“Più truppe significano più vittime civili” dice alla MISNA Bijan Farnoubi, portavoce a Kabul del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), nel giorno di una conferenza nella capitale afgana che fissa scadenze e calendari di una guerra senza fine.
Agenzia Misna - Nel complesso fortificato del ministero degli Esteri, di fronte ai rappresentanti di 70 governi e organizzazioni straniere il presidente Hamid Karzai ha sostenuto che la polizia e l’esercito afgani assumeranno entro il 2014 il pieno controllo della “sicurezza” nel territorio nazionale. Questo trasferimento di “responsabilità” dovrebbe seguire l’aumento fino a 150.000 soldati dei contingenti della coalizione guidata dagli Stati Uniti, che invase l’Afghanistan nel 2001.
Ma i rinforzi, previsti già nelle prossime settimane, preoccupano gli operatori umanitari. “Dall’inizio della guerra – sottolinea Farnoubi – la situazione umanitaria è peggiorata in maniera costante, parallelamente all’arrivo di nuove truppe”. Secondo il portavoce di Cicr ormai non ci sono regioni al riparo dal conflitto e, d’altra parte, è difficile prevedere i risultati del programma di amnistia e reinserimento dei guerriglieri taleban proposto dal governo afgano. “Lo schema di un sud in preda alla guerra e di un nord pacificato – dice Farnoubi - non vale più”. Secondo l’organizzazione non governativa di Kabul Afghan Rights Monitor (Arm), nei primi sei mesi del 2010 è stato segnato il record negativo di vittime civili dall’inizio della guerra, quasi 1400. A preoccupare, però, sono anche le “conseguenze indirette” del conflitto. “Spesso– dice il portavoce di Cicr – combattimenti, agguati e linee del fronte impediscono l’accesso ai pochi ospedali: nei villaggi si muore soprattutto per questo”.
Ma i rinforzi, previsti già nelle prossime settimane, preoccupano gli operatori umanitari. “Dall’inizio della guerra – sottolinea Farnoubi – la situazione umanitaria è peggiorata in maniera costante, parallelamente all’arrivo di nuove truppe”. Secondo il portavoce di Cicr ormai non ci sono regioni al riparo dal conflitto e, d’altra parte, è difficile prevedere i risultati del programma di amnistia e reinserimento dei guerriglieri taleban proposto dal governo afgano. “Lo schema di un sud in preda alla guerra e di un nord pacificato – dice Farnoubi - non vale più”. Secondo l’organizzazione non governativa di Kabul Afghan Rights Monitor (Arm), nei primi sei mesi del 2010 è stato segnato il record negativo di vittime civili dall’inizio della guerra, quasi 1400. A preoccupare, però, sono anche le “conseguenze indirette” del conflitto. “Spesso– dice il portavoce di Cicr – combattimenti, agguati e linee del fronte impediscono l’accesso ai pochi ospedali: nei villaggi si muore soprattutto per questo”.
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