L’uomo, 75 anni, proprietario di un negozio di verdura, è stato freddato davanti casa. Ancora avvolto nel mistero il rapimento della studentessa cristiana. Una spirale di violenza caratterizzata da attacchi a chiese, sequestri e omicidi mirati per costringere i cristiani all’esodo di massa.
Mosul (AsiaNews) – Ancora un omicidio mirato contro la comunità cristiana a Mosul, nel nord dell’Iraq. Ieri sera è stato ucciso Hikmat Sleiman, 75 anni, proprietario di un piccolo negozio di verdura. Non si ferma la spirale di violenza contro i cristiani irakeni, vittima nelle ultime settimane di attacchi mirati a chiese e conventi, sequestri, vere e proprie esecuzioni, che rientrano in un progetto di “pulizia etnica” denunciato dai vescovi della zona. Fonti di AsiaNews a Mosul raccontano che l’uomo “è stato assassinato davanti casa”. “Hikmat Sleiman, 75 anni, era proprietario di un piccolo negozio di verdura e legumi di fronte al convento dei padri domenicani, nel quartiere di Sa’a” spiega la fonte, in condizioni di anonimato per motivi di sicurezza. “Dopo aver chiuso il negozio – continua – egli è rientrato a casa, dove ad attenderlo vi era un gruppo di criminali che ha aperto il fuoco”. L’uomo è morto sul colpo.
L’omicidio di ieri conferma il progetto di “pulizia etnica” contro i cristiani irakeni, per spingerli ad abbandonare il Paese. Il governo nazionale e il governatorato locale assistono impotenti davanti a tali attacchi, mentre le varie etnie araba, curda e turcomanna – con possibili infiltrazioni di cellule estremiste – si rimbalzano le responsabilità.
Il 23 dicembre scorso in due diversi attacchi sono state colpite la chiesa di San Giorgio dei caldei – tre le vittime – e la chiesa siro-ortodossa di San Tommaso. La vigilia di Natale un uomo è stato ucciso davanti la sua abitazione, mentre il 31 dicembre un gruppo islamico ha rapito una studentessa cristiana, di cui non si hanno più notizie. Due giorni più tardi, il 2 gennaio, ancora un sequestro ai danni di un cristiano locale.
Sempre lo scorso dicembre, a Mosul, sono state attaccate quattro chiese e un monastero di suore domenicane. Le esplosioni causate dalle autobomba e dagli ordigni hanno prodotto gravi danni agli edifici e alle case adiacenti. Distrutte numerose abitazioni di cristiani e musulmani.
All’indomani degli attacchi, una fonte cristiana della città aveva lanciato l’allarme: “la comunità è destinata a morire”. Gli attacchi, spiegano da Mosul, sono “messaggi di avvertimento” in stile mafioso, per costringere i fedeli all’esodo di massa. “Le famiglie che sono fuggite al nord, nel Kurdistan – sottolinea – non hanno lavoro, né una prospettiva di vita. La comunità cristiana è destinata a morire”.
Dal 2003, anno della caduta di Saddam Hussein, almeno 1960 cristiani sono stati uccisi in Iraq. La loro presenza si è ridotta almeno della metà a causa dell’esodo in altre zone più tranquille del Paese (Kurdistan) o all’estero.
Mosul (AsiaNews) – Ancora un omicidio mirato contro la comunità cristiana a Mosul, nel nord dell’Iraq. Ieri sera è stato ucciso Hikmat Sleiman, 75 anni, proprietario di un piccolo negozio di verdura. Non si ferma la spirale di violenza contro i cristiani irakeni, vittima nelle ultime settimane di attacchi mirati a chiese e conventi, sequestri, vere e proprie esecuzioni, che rientrano in un progetto di “pulizia etnica” denunciato dai vescovi della zona. Fonti di AsiaNews a Mosul raccontano che l’uomo “è stato assassinato davanti casa”. “Hikmat Sleiman, 75 anni, era proprietario di un piccolo negozio di verdura e legumi di fronte al convento dei padri domenicani, nel quartiere di Sa’a” spiega la fonte, in condizioni di anonimato per motivi di sicurezza. “Dopo aver chiuso il negozio – continua – egli è rientrato a casa, dove ad attenderlo vi era un gruppo di criminali che ha aperto il fuoco”. L’uomo è morto sul colpo.L’omicidio di ieri conferma il progetto di “pulizia etnica” contro i cristiani irakeni, per spingerli ad abbandonare il Paese. Il governo nazionale e il governatorato locale assistono impotenti davanti a tali attacchi, mentre le varie etnie araba, curda e turcomanna – con possibili infiltrazioni di cellule estremiste – si rimbalzano le responsabilità.
Il 23 dicembre scorso in due diversi attacchi sono state colpite la chiesa di San Giorgio dei caldei – tre le vittime – e la chiesa siro-ortodossa di San Tommaso. La vigilia di Natale un uomo è stato ucciso davanti la sua abitazione, mentre il 31 dicembre un gruppo islamico ha rapito una studentessa cristiana, di cui non si hanno più notizie. Due giorni più tardi, il 2 gennaio, ancora un sequestro ai danni di un cristiano locale.
Sempre lo scorso dicembre, a Mosul, sono state attaccate quattro chiese e un monastero di suore domenicane. Le esplosioni causate dalle autobomba e dagli ordigni hanno prodotto gravi danni agli edifici e alle case adiacenti. Distrutte numerose abitazioni di cristiani e musulmani.
All’indomani degli attacchi, una fonte cristiana della città aveva lanciato l’allarme: “la comunità è destinata a morire”. Gli attacchi, spiegano da Mosul, sono “messaggi di avvertimento” in stile mafioso, per costringere i fedeli all’esodo di massa. “Le famiglie che sono fuggite al nord, nel Kurdistan – sottolinea – non hanno lavoro, né una prospettiva di vita. La comunità cristiana è destinata a morire”.
Dal 2003, anno della caduta di Saddam Hussein, almeno 1960 cristiani sono stati uccisi in Iraq. La loro presenza si è ridotta almeno della metà a causa dell’esodo in altre zone più tranquille del Paese (Kurdistan) o all’estero.
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