La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo
Un "ritorno" di laicismo? "Oltre che essere un simbolo religioso - conferma Dalla Torre - il crocifisso esprime la nostra cultura e identità. Abbiamo bisogno di elementi che facciano mantenere coesa la società intorno a valori tradizionali e fondanti". Questo, precisa il rettore della Lumsa, "è peraltro il ragionamento che ha portato a numerose decisioni di giudici italiani che mi appaiono ancora del tutto condivisibili. Se il crocifisso non fosse anzitutto un simbolo culturale - e quindi non coercitivo per alcuno - dovremmo togliere tutte le croci presenti sulle nostre strade e piazze e questo sarebbe veramente ridicolo". Per Dalla Torre non sono dunque "pertinenti" i richiami della sentenza in questione all'art.2 del protocollo n.1 (diritto all'istruzione) e all'art.9 in materia di libertà di pensiero, coscienza e religione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. "Mi pare - dichiara il giurista - che i giudici della Corte di Strasburgo continuino a manifestare una chiara lontananza da quelle che sono la realtà dei Paesi europei e le aspettative dei loro cittadini". Dalla Torre parla di "uno dei tanti e ricorrenti ritorni di laicismo cui siamo ormai abituati" e rammenta che "i giudici europei hanno un'estrazione politica che non sempre corrisponde ai contesti nazionali dai quali provengono". La sentenza afferma che lo Stato è tenuto alla "neutralità confessionale" nel quadro dell'istruzione pubblica: "Un'istruzione pubblica che non rendesse presente anche una dimensione religiosa - replica Dalla Torre - non sarebbe un'istruzione neutrale, ma di parte. Occorre senza dubbio tutelare la libertà religiosa, ma il fatto religioso non va nascosto. Farlo significherebbe assumere una posizione non laica ma laicista nel senso peggiore del termine".
Visione parziale e ideologica. "La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità. Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica". Questa la posizione della Conferenza episcopale italiana sulla sentenza, espressa il 3 novembre in una nota. "Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale", precisa la nota. Secondo i vescovi, "non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell'esperienza italiana l'esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo" come "parte del patrimonio storico del popolo italiano", ribadito dal Concordato del 1984. "In tal modo, si rischia di separare artificiosamente l'identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali", mentre, conclude la Cei, "non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche".
Sbagliato e miope. "La sentenza della Corte europea è stata accolta in Vaticano con stupore e rammarico": così padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. "Il Crocifisso - ha aggiunto padre Lombardi in una dichiarazione resa a Radio Vaticana e al Tg1 nella serata del 3 novembre - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente. In particolare, è grave voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa". Infine da padre Lombardi un richiamo di taglio europeo: "Stupisce poi che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano. Non è per questa via che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini. Sembra che si voglia disconoscere il ruolo del cristianesimo nella formazione dell'identità europea, che invece è stato e rimane essenziale".
Radici cristiane. "Crediamo che l'accoglienza dell'altro e il rispetto della sua diversità debbano partire dal riconoscimento della propria identità" afferma Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari. Il crocifisso, osserva, è il riconoscimento "delle radici cristiane della società italiana ed europea, parla nel nostro Paese della stragrande maggioranza degli studenti e delle famiglie che scelgono l'insegnamento della religione cattolica". "Attenderemo di leggere le motivazioni della sentenza - conclude Belletti - ma allo stato dell'arte la Corte sembra prefigurare per i popoli del Vecchio Continente una cittadinanza priva di soggetti chiari e definiti, una società dal volto senza lineamenti". Molte altre associazioni, tra le quali Mcl, Agesc e Comunità Papa Giovanni XXIII, si sono poste in questa stessa linea.
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