del nostro inviato a Roma Carlo Mafera
Che la sofferenza faccia scaturire l’arte era cosa risaputa. Se pensiamo per esempio a Giacomo Leopardi, ognuno di noi può immaginare cosa sarebbe stata la sua poesia se non avesse avuto quei problemi psico-fisici che tutti abbiamo studiato a scuola. Anche nel caso di Niki de Saint Phalle, la sofferenza psichica è molto evidente e ridonda esplicitamente nella sua arte. Si può dire che il dolore attraversa tutte le produzioni artistiche della Saint Phalle. Soprattutto la rabbia sembra essere la connotazione centrale a causa degli abusi che aveva subito da suo padre e che hanno perciò influenzato molta parte della sua attività artistica. D’altra parte tale attività fu intrapresa proprio per canalizzare e sublimare i problemi legati ad una grave depressione. Infatti, dopo essere uscita dall’ospedale, iniziò a dipingere e a creare sculture che sembravano scaturire da una visione della realtà un po’ dilatata. Una sorta di proiezione della sua fantasia fissata all’età infantile, intrisa di colori molto vivaci e di forme troppo accentuate alla maniera di Botero. Ma l’influenza artistica maggiore la ebbe da Gaudì, il celebre architetto spagnolo. Le sue opere più celebri e quelle meglio riuscite sono les nanes (le ragazze). Esse hanno un’obesità e una deformità volutamente rappresentate per manifestare i meccanismi di difesa che la Saint Phalle voleva mettere in atto contro il mondo maschile. Anche i colori così vivaci dovevano, a mio avviso, operare una sorta di parodia della bellezza in stile caricaturale per prendere in giro il maschio che era tanto attirato dal fascino femminile. La danza delle grazie è il trionfo dell’ ironia sugli ideali classici dell’armonia, dell’equilibrio e della proporzione. Irridere alla bellezza che era stata irrisa e violata dal padre, era forse questo il leit- motiv di Niki de Saint Phalle. E poi significativa la presenza del teschio e cioè della morte nel percorso espositivo quasi a voler dire che l’Eros violato e sprofondato nell’inconscio, avesse invece portato a galla il Thanatos cioè la morte e la rabbia. Niki aveva infatti inventato una forma d’arte denominata “i tiri” per la quale sparava letteralmente sui suoi quadri che avevano dei sacchetti di vernice di vari colori che, una volta scoppiati, si spandevano casualmente sulla tela creando così estemporanei e fantastici disegni. Una rabbia non elaborata che si estrinsecava nell’uso esasperato delle vernici tanto da contrarre una malattia respiratoria che poi la condusse alla morte. Ma l’opera più suggestiva sono “Il giardino dei tarocchi” realizzati vicino a Capalbio alla fine degli anni 70 …. In aperta campagna, situato a metà di una collinetta ricoperta di vegetazione, visibile per le sue torri colorate, il "Giardino dei Taroccchi" sorge proprio la dove era una volta una cava di marmo. L'ingresso nel "Giardino dei Tarocchi" avviene sulla falsariga di un percorso magico ed irreale, del tipo "Alice nel paese delle meraviglie", o più semplicemente fantastico, attraverso mostri, draghi, cavalieri, architetture coloratissime, tutte realizzate in cemento e ricoperte di tessere di mosaico in vetro ed in ceramica, che nelle giornate di sole si accendono nel vero senso della parola. Se a questo si unisce il fatto che le opere sono disseminate in una vasta area verde, al punto che alcune sono visibili soltanto entrando in piccole radure nella boscaglia, il percorso nel "Giardino dei Tarocchi" agisce continuamente sullo stupore, la sorpresa e la curiosità dello spettatore. Un attraversamento di uno spazio per certi versi simbolico ma anche naturalistico nel senso che sfrutta la conformazione del territorio, in cui le sculture si animano fino a divenire veri e propri ventri della balena che ingoiano letteralmente lo spettatore. E nel percorso espositivo del Museo del Corso viene riprodotta la medesima atmosfera che c’è nel giardino di Garavicchio a Capalbio.Un opera che colpisce il visitatore appena entrato è “La Grande Testa” , una sorta di enorme cranio schiacciato come una sogliola con un occhio solo che richiama il famoso ciclope Polifemo e che, dato l’anno di creazione e cioè 1971, richiama il celebre libro di Herbet Marcuse “L’uomo ad una dimensione”. Ricordo un suo pensiero …. “Il fatto che la grande maggioranza della popolazione accetta ed è spinta ad accettare la società presente non rende questa meno irrazionale e meno riprovevole. Gli uomini devono trovare la via che porta dalla falsa coscienza alla coscienza autentica, dall’interesse immediato al loro interesse reale. È possibile far questo solamente se si avverte il bisogno di mutare modo di vita, di negare il positivo e di rifiutarlo. È precisamente questo bisogno che la società costituita si adopera a reprimere, nella misura in cui essa è capace di "distribuire dei beni" su scala sempre più ampia e di usare la conquista scientifica della natura per la conquista scientifica dell’uomo.” Questa scultura in fondo mi ha suscitato l’idea che anche la Saint Phalle richiamasse il pubblico degli anni ’70 ad avere una coscienza autocritica sul destino dell’uomo tecnologico privo di slanci spirituali e di una vera ricerca del vero senso del vivere. Questo è ciò che ho captato girando per le sale del Museo del Corso sabato 9 gennaio ma chi volesse godere dell’estro e della creatività di questa grande artista può farlo solo fino al 16 gennaio, data di chiusura della mostra.
| Tweet |
Nicolò Renna, chitarrista palermitano, sbanca il web con il suo singolo Breathing. Lo abbiamo incontrato a Palermo. L'intervista di Paolo A.Magrì
Domenico Fioravanti, la Leggenda di Sydney 2000. Una vita da rincorrere a bracciate.Il ranista, prima medaglia d’oro azzurra alle Olimpiadi di Sydney 2000, intervistato da Emanuela Biancardi.
"L'intelligenza umana è la nostra principale risorsa". Parla Ermete Realacci, tra attivismo e sfide economiche
mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara, intervistato per LPL News 24 da Patrizio Ricci su politica europea ed immigrazione.
Max Cavallari della coppia 'I Fichi d'India', intervistato per LPL News 24 da Emanuela Biancardi.
Laura Efrikian, Attrice, scrittrice, promotrice di 'Laura For Afrika', intervistata per LPL News 24 da Emanuela Biancardi.
Patty Pravo festeggia cinquant’anni di successi intramotabili nel mondo della musica, tirando fuori ancora una volta pezzi da ‘90. Intervista di S. Santullo
Sergio Caputo celebra i trent’anni di “ Un Sabato Italiano”, con un nuovo omonimo album. Intervista a Sergio Caputo, di Simona Santullo
Sono presenti 0 commenti
Inserisci un commento
Gentile lettore, i commenti contententi un linguaggio scorretto e offensivo verranno rimossi.