, ultimamente stiamo curando un progetto destinato alla formazione di donne adulte di Tonga, che è uno dei villaggi più poveri della zona Bancuri, in Togo. Speriamo così che questa zona, attraverso il progetto di alfabetizzazione delle donne e delle mamme di questo distretto, possa iniziare uno sviluppo stabile nel tempo.
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